mercoledì 30 settembre 2009

Per tutto il resto c'è mastercard

Sproloquiato da eppifemili alle 09:00
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Qualcuno potrà pensare che capitano tutte, ma proprio tutte, a me.
E infatti ha perfettamente ragione.

Oggi ho un'altra missione da compiere, in apparenza un po' meno "suicidio" del solito.

Devo registrare alla Siae il mio primo e quasi certamente unico manoscritto.

Ebbene si.
Ciò avuto la faccia tosta, da un annetto a questa parte, di scrivere un romanzo.
Ora, non è che io abbia proprio velleità da scrittirce;
ed infatti non penso assolutamente che troverò mai un editore abbastanza fulminato da voler pubblicare una mia "opera";
o almeno, non senza che io lo abbia prima pagato profumatamente in soldi o in natura.
La qual seconda cosa, a dire la verità, potrei anche valutare in caso di richieste insistenti da parte del sosia di George Clooney.

In ogni caso, la mia amica scrittrice mi dice che ASSOLUTAMENTE DEVO, iscriverlo alla Siae.
Motivazione imprescindibile: "perchè non si sa mai. Potrebbero sempre rubarmi l'idea".

Io penso che, se esistesse davvero un povero disperato desideroso di rubare le mie idee, sarebbe ad un livello di ispirazione creativa talmente basso da dover guardare in alto per salutare Danny de Vito.

Comunque, da irrecuperabile fatalista paranoica quale sono, una volta insediata la pulce nell'orecchio, quella ci si è messa comoda.
E quindi, per non sapere né leggere e né scrivere (e in questo caso specifico, soprattutto per non saper scrivere), mi decido.

Vado a registrare lui:

il mio primo ed unico manoscritto.

200 pagine di deliranti parole ingarbugliate, elucubrazioni stravaganti, storie di depressioni ed epilogo improbabile.

Vado a dargli dignità.
In fondo, se la merita.
Perchè no?

Esco alla buon ora.
Mi metto il casco e salgo sul motorino.
Devo attraversare la città.
Ciò una fiacca.
Arrivo agilmente all'Ufficio Opere Inedite.

"Scusi, dovrei registrare un manoscritto. Cosa devo fare esattamente e dove devo andare?"

"Terzo piano, stanza 311", fa l'usciere.

"Grazie. Molte grazie".

Entro nella stanza.
Ho solo 3 persone davanti.
Capirai!
Rispetto all'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio o alla stronzissima ed infida Palestra Comunale, qui è roba da dilettanti!
Tszè!
Arriva subito il mio turno.

"Devo registrare un manoscritto inedito", e sono certa che rimarrà tale, ma tantè.

"Si certo. Ha il modulo?"

"Si eccolo". Oggi sono un treno!
Preparatissima.
Infallibile.
Non ci sono possibilità di errore.
Nessun margine di rischio.
No spazio agli imprevisti.

"Ha la copia del manoscritto firmata in ogni sua pagina?"

"Certamente", ho ancora il crampo alla mano.

"Perfetto. Come vuole pagare? Contanti o bancomat?"

"Contanti va bene".

"Allora deve andare prima in banca al piano terreno, fare il versamento e poi tornare qui".

"No guardi. Se è così, preferisco usare il bancomat; mi sembra più rapido".

"Va bene. Ecco. Prego. Digiti il codice", e mi alllunga la piccola tastiera facendola passare attraverso la finestrella dello sportello.

Tic, tic, tic.
Rattatraaa!
....Rraaatt!

....RUT.

"La tastiera del bancomat si è inceppata. Attenda un secondo. Non sta stampando la ricevuta di avvenuto pagamento". Ma io dico, ti pareva che poteva andare tutto liscio per una volta!?

"Un secondo solo e risolviamo".

Il tipo dello sportello inizia a smontare la macchinetta.
Tira fuori il rotolino della carta.
E' lui il colpevole.
Lo maneggia.
Lo gira.
Lo reinserisce.
Io lo guardo basita.

"Ancora un istante signorina. Adesso risolviamo. Un attimo di pazienza".
Ecchissemove.

Ripete l'operazione.
Comincia a sudare per l'evidente imbarazzo.
Questa cavolo di macchinetta non ne vuole sapere di fare il suo dovere.

"Provo a cambiare il rotolino. Forse questo è rovinato", è evidente che non sa più che pesci prendere.
Dietro di me ormai si è creata una fila di venti persone.

Lo fa.
Cambia il rotolino di carta.
Niente.
Prova con un altro.
Niente.
Chiama in aiuto la collega che giaceve impassibile alla scrivania dietro di lui.

Insieme, iniziano a trafficare, accanendosi sulla povera tastierina incriminata.
In due, ora si dividono i compiti.
Studiano una strategia.

Una tiene la macchinetta;
l'altro inizia una delicatissima quanto rischiosa operazione chirurgica a cuore aperto.

Diagnosi: macchinetta colpita da momentanea disfunzione motoria.
Intervento: trapianto di rotolino.
Prognosi: riservatissima.

Dopo poco, la collega rinuncia e, disperata, va al telefono.
Chiama i rinforzi.

Arriva la signora Anna con una pancia ad un evidente stadio avanzato di gravidanza.
Siamo certamente prossimi all'ottavo mese.

In pratica attorno al minuscolo apparecchio, ora sono in 3 e mezzo.
Di cui il mezzo non è ancora nato ma ci sta seriamente ripensando.
Non ritiene sia opportuno nascere un un mondo in cui la gente si agita inebetita e senza tregua attorno a un pezzettino di plastica.
Manco fosse un lecca lecca o, chessò, un cornetto Algida.

"Niente", continua il tipo dello sportello.
"Dobbiamo chiamare Mario".

Beh, dico io!
E cosa stiamo aspettando?!
Chiamiamo Mario allora!
Se Mario ha la soluzione, Mario è il nostro uomo!

"Anna. Chiama Mario."

"Si pronto, mi sai dire dov'è Mario? Abbiamo un problema con il pos-bancomat. E' urgente. Altrimenti non possiamo rilasciare la ricevuta ed il certificato di registrazione ad una persona che ha già pagato".

Si crea una tesa aspettativa.
Quelli in fila dietro di me cominciano a pregare.
Io mi accascio sul bancone esausta.
Il gruppetto al di là del vetro, attende silenzioso.

Mario arriva serafico.
E' un ometto magrolino alto uno e cinquanta.
Fisico da lanciatore di coriandoli e sguardo loffio.
Mi guarda.
Poi con calma, scruta la combriccola tutta concentrata sul pos.

Capisco immediatamente che lui è il mio uomo.
Ciò di cui ho bisogno.
Vorrei saltargli al collo per l'entusiasmo, ma poi penso che potrei abbatterlo lasciandolo spalmato al suolo.
Indi desisto.

Mario ti prego, compi il miracolo!

Si fa largo.
Con un gesto misurato, scansa gli altri che si aprono al suo passaggio come fossero le acque del Mar Rosso al passaggio di Mosè.

Prende l'apparecchio in mano.
Lo gira.
Lo rigira.
Pensa.
Attimo di silenzio...
Suspance.
Sento che sta elaborando il responso.
E infatti pontifica:


"E' rotto.

Nun ce sta gniente da fa'.
A signorì jela scrivo a mano 'a ricevuta.
Vabbè?"


Lo sapevo che era il mio eroe.




martedì 29 settembre 2009

Circa gli accadimenti di venerdi sera e il loro epilogo bizzarro.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:00
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Ho appuntamento con S. alle 8 in punto in un bar dove il nostro usuale gruppo di amici è solito incontrarsi il venerdi sera.
Infatti arriveranno anche altri simpatici individui che da tempo immemore allietano le mie serate.

Io sudo freddo.
Non so come dire a S. che A., nel pieno di una crisi depressivo/convulsiva, ha deciso di non recare la sua magna persona fino a noi.
Io me ne son fatta rapidamente una ragione.
Ma come la prenderà S.?
Dopo tutte quelle energie spese nei giorni passati a farsi bella, che manco per il restauro della Cappella Sistina, per lei non sarà facile incassare il colpo.

In ogni caso, segretamente, confido nel potere taumaturgico che hanno per lei una botta di cipria e due spazzolate di mascara nero carbone.

Arrivo nella piazzetta.
Lei è già lì.
Non avevo dubbi.
Emana un'aura luminosa.
Una luce evanescente si irradia attorno alla persona tutta, scaturendo dalla sua intrinseca energia postiva.
Tuttavia mi balena il sospetto che quella luce sia invece frutto del riflesso degli occchiali da sole giganti (montatura bianca e lente specchiata) che troneggiano sul suo bel nasino.

Appena mi vede da sola, si verifica istananeamente in lei un crollo emotivo che rimbalza immediatamente sull'espressione facciale.
Le ciglia mi si afflosciano, il capello piastrato mi si elettrizza un po' come se avesse messo le dita nella presa da 220, il rossetto cola e soprattutto, l'aura che prima la illuminava, si spegne fatalmente dopo aver emanato intermittenti e gracchianti bagliori.

"Ciao Eppi!
Cioà!
Non ci posso credere!
Non è venuto!??!!"
Vedendola trasalire, sto per tirare fuori i sali dalla borsetta ma improvvisamente riacquista colore e decido di rimandare.
Si...! Brava!
Resiste!
E' ancora in piedi!

"Cara, mi dispiace tanto.
Ti avevo avvisato del fatto che ho ricevuto dei messaggi sospetti che non promettevano niente di buono.
Non sai quanto sono delusa!",
avevo infatti preventivamente cercato di atttutire il trauma dandole degli input circa la remota possibilità di un cambiamento di piani.

"Oddio no! Cioà! Vabbè.
Mi sa che non ci 'ssa gniànte da fare.

Il dessino vuole così.

Cioà, alla fine 'ssa storia va presa con filosofia.

Io e lui non ci incontreremo mai.

Rimarrò single a vita.

Però cara, sono davvero contenta di vederti.
Alla fine sai che c'è!?! Beviamoci su e non pensiamoci più!"
Grande S.! Ti sta per partire l'embolo per la disperazione, ma reagisci.
Sono orgogliosa di te!

Ci sediamo al tavolo e nel giro di alcuni minuti ci raggiungono il Bellis (architetto), Il Giangi (commercialista) e la sua fidanzata Mari (psicologa).
Iniziamo con un prosecchino, per non sapere né leggere e né scrivere.
Ma ben presto sul nostro tavolo cominciano a scorrere fiumi di vino bianco fresco che immortalano una delle ultime calde serate romane.
S. è demoralizzata, ma arranca raschiando il fondo della bottiglia di Traminer con tutta la forza delle sue unghie laccate in una trendissima tinta fluo.

Se la beve, se la ride e un po' se la lamenta anche.

Dietro di noi, noto una ragazza che mangia da sola.
Ha di fronte un piatto e un bicchiere a calice con del vino bianco dentro.
Sta evidentemente cenando.
Da sola.
Accovacciato alle sue gambe un piccolo cagnolino la scruta protettivo.

Come al solito, il Bellis si lancia e attacca bottone.
Si scopre quasi subito che è stata appena mollata dal fidanzato storico, il quale le ha chiesto la classica pausa riflessiva.
Questa è la prima sera che lui non dorme nella loro casa.
E lei non ce la fa a stare da sola.
Tò!
Casualmente, tutto ciò suscita nel Bellis uno spontaneo interesse dettato dalla sua particolare vocazione all'arte consolatoria.
Vero obiettivo: il rimorchio della biondina la quale, nel giro di 3 minuti, viene fagocitata e si ritrova seduta al nostro chiassoso tavolo.

Dunque, ricapitolando, l'allegra combriccola si arricchisce di:

N. 1 donna depressa corredata da acute crisi abbandoniche

+

N.1 cane randagio da poco raccattato dalla strada, accompagnato dalle medesime crisi.

E' tuttapposto.

Comincio a percepire nell'aria una strana sensazione: la serata sta decisamente prendendo una piega bizzarra.

Al nostro tavolo erano già presenti:

-
S., single quarantenne abbacchiata e pure un bel po' brilla, in vena di bilanci esistenziali negativi
-
Eppi-architetto in uno stato d'ansia cronico, causa missione consolatoria; è tuttavia armata di un inusuale spirito di iniziativa e di una massiccia dose di anti-depressivi.
-
Il Bellis, giullare storico del gruppo, decisamente lanciato verso un'impresa disperata e galoppante di rimorchio selvaggio.
-
Il Giangi, uomo dalla sensibilità sopraffina, avvezzo al pettegolezzo impudico che la schiava Isaura gli fa un baffo.
-
e soprattutto la Mari, professione psicologa, con la mania dell'interpretazione e frantumazione della personalità di tutti quelli che le capitano a tiro.

L'aggiunta dei sopra citati due nuovi arrivi, non mi pare creare una sinergia emotiva ideale per la serena prosecuzione della serata.
No.

In men che non si dica, quello che doveva essere un banale aperitivo autunnale, si evolve geneticamente in una profonda seduta psicanalitica, con la nuova arrivata in lacrime accasciata sulla sedia, S. che la consola, Il Giangi che le riempie continuamente il bicchiere per farle dimenticare i suoi guai, la Mari che la psicanalizza e il Bellis che ci prova come un disperato.

Argomento trattato: lo spezzettamento dell'io e la frammentazione del subconscio extra sensoriale inserito in un contesto di privazione sentimentale.

Risultato: una sonora e memorabile sbornia collettiva.

Manco ve lo dico che sono tornata a casa con un gran mal di testa.

domenica 27 settembre 2009

IL TERZO TEFPOW !!

Sproloquiato da eppifemili alle 12:04
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bravo


E' domenica.
E, come ogni domenica, qui da Eppifemili aleggia nell'aria, rapace come un avvoltoio, lui:

il
TEFPOW (The Eppifemili Favourite Post Of the Week).

(chi non sa di cosa si tratta e si è deciso a farsi finalmente una cultura, è pregato di andare QUI e, volendo anche QUI ).

Questa settimana è il turno del geniale blog di
Sunofyork.

Signori e signore!
Oggi si parla di UOMINI!

Oltre alla brillante e lucida analisi socio-culturale che ne ha fatto lei,
mi permetto di integrare il concetto con una simpatica riflessione che tempo fa io e la mia ormai inseparabile Tendallegra elucubrammo assieme.

Dai nostri cervelli evidentemente malati ne derivò una sorta di schema esplicativo.
Una legenda insomma.
Un libretto delle istruzioni per donne impenitenti e DECISAMENTE sull'orlo di una crisi di nervi;
ma anche (e sottolineo anche) per uomini che, dotati di una certa dose di autoironia, abbiano voglia di trarre inestimabili insegnamenti dalla lettura di tali avanguardistiche conclusioni sociologiche.

Decidemmo, andando per bieche generalizzazioni (che a rileggerle quasi quasi mi sputo in un occhio) di catalogare alcune tipologie prevalenti di uomini (compagni, amici o conoscenti, amici di amici, insomma la qualunque) che hanno avuto il privilegio di imbattersi in noi nel corso delle nostre
auguste vite.

Avemmo infatti il coraggio e la faccia tosta di classificarli nel seguente ragguardevole modo:

Iron man: quello che ti risolve tutte le questioni, l’uomo intraprendente, quello che non deve chiedere mai, quello che ti dice “Tranquilla baby, penso a tutto io”, il supereroe, insomma (ma esiste?! Se si, prego fornire numero di telefono e indirizzo email. Provvederò ad inserirlo prontamente nell'Eppi-schedario della Eppi-agenzia matrimoniale che, viste le pressioni da voi sollecitate, aprirò quanto prima).

Culodipiombo man: come da definizione, quello apatico e pigro, che non si alza mai a causa dell’eccessivo peso (piombo appunto) delle sue terga (culo), che stravaccato sul divano è sempre stanco; quello che rimanda al dopodomani ciò che andrebbe fatto subito, quello che ha un entusiasmo pari a quello che potrebbe scaturire dalla lettura dell’autobiografia di un tronista di “Uomini e donne”.

Ecchedupalle man: noiosooooooooooo, noiosoooooooooooo….tutto pieno di sè tanto da scoppiare, ‘nà pentola de fascioli in perpetua ebollizione. Si può tranquillamente collegare direttamente alla categoria de “IL PESANTE”.

Furio man: ve lo ricordate Carlo Verdone vero? Quella dei Furio-men è una specie in continua evoluzione che credevasi estinta ma che tuttavia si riproduce ed insinua trasversalmente nel moderno contesto sociale. Non devo aggiungere altro. Il video parla da solo.

ps: uomini scatenatevi. all'ingresso c'è una cassetta di pomodori e uova marce che potete serenamente e liberamente lanciare addosso alla sottoscritta,
e a tutte coloro che lasceranno commenti solidali.
Nessuna esclusa.


Ciò premesso, aggiungo alla lista un'ulteriore tipologia individuata dalla vincitrice del TEFPOW di questa settimana, e vi auguro una buona lettura di:

L'uomo catorcio
-cliccaci su per leggerlo -


*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05
).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.


**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:

venerdì 25 settembre 2009

Siamo esattamente sull'orlo di una tragedia

Sproloquiato da eppifemili alle 12:30
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Ma se vi dico che dopo tutta la fatica fatta da S. per l'arrivo di A. (clicca su se sei ignaro),
quest'ultimo ci sta elegantemente per dare una buca clamorosa, ci credete!?!?

Becco
il nostro, collegato su gmail, all'ora di pranzo del giorno in cui sarebbe dovuto arrivare (cioè 5 minuti fa).
E già la cosa mi pare alquanto sospetta, considerando che si sarebbe dovuto trovare da tempo alla guida della sua fida quanto moribonda Renault 4.
.

Quindi provvedo ad indagare via chat.
Roba che manco l'Inquisizione.

"Tesoro, ma che fai ancora lì?!! Non dovevi essere in viaggio?!?!" (traduzione: amico caro di vecchia data nonchè compagno di innumervoli avventure giovanili per le quali ti sarò sempre grata, potresti spiegarmi che cazzo ci fai ancora incollato ad internet quando dovresti essere leggiadro e spedito sulla Milano-Roma a 120 km orari minimo?!)

"Ah! Si Eppi, beh! Diciamo che ho avuto un problemino. Sono in una fase di bad mood e ancora non so se riesco a venire oppure no".

"Dai! non ti preoccupare! Ti tiriamo noi su il morale. Sali in macchina! Sbrigati" (traduzione: amico caro di vecchia data, pur essendo a conoscenza della tua atavica indolenza nonché totale e cronica inaffidabilità, alza il tuo regale culo e direzionati nella capitale. Subito!)

"Posso fartelo sapere tra un po'?!"

"Certo. Non c'è problema. al massimo ti metto a dormire in terrazzo nella cuccia di Eppi-dog" (traduzione: si certo amico caro di vecchia data; così poi a Roma ci arrivi col teletrasporto dato che ci vogliono almeno 5 ore per scendere giù e noi abbiamo appuntamento per cena con almeno altre dieci persone. Stai sereno amico caro di vecchia data. Con calma.)

Ora, la mia perforante preoccupazione, in verità, è unica e sola:

SE ALLA FINE NON VIENE, COME LA PRENDERA' MAI S. ?!?!

Finale con sorpresa

Sproloquiato da eppifemili alle 10:05
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Io mi domando e dico:
ma ci si può commuovere ancora ed ancora alla duecentosettantesima volta che si guarda lo stesso film?
Rassegnatevi.
La risposta è si.

(E con ciò mi sono giocata tutti i lettori di sesso maschile. Lo so e forse un giorno me ne farò una ragione).

Il film è,
chettelodicoaffare, Dirty Dancing.
Lasciatemi perdere che ciò la lacrima facile in questo periodo...

La situazione è la seguente.

Homo è uscito a cena con degli amici.
Io, esausta e reduce da una giornatina in cui è accaduta la qualunque, decido di restare in casa.

Fuori piove.
Mi pregusto una deliziosa seratina in solitaria.
Unica presenza ammessa: Eppi-dog.
Me la piazzo sui piedi per farle emanare quel teporino paradisiaco dalla sua pancetta calda.

Proprio questa sera Sky mi vuole fare un regalo.
Uno dei film che maggiormente hanno segnato la mia vita sentimental/adolescenziale.
Ah! Che ricordi.
I primi tacchi, il mascara celeste anni 80, le spalline da goldrake, quel gran figo di Morten Harket...

Dirty Dancing:
L'essenza stessa del romanticume più didascalico.

Un distillato di sentimenti zuccherosi che si intrecciano, si accavallano, si rincorrono per quasi due ore, lasciandoti il cuore gonfio e tre carie nuove in bocca.

Una sola parola:
IRRINUNCIABILE.

Se in questo momento mi citofonasse Johnny Depp, probabilmente gli direi che ho da fare.
No. Vabè.
Adesso non esageriamo.

Mi sistemo.
Mi apparecchio.
Comincia.
L'inizio del film trascorre agile, fra uno yogurt e una sbirciatina ad internet.

Poi, solo poco dopo, inizia la parte succosa; la melassa vera.
Pillole di baklava al miele iniettate direttamente nelle vene.

Un super gagliardissimo Patrick Swayze (Johnny) insegna l'arte del ballo a
"sciapetta Baby", equipaggiata di onnipresenti jeans bianchi tatuati sul culo, ondazza di frangetta indomabile spiaccicata sulla fronte come se gliel'avesse leccata una mucca, e sguardo da pesce lesso che manco io quando Homo mi ha chiesto di sposarlo.

Ballano in ogni dove: in camera, in palestra, in acqua, su un tronco d'albero.
A quel punto la mia immedesimazione ha raggiunto il livello critico di circa il 90%.
Sono con loro in camera, in palestra e pure (agile come una gazzella ubriaca) sul tronco.

Quando si esibiscono nel primo spettacolo in pubblico (esattamente nel punto in cui a lei finalmente mettono un po' di trucco in faccia -
sia lodato Jill Cagnè -),

io sono Baby.

Salto, mi libro, volteggio sorretta dalle possenti e monolitiche braccia di Johnny.
Sono ormai ad un passo dalla schizofrenia e dal delirio di onnipotenza.

Pure Eppi-dog sembra interessata e, guardando lo schermo, millanta intelligenza che fuoriesce dal suo unico, impazzito neurone.

Durante l'intensa storia d'amore (nella quale si sparano almeno altri 20 o 30 balletti) sto di fatto affogando nelle mie stesse lacrime.
Io e la fontana di Trevi, in pratica, siamo una cosa sola.

E' tutto un progredire, un aumentare di pathos.
Sono in fibrillazione e procedo spedita (a passi lunghi e ben distesi) verso il
singhiozzo selvaggio.

Nella scena finale, credeteci o no, quando Johnny torna per riprendere lei, sbattuta come un mocho vileda in un angolino buio della sala,
prima di lanciarsi nell'ultima romanticissima danza,
io vi giuro che ho sentito uscire da quelle labbra
QUESTE ESATTE PAROLE:

"Nobody puts Eppi in the corner".


ps: lo so. So' soddisfazioni. E voi? Sparate un po' i vostri film cult...

ppss: grazie Johnny.

giovedì 24 settembre 2009

Matrimonio con sorpresa.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:15
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Qualche giorno fa siamo stati invitati al matrimonio di una cara amica di Homo.

"Tu Donna, ricorda che il matrimonio è un impegno importante. Dal quale non si può tornare indietro.
Dovete venirvi incontro.
Essere amorevoli l'uno con l'altra",
pontifica il prete.

"Tu Donna, devi essere paziente", continua.

"Tu Uomo, se lei una sera è stanca e non vuole cucinare, vai in rosticceria e compra qualcosa da mangiare insieme, nella condivisione della vostra famiglia".

"Tu Uomo, sii consapevole del fatto che mentre lavori in ufficio, anche lei lavora in casa. Non dimenticartene. Sii comprensivo".

"Tu Donna, quando lui rientra la sera, sin dai suoi primi passi, devi capire se è il caso di stare zitta oppure parlare".

Tòh!
La sposa è impallidita.
Tutti credono che abbia un mancamento.
Poverina, è emozionata.
Io penso tra me e me, che stia per tirare fuori, da sotto il vestito a meringa, una beretta calibro 22 con l'intenzione di terminare il prete e fuggire ai Caraibi col fotografo.

Finita la cerimonia, inizia il ricevimento.

Al brindisi, dopo aver tagliato la torta,
tutti urlano all'unisono:

DI-SCOR-SO!
DI-SCOR-SO!

Gli sposi imbarazzati, non sanno cosa dire.
Lui muto.
Lei se lo guarda e, indicandolo, fa:

"Dato che il prete ha detto che io devo stare zitta, ora il discorso lo fa lui".

Tu, Uomo, beccati questa e vedi di afferrare al volo l'antifona.

mercoledì 23 settembre 2009

L'arrivo di A.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:05
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L'arrivo di A. manda puntualmente la mia amica S. in fibrillazione.

La fibrillazione di S. ha due livelli:

-
livello medio/contenibile nei periodi in cui A. è fidanzato.

-
livello delirante/cardiopatico nei periodi in cui, per una vicenda o per un'altra, A. è single.

Fatto sta che venerdì A. (mio amico nonchè convivente storico dei tempi dell'Erasmus selvaggio a Parigi) cala a Roma per il week end, e più precisamente nella nostra modesta magione.

A. è bello.
Ma bello, eh!??!
A. è elegante.
A. è raffinato.
Ma soprattutto in questo momento A. è decisamente single.

Manco a dirlo, essendosi sparsa nella capitale la voce che A. arriva, una assidua folla di amiche mi si palesa improvvisamente in ogni dove.
Appollaiate dietro la porta di casa, nascoste sotto lo zerbino, accampate in terrazzo con tenda e fornelletto da campeggio, calate con funi dal tetto di Gertrud.

Nel raggio di 10 chilometri intorno al Raccordo Anulare, non si trova un'estetista che abbia un buco libero manco a pagarla oro.
Tutto prenotato.
Occupato.
Mobilitato.
La parte femminile della città si è prontamente attivata in attesa del lieto evento.

Neanche per la vigilia di Natale c'è un tale fermento.

Tuttavia, prima fra tutte, regina incontrastata, e determinata come una velina a caccia del suo calciatore, primeggia lei:

S.

S. ama A. alla follia.

Da anni spera ardentemente che un giorno lui la rapisca e la porti via con sé, caricandosela sulla sua renault 4 rossa scalcagnata (che però lei -
per non sapere né leggere e né scrivere -ha preventivamente accessoriato con una tappezzeria in ecopelle leopardata, una finta pelliccetta fuxia sul cruscotto e un paio di pon-pon rosa confetto appesi allo specchietto).

S. lo ama di un amore dichiarato e senza speranza.

Ma A. è lento.
Leeeeento.
Da farti cascare le braccia.
A. non si muove nenache se vede Cindy Crawford inerpicata su un tacco venti, inguainata in un paio di calze a rete nere e strizzata dentro una guepiere di pizzo.
A meno che, ovviamente, non sia lei a saltargli addosso.

A. guarda il cielo.
Fa il vago.
Riflette.
Medita sul ruolo che l'essere umano occupa in questo bizzarro, bizzarro mondo.

Ora.
Potete ben immaginare come, fra un'asceta intellettuale rincoglionito e una che ha come principale preoccupazione mensile la tonalità di fuxia che deve scegliere per le unghie dei piedi, la compatibilità sia tutt'altro che scontata.

Tuttavia S. imperterrita, si ostina a voler ignorare tutto ciò.

Insiste, e continua a sognare garbatamente il principe azzurro, illudendosi che un giorno finalmente diventerà "SUO".

"Ciao tesoro. Ti volevo dare una bella notizia. Venerdi viene a Roma A. Che dici? organizziamo una cena tutti insieme?"

"Davvaro??
Oddio che nius!!
Cioà! Che facciamo, andiamo a cena in una bella locasciòn?
Magari, per sicurezza, mi tengo free per tutto il weekend; che dici? "


"Beh! veramente è probabile che ci vedremo solo il venerdi perchè lui sabato ha un matrimonio e domenica forse già riparte".

"Occai. Allora sènti.
Mi organizzo un attimo e ti richiamo later.
Cià-ccià".


Tre minuti e venticinque secondi dopo...

"Eppi tesoro, allora è tutto occai.
Cioà.
Ciò una tabbella di marcia fantassica.

Mercoledi vado al biutisalon e mi sparo una bella french manicure e poi un piling riggenerante con rivitalizzazione viso.

Cioà.
Dapaura!
Giovedi vado dal parrucchiere e mi do una botta di colpi di sole.
Venerdi mi faccio la ceretta e una fantassica maschera sebboriggenerante.

Dapa!
Per la sera, tiggiuro,
starò un fiore".


Ah! L'amour...

martedì 22 settembre 2009

Appuntamento con Lupin III

Sproloquiato da eppifemili alle 08:10
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Ieri sera, proprio mentre io e Homo ci accingevamo a guardare un film sul satellite, da fuori appare un lampo.
Seguito poi da un tuono rimbombante.
Subito dopo il segnale digitale svanisce nel nulla.
Niente film.
Niente Doctor House dopo il film.
Niente di niente.
Proprio oggi che dovevo anche vedere una nuova trasmissione di design che mi interessa per lavoro!
Accidenti!
Beh! Speriamo che nel giro di qualche ora il segnale venga ripristinato.

Attendiamo.
Riproviamo ad accendere il decoder.
Niente.
Decido di chiamare Sky.
Mi fanno fare il test.
Errore 35.
Pare sia un problema al satellite.
"Signora, aspetti qualche ora. Se il problema persiste ci ricontatti e le fissiamo un appuntamento col tecnico"

"Si grazie. Buona serata".

La mattina seguente stesso problema.
Il pomeriggio anche.
La sera si avvicina e niente.
Sky è deceduto.
Morto.
Andato.

Decidiamo che forse è il caso di dare personalmente una controllatina all'antenna.
Piccolo particolare: la nostra antenna sky è posizionata sul terrazzo della signora Gertrud che abita all'attico.
Ma Gertrud è tedesca e, in quanto tedesca, è spesso in Germania.
Ovviamente anche oggi.
Unica speranza: la signora che ogni giorno va a rifocillare i gatti (
acerrimi e odiatissimi nemici di Eppi-dog) che quando Gertrud non c'è, diventano padroni indiscussi della casa.

Studio una strategia:
Io e Eppi-dog ci appostiamo nel cortile, nascoste dietro un cespuglio, nella speranza di sentirla entrare nel palazzo.
Eccola! E' lei!
"Signora salve! Mi scusi. Avrei bisogno di salire da Gertrud per dare una controllata all'antenna di Sky che non mi funziona! Posso?"

"Gerdo veni, 'ndebroggupà. I' giò le ghiavi. Veni, veni".

Saliamo.
Mi conduce nel terrazzo e mi indica quella che dovrebbe essere la mia antenna:
"
Eggola! E' guella lassù".

L'antenna giace placida sul colmo del tetto del palazzo che, by the way, è costituito da ben quattro piani.
Lei è lì, fiera e snella, aggrappata al muro laterale e stagliata contro il cielo del crepuscolo.
Tutto intorno, Roma con la sua infinita distesa di tetti a tegole rosse.

Sotto: la strada.
Sopra: le mie vertigini.

Per arrivare a lei, l'antenna, devo saltare su un tratto in pendenza, percorrere uno stretto passaggio e arrivare al tetto, salire per una decina di metri e finalmente raggiungere il colmo.

Eccheccevò?!
...manco fossi Lupin III.
Dico io.
Timidamente espongo le mie titubanze:

"Ma signora. Come faccio a salire fin lassù?! E' ripido, non vede? Sarà pericoloso..."

"No. No. Vai va'. 'Ndepbroccupà.
Ge sto io qui.
De dengo io culla sgopa.
'Ndebroccupà.
I' gi vado sembre pe' ripigghià li catti!".


Questo non lo doveva dire.
Al suono di "
I' gi vado sembre", non ci ho visto più.
Eh no!
Qui mi scatta la competizione, cazzo!
Se lo fa lei, e lo fa addirittura "sembre", chi sono io?!?!?
La contessa de Blanc all'Isola dei Famosi?!?
No, signora mia, adesso le faccio vedere io con chi ha a che fare!
Tzè!

"Ok. Allora salgo", ribatto altera, millantando sicurezza.

Sono al punto di non ritorno. Ora non posso più tirarmi indietro.
Sono qui e ce la devo fare.
Costi quello che costi.
Io, domerò quell'antenna.
E lei, che mi ha provocato, non avrà scampo.

Agile come un ippopotamo e motivata come Cary Grant nelle scene di Caccia al Ladro, salgo sullo stretto passaggio.
Mi aggrappo come una cozza al gancio sporgente del muro di spina e faccio alcuni passi in avanti.

...Trenta secondi dopo la scena è questa:

io che arranco a quattro zampe sulla distesa di tegole in pendenza,

la signora che mi puntella con il manico della scopa conficcandomelo nell'anca,

il gatto Minù infilato fra le mie gambe chiaramente intenzionato a fare le fusa (mi pare evidente che non ha scelto un buon momento).

Finalmente arrivo all'antenna.
Mi attacco come un alpinista alla staffa che la aggancia al tetto.
Guardo giù e sento che sto per avere un mancamento.

Intanto la signora da sotto:

"
Ndebroggupà. De dengo io! Fai! Fai!", la guardo con odio perchè è tutta colpa sua se io sono quissù e lei è 10 metri sotto di me, al sicuro.

Torno con la mente alla mia missione.
Arrivo ai cavi.
Con determinazione li svito e li riavvito attenta.
Li stringo bene.
Sono Wonder Woman (con le vertigini, ma pur sempre Wonder Woman).
Sprezzante del pericolo, raggiungo l'obiettivo.
Risolvo.
Regolo.
VINCOOOO !!!!

Ora però l'eroina realizza che deve scendere dal tetto con una scopa conficcata nello stomaco.
Ce la può fare.
Lo fa.
Saluta e torna giù in casa.

Niente.
Tutto inutile.
Ancora non si vede niente.
Rassegnata, decido di chiamare per prendere un appuntamento col tecnico.
Che umiliazione.
Sono il primo fallimento in carne ed ossa di una Super Eroina.

Impugno il telefono che, subito prima di comporre il numero verde, squilla.

"Ciao Eppi sono mamma! Hai risolto il problema con l'antenna?"

"No. Niente. purtroppo no. Sto appunto chiamando il tecnico".

"Ma Eppi, mi è venuta in mente una cosa: avete controllato se per caso si è staccato qualche cavo in casa. Non so quello del decoder, la spina elettrica..."

"Dai mamma! Figurati! ...
Certo che abbiamo guardato!
Mica siamo così scemi!
Non essere ridicola!"


Riattacco il telefono ma è troppo tardi.
Un dubbio strisciante si è ormai insinuato in me.
Guardo (vaga) il mobile tv.
Mi avvicino (inosservata) con passo felpato.
Guardo (con scioltezza) dietro.
Arrivo (splendida) al decoder.

Il cavo dell'antenna è lì, agile, che penzola giù dal mobile.

Ora, onestamente, ci sono due possibilità
:

a - che noi di Eppifemili siamo totalmente rincoglioniti

b - che le mamme hanno sempre ragione

Mi fa piacere pensare che sia la seconda.

domenica 20 settembre 2009

IL SECONDO TEFPOW!!

Sproloquiato da eppifemili alle 11:43
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61 commenti
bravo

Questa settimana il secondo TEFPOW (The Eppifemili's Favourite Post Of the Week) se lo aggiudica Fiordivanilla !!

Chi non sa cosa sia un Tefpow beh! ...Lo dovrei bacchettare perchè non ha ripassato, ma in alternativa può andare QUI
.

Apparentemente il blog di Fiordivanilla si colloca al di fuori del mio abituale target di interesse.
E invece no.
Di recente e per caso ho iniziato a frequentare "virtualmente" alcuni blog che parlano di cibo, cucina, ricette.
Non sono una di quelle che copiano ed eseguono le ricette.
Almeno per ora non mi sono ancora lanciata.
E se lo facessi sono sicura che il tentativo sarebbe fonte di umiliante frustrazione.
Della serie:
nuncelapossofà.
No.
Io non visito quei blog con l'obiettivo di cucinare.
Che già quando preparo il pappone di Eppi-dog mi sento la Vissani de' noantri.
Io quei blog li amo così.
Solo virtualmente.
Senza secondi fini.
In fondo, concedetemelo, nel modo più onesto possibile:
disinteressatamente.

Oltre al fatto che sono generalmente organizzati in modo delicato e gradevole che fa tanto casa;

oltre al fatto che hanno tante fotine colorate e vezzose, con rilassanti toni pastello che mettono allegria e persino serenità;

oltre a tutto ciò, per una come me che è a dieta da decenni, e che quindi in pratica si può dire che è affamata da una vita, la possibilità di saziarsi (almeno con gli occhi), ha aperto una infinita gamma di gratificazioni inattese.

Chettelodicoaffà ?!
Sono diventata una vera
addicted e se non mi sparo una ricettina al giorno, mi vengono le crisi d'ansia.
Appena mi salgono le paturnie, vado su uno dei "cucinieri" ed è come mandare giù un valium.
Gli scompensi passano,
il cuore si rasserena,
scrivo un commentino riproponendomi di cimentarmi in una ricetta che forse non farò mai, e tutto torna normale.
Anzi meglio.

Il
TEFPOW di questa settimana lo consegno quindi al post

GELATO MOLECOLARE ALL'AMARETTO
- Cliccaci su per leggerlo -

(e al blog tutto per la verità),
che aggiunge alle sopra citate componenti tipiche dei food bloggers,

una meticolosità chimica,
una precisione chirurgica,
ed una limpidezza cristallina.

In pratica, ricetta a parte, se sei in un momento giù, a cavalcioni sul davanzale della finestra, oppure in piedi sulla balaustra del ponte con una simpatica pietra di due tonnellate legata al collo,
prima di buttarti, vai su questo sito e vedrai che, magari non ci ripensi.

Però rimandi.

*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05
).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.


**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:

venerdì 18 settembre 2009

Mission Impossible_di nome e di fatto

Sproloquiato da eppifemili alle 10:15
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Secondo tentativo.

E' arrivato il giorno.
Inizio ufficialmente la palestra!
Quella vera.

Oggi c'è il corso che ho alla fine scelto.
Oggi c'è Gym Music.
Oggi si fa sul serio!

Domani mi sveglierò finalmente con l'addominale dolorante ma fiero.
Domani i miei glutei saranno tesi e indolenziti.
Domani l'acido lattico
scorrerà a fiumi nei miei muscoli non più assopiti.

Mi pregusto l'evento.
Sono le 6 e già sono impaziente.
Controllo l'ora ogni 10 minuti.
Porto a spasso Eppi-dog per entrare nella mentalità ginnica.
Accelero il passo.
Rientro a casa.
Mi vesto.
Completino grigio. Scarpe da ginnastica super ergonomiche. Fermagli.
Sono un figurino.
Ancora le 7.
Ho un'ora prima che inizi la lezione.
Alle 7:30 basta.
Non resisto più.
Esco. Vorrà dire che arriverò un po' in anticipo.

Lungo il percorso un cielo minaccioso e lampeggiante mi consiglia di accelerare il passo.
Arrivo.
Oggi so persino dove devo andare.
Questa palestra non ha più segreti per me.
E' un libro aperto.
Decisa come Jessica Fletcher alle prese con un assassino, imbocco il corridoio, giro a destra e entro nello spogliatoio.
Dalla sala sento arrivare la musica della lezione che precede.
Faccio capolino.
Decido di dare un'occhiata e aspettare dentro.
C'è sempre Antonio (quello del reparto geriatrico).

Anche oggi la situazione non mi pare cambiata: ci manca solo un valzer viennese.
E' evidente che non è stato morso dalla tarantola.
Tuttavia a me oggi non interessa.
Tzé!
E no!
Il mio corso si chiama Gym Music.
E non è questo.

Già mi sento.
Unz! Unz! Unz!
Il ritmo martellante dentro le orecchie che mi fomenterà mentre scolpisco e modello il mio corpo a suon di flessioni e piegamenti.
Unz! Unz! Unz!
Beeello! Non vedo l'ora.
Mancano solo 5 minuti.

Dopo l'usuale stretching, le signore raccolgono i tappetini e si ritirano verso gli spogliatoi.
Ora tocca a me!
Eccomi!!
Stranamente, mi giro intorno e vedo che non entra nessuno.
E' curioso.
Forse gli altri sono un po' in ritardo.
Aspetto...
E aspetto...
Mi alzo e vado verso Antonio che sta ancora raccattando le sue cose.

"Scusa ma il corso di Gym Music non deve iniziare alle 8?"

"...", che fa? esita?!

"Come?! ...Gym Music?! Ma...veramente....Gym Music non inizia oggi!", risponde lui imbarazzatissimo.

Tonfo al cuore.

"Non ti avevano detto nulla?! Vieni! Andiamo a parlare con la segreteria!"

"Eh! No!
Detto niente. No"
, a quel punto sono viola.

Toc! Toc!
"Scusi signorina Elide", chiede Antonio alla tipa della segreteria.
"Qui c'è una persona che è venuta per il corso di Gym Music", prosegue lui prendendo una pala e cominciando a scavare una buca per ficcarci dentro la testa dalla vergogna.

"Signorina...veramente il corso ancora non è iniziato.
Non abbiamo raggiunto il numero minimo di partecipanti.
Mi dispiace.
Vuole aspettare la fine della settimana per vedere se lo raggiungiamo?"
, risponde Elide.

"Ehm! Si va bene. Ma quanti siamo fino ad ora?", chiedo io affranta.

"Un attimo che controlliamo subito al computer. Come si chiama lei?"

"Eppi.
Eppi Femili"
, (che fa tanto Bond, James Bond).

"Signora, mi dispiace dirglielo: ma lei è l'unica iscritta.
Ovviamente siamo pronti a rimborsarle la rata dell'iscrizione".


In un nanosecondo ho visto le mie chiappe cadere e rimbalzare sul pavimento di marmo;
i miei addominali sblusarsi sul punto vita;
e il mio morale sprofondare nel seminterrato.

giovedì 17 settembre 2009

Check up

Sproloquiato da eppifemili alle 13:30
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"Allora signora. Mi dica. Qual'è la sua situazione?"

"Si, dottore. Mi manda da lei la Dottoressa Tuttappuost la quale mi sta facendo fare un check up completo".

.....
Ehm...! Dottore?!
Dottooore?!
Son quiiii-iiii!
Riesce a vedermi?!
Guardi un po' più su.
Ancora un po'...
Ancora un pochino.
Ecco.
Peeeer-fetto!

"E mi dica, la Dottoressa Tuttappuost ha riscontrato qualche problema, non so, un'anomalia?".

Psss! Pssss!
Dottore?!
Son sempre quassù!
Mi vede?!?!
Eeee-ecco.
Braaavo! Cooo-oosì!
Eilà!
Chi si rivede!
Dicevamo.

"Per la verità no. E' solo molto scrupolosa e, considerando il fatto che era un po' che non facevo analisi complete e visite specialistiche, beh! Mi sta dando una controllatina".

"Bene signora. Allora procediamo con la visita. Mi segua di là".

Yu-huu!!
Dottore??!
Ehi! Scusi, dottore??!!
Ce la fa!??!
Son quassù!
Quassùhu-uuu!
Mi vede?!
Dottore!
Aaaah! ...Finalmente!
Eccola di nuovo.
Era ora!
Mi stavo preoccupando.

Alla fine della visita:

"Allora cara signora. E' tutto perfetto. Lei è sana come un pesce. Questo è il referto. Le auguro una buona serata e mi saluti tanto la Dottoressa Tuttappuost".

E' stato interessante assistere al dialogo fra il mio dottore e le mie tette.

Peccato che io non ero invitata.

mercoledì 16 settembre 2009

Da non credere

Sproloquiato da eppifemili alle 12:02
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Ieri c'è stata la prima lezione nella nuova palestra (quella comunale di qualche post fa).
Per me, che sono palestra-dipendente, si apre una nuova era, un nuovo periodo, un nuovo ciclo vitale.
Praticamente un evento di dimensione cosmica.

Curiosa come una bertuccia ubriaca, e desiderosa di scoprire i nuovi compagni di corso nonché l'insegnante, mi incammino verso la mia destinazione.
Devo cronometrare i tempi.
Considerando che per andare dalla ex-casa alla vecchia palestra impiegavo solo
dueminutiequindicisecondi, non credo riuscirò a eguagliarlo.
Infatti arrivo dopo un modestissimo
setteminutietrentasecondi (cavolo! è lontana!).

Entro.

Ovviamente, essendo un edificio enorme, non ho la più pallida idea di dove io mi debba direzionare.
Provo ad andare verso la segreteria, dove una fila interminabile di imbufaliti (i parenti di quelli di qualche giorno fa) mi guarda in cagnesco se solo provo ad avvicinarmi (vaga) allo sportello.

Perlustro in giro e ovviamente non c'è nessun altro a cui chiedere.

Essendo vigliacca e volendo vivamente evitare un pestaggio, decido di cercarmi la sala da sola.
Dopo dieci minuti sono ancora lì che vago.
Beh! Anche questa è ginnastica in fondo.
Comincio a dubitare di arrivare prima della fine della lezione.
Me la rischio e torno in segreteria.

"Scusiiii!", urlo da lontano mantenendo una decente distanza di sicurezza dal signore brizzolato che vorrebbe uccidermi con un colpo secco dell' I-Phone sulla tempia.

"Dov'è la sala della lezione di pilates?"

"Giri a destra, poi prenda il corridoio. La prima a sinistra".

"Grazie!", e fuggo via.
Entro nello spogliatoio.
Ovviamente sono in ritardo.

Come apro la porta, mi si palesa

il reparto geriatrico del Policlinico Gemelli.


Una fila di signore ultra settantenni con tutine fuxia, scaldamuscoli, e fascette colorate in testa, attendono impazienti.
Sono pronte, loro.
prontissime;
sull'attenti per iniziare la lezione.

No.
Non promette niente bene.
Comunque persisto.
In fondo, questa è una lezione di prova per decidere se preferisco fare Pilates o Gym Music (no. non mi domandate qual'è la differenza perchè a questo punto sono confusa e non ne ho la più pallida idea).

Arriva l'istruttore.
Antonio.
Ragazzo sui ventotto anni, aitante, timido e con le gambe più storte che io abbia mai visto.
In pratica in mezzo ci passavo io seduta sopra a un elefante.
Senza problemi.

"Allora ragazze! Metto su un po' di musica!", ragazze so' parole grosse. Qui pare di stare a Villa Arzilla!

Si dirige verso un mobiletto scalcagnato.
Lo apre.
Tira fuori un cavo elettrico e lo inserisce nella presa.
Mette su un cd.
Sento con orrore la voce di...Riccardo Cocciante.
Dico!
Riccardo Cocciante in palestra =
motivazione pari a zero.
Non ho parole.
Penso con la lacrimuccia che esce dal lato degli occhi, alla mia amata Cerbero (insegnante stacanovista della palestra vicina alla vecchia casa).
La malinconia mi assale.
Ciò un groppo alla gola. Ciò.
Non so ancora che la voce di Riccardo Cocciante si liquefarà ben presto in una cantilena stile zen (anche detta:
ho dolori di pancia - mi serve un Imodium).
Ma andiamo avanti.

Il reparto di gerontologia è lì, arzillo e carico.
Le adoro.
Per tutta l'allegria che trasuda dai loro out-fits variopinti e profumati di
Ore d'Oblio
.
Zompettano!
Scalpitano!
Sono calde!
Si comincia.

"
Allora signore, adesso facciamo la posizione della rana", di bene in meglio, penso io. Mo' me tocca fa' pure la rana. Non sarà una botta di vita esagerata?!

"Da supine, inspirando, portate il ginocchio sinistro al petto. Poi, espirando, portate il ginocchio destro al petto". Si. Va bene. E l'esercizio quando comincia?

"Ora tornate nella posizione iniziale; e ripetiamolo per 15 volte", a quel punto mi voglio suicidare salendo sul mobiletto dello stereo e buttandomi di testa sul tappetino.
Cerbero! Dove sei?! Ti prego vieni a salvarmi!

La lezione va avanti così per ben 45 minuti.

"Ora facciamo gli ultimi 5 minuti di defaticamento, ragazze", si certo; defatichiamoci pure, così io mi addormento.
Inizia la procedura di streching.
La musica a questo punto è tipo ninna nanna e farebbe assopire anche un neonato affamato e nel mezzo di una crisi isterica.

E infatti....
"Signorina! Signorina! La lezione è finita".

"Uh?!? Eh?!..... Si. Ecco.... Streching...Si. Gamba destra...qui..."

"No. Signorina! La lezione è finita. Si era assopita un attimo".

Meno male che sono rinsavita, perchè stavo per chiedergli cornetto e cappuccino.


martedì 15 settembre 2009

Notte bianca

Sproloquiato da eppifemili alle 11:45
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"Papà! Papa! Mi compri il gelato?!? Dai! Dai! Dai!", urla il bambino zompettando attorno al genitore.

"Tesoro come lo vuoi il gelato?", risponde il padre premuroso.

"Lo voglio al cioccolato, alla nocciola, alla fragola, al pistacchio, e..."

"Ma così poi è troppo grande. Devi scegliere solo due gusti".

"Noooooooooooooo! Io ne voglio quattroooo! Io ne voglio quaaaatroooo!", frigna il bambino sgolandosi come se lo stessero torturando spegnendo la televisione a metà del suo cartone preferito.

-----------------

"Ciao! Come ti kiami tciù?", Procace Bionda Americana a Piacente Barista Italiano.
"Alessio", Piacente Barista Italiano a Procace Bionda Americana.
"Alessio, Rome is really hot, isn'it?".
"UH!?", la guarda con occhio pallato. Non ha capito un cavolo. Dopo tutto, lui ha fatto francese a scuola.
"Calldo. Roma is very calldo, no?", incalza lei.
"Aaah! Yes! Caldo", ora ha capito e, giustamente ribatte con affermazione di impareggiabile acume.
"Where do you go when it's hot?", insiste lei.
"Yes. It's hot"
"No, Alessio. Dove va tu quangio essere mootto calldo?!? To the sea? All marue?"
"Yes. Mare. Yes", a quel punto pure un'assatanata in preda ad una crisi d'astinenza avrebbe desistito; ma Procace Bionda Americana non ci pensa nemmeno.
"What time do you stop working? Che orua finisci qui. Lavoruo?", ci riprova lei.
"Yes. Qui io lavoro", 'sto ragazzo è de' coccio.
"No! Finisci? Che orua?"
"Aah! Non so, forse alle 3".
"Andiamo marue dopo?", a quel punto lei è diventata pericolosamente esplicita.
Lui ci pensa un po'. Non ha ancora capito se ha capito.
"Ahhhh! Mare?!", esita, ma ha capito.
"Nooo! E' tardi....".

A quel punto lei si è davvero rotta le scatole. Si è ricreduta sull'idea che aveva dell'Italiano medio.
Si alza e se ne va.
Silenzio.

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"Pronto?", donna sui quaranta che cammina veloce.
"Senti adesso la devi finire. Io non ce la faccio più! Capito?!", la voce si alza gradualmente.
"No! No! Ti ho detto di no. Non insistere. Ne ho abbastanza. Tu la devi capire questa cosa", la voce ed il ticchettio dei tacchi sui sanpietrini, si allontanano fino a spegnersi del tutto.

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Tutto questo avveniva simpaticamente in una notte di fine estate, dalle 2 alle 3 del mattino, esattamente sotto i vetri della finestra della
nostra camera da letto (primo piano), ancora aperta per l'afa estiva.

Poi dice che uno cià l'insonnia.

lunedì 14 settembre 2009

Circa la visita dall'ortopedico ed i suoi impedimenti

Sproloquiato da eppifemili alle 09:00
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Alcuni giorni orsono, dopo aver piacevolmente trascorso un'estate fra dottori, reparti di pronto soccorso ed ambulanze, io e Homo siamo finalmente andati dall'ortopedico.

Chi non avesse seguito le nostre peripezie estive, può andare qui , qui e qui.

Gli altri, quelli che le conoscono perchè le hanno già lette su questo blog, li compatisco perchè non avevano nulla di meglio da fare.

Comunque.
Homo, finalmente di nuovo bipede, dopo essere rimasto spalmato a pelle d'orso sul letto per settimane causa ernia del disco, prende appuntamento con l'ortopedico Ciccio.

Ciccio è amico di un nostro amico medico, che pare abbia dato a Homo il segnuente parere professionale:

"Vai da Ciccio chette rimette a posto lui"
.

E quindi noi, seguendo pedissequamente la preziosa prescrizione medica, si prende l'iniziativa e si va da Ciccio l'ortopedico, in un sereno pomeriggio di fine estate che, a dirla tutta, non promette nulla di buono.

L'appuntamento è particolarmente atteso in quanto ci dirà tutta la verità sulla condizione della schiena malandata di Homo che da ben sette anni non veniva sottoposta a risonanza magnetica.
Dopo un'attesa di più di un mese, finalmente abbiamo la lastra e possiamo ambire all'agognato responso.
Nell'aria c'è tensione.

Fatto sta che prima dell'appuntamento Homo, che mi chiede di accompagnarlo poichè ha ancora alcune difficoltà a guidare (
meglio spiegabili come: tesoro mi accompagni che non ho punto voglia di recarmi da Ciccio l'ortopedico da solo), deve fare una piccola commissione: consegnare il computer al centro assistenza per farlo riparare.

Benissimo.
Ci prepariamo.
Ovviamente siamo in ritardo sulla tabella di marcia, avendo due destinazioni che si trovano agli antipodi di Roma.

"Sei pronto? Andiamo?"

"Si. Ok".

"Hai preso tutto?"

"Si. Dai che è tardi", mi fa lui.

Di corsa saliamo in macchina e ci lanciamo nel traffico.
Arriviamo trafelati al negozio.
Consegnamo il computer.
Risaliamo in macchina.
Torniamo praticamente sotto casa e ci dirigiamo in direzione opposta, verso il miraggio: lo studio di Ciccio.

Superata da 5 minuti la nostra magione, io paranoica chiedo a Homo.

"Dove hai messo la risonanza?" (traduzione: cara la mia dolce metà, ti prego di fornirmi prova di aver recato teco il prezioso documento, unica fonte della nostra futura felicità o infelicità).

Lui si gira verso di me.
E' stranamente pallido.
Io capisco.

"Ah! L'ho dimenticata!", risponde millantando naturalezza.

Secondo di silenzio.
Siamo in ritardo.

"Vabè", abbozzo un sorrisetto.
"Siamo a cinque minuti da casa. Torno al volo indietro. Tu sali e la prendi. Andare senza è perfettametne inutile" (traduzione: tesoro, quanto sei rincoglionito da uno a dieci? Rispondo io: dieci).

Faccio un'inversione a U che manco Ayrton Senna ha mai vantato;
sgommo;
lancio l'auto sparata sul Lungotevere.
Arrivo sotto casa e lo faccio scendere.
Dopo poco torna affannato con il trofeo in mano.
Bene.
Ripartiamo.
Manco passano due minuti che un dubbio mi assale.

"I soldi per pagare il dottore ce li hai?"

Di nuovo silenzio.
"..."
"Ah! No.
Li ho dimenticati"
.

Fumo nero comincia a uscire dalle mie orecchie.

"Scusa. E come pensavi di pagarlo Ciccio l'ortopedico?" (traduzione: cialtrone di un marito che mi sono sposata, come avevi in mente di ricompensare lo stimato professionista, in natura?!).

"Beh! Non ci avevo pensato. Vabè fermiamoci al Bancomat".

Proseguiamo.
Lungo la strada, scannerizziamo ogni singolo palazzo nella speranza di trovare un bancomat funzionante.
Dopo dieci tentativi rimbalzati dal simpatico messaggino "prelievo non disponibile", lo troviamo.
Ritiriamo i soldi e ripartiamo.

Arriviamo nella via di Ciccio l'ortopedico con venti minuti di ritardo.
Per un dono del dio Anubi materializzatosi sull'asfalto, trovo parcheggio.

"A quale numero civico si trova?", chiedo guardandomi intorno.

"23", risponde lui pronto.

Al 23 c'è un negozio di biancheria intima.
Tuttapposto.
Ora, o Ciccio l'ortopedico, considerata la crisi, ha deciso di vendere mutande di pizzo, oppure Homo ha scritto male l'indirizzo.
Ovviamente è la seconda.

"Beh! Ora lo chiamo e chiedo di nuovo il civico. Prestami veloce il tuo cellulare che il mio si sta scaricando e non ho il numero trascritto da nessun'altra parte", fa lui.

"@!+...@!?**@"

Mi sa che invece di un fotografo, era meglio che sposavo un avvocato.

domenica 13 settembre 2009

THE FIRST TEFPOW !

Sproloquiato da eppifemili alle 12:52
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36 commenti
bravo

Come anticipato, quest'oggi si inaugura in anteprima su Eppifemili l'attesissimo TEFPOW !!

Non paga di parlare dei cazzi miei,
ho deciso di intervenire altresì su vicende accadute nell'impervio mondo dei bloggers.

Dato che questo blog è mio e qui io faccio quello che mi pare (cioè me la canto e ma la suono), ho simpaticamente e per la vostra inattesa gioia deciso che inaugurerò un
evento settimanale (standing ovation please) che mi vedrà protagonista nella segnalazione e recensione del post che più ho gradito fra tutti quelli che mi sono capitati sott'occhio.
Tiè! Beccateve questa!

L'evento si chiamerà

The Eppifemili's Favourite Post Of the Week,

meglio conosciuto come
TEFPOW (si pronuncia "tefpou" - e studiatelo st'inglese cavolo!).

Questa settimana, per inaugurare degnamente il
TEFPOW, ho scelto un post di una mia recentissima e piacevole scoperta che si chiama Pandizenzero.

Vi elenco i profondi e radicati motivi a sfondo socio-culturale che mi hanno portato alla selezione di tale post:

N.1 - Nella foto c'è in primo piano un paio di scarpe col tacco.
Che pretendete?! L'avete visto bene il mio avatar?!
E poi, da brava feticista quale sono, non potevo mica ignorare tale fondamentale dettaglio degno di merito.

N.2 - Mi ha aperto una nuova prospettiva su un personaggio che per generazioni ha condizionato l'infanzia del genere femminile.
Parliamo di Cenerentola signori!
Mica pizza e fichi.
L'idea che la famosa favola sia una metafora pregna di significati reconditi come i dettagli dello sfondo paesaggistico della Gioconda, ha davvero cambiato ciò che resta della mia vita, aprendola ad una serie sconfinata di possibilità alternative.
Di questo sarò grata a Pandizenzero per tutta la vita.

N.3 - Mi ha fatto scoprire che in realtà Cenerentola è romana.
(L'avevo sempre sospettato).

N.4 - Mi ha dato conferma del fatto che non bisogna mai contare troppo sulle storie d'amore.
Perchè 'sto cavolo di principe azzurro, sarà pure azzurro, ma mi sa tanto che alla fine è proprio una sòla (*
sòla: dicesi a Roma di situazione o persona mendace, nonchè diversa da ciò che vuole apparire).

Non mi dilungo oltremodo e vi auguro dunque una buona lettura di:

LA VERA STORIA DI CENERENTOLA


*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05
).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.


**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:

venerdì 11 settembre 2009

Missione suicidio_Parte seconda (e ultima si spera)

Sproloquiato da eppifemili alle 07:35
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38 commenti
Episode 2. Continuing from Missione Suicidio_Parte Prima


Esco dalla palestra comunale accasciata come un cucchiaio di puré nel piatto.
Parto speranzosa verso la tappa successiva.

Quarta cosa la mattina: missione cambio residenza.

Arrivo all'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.

E già dalla porta si capisce l'aria che tira.
Una fila interminabile di disperati come me, si è creata per accedere al banco informazioni, meglio conosciuto come "
l'anticamera della disperazione".
Prima di accodarmi però, furba come una faina, penso bene di prendere il numerino.

A me non la si fa.

E infatti.
Il numerino non esce.
Insisto.
Niente.
Fallimento. Frustrazione.
Depressa come una martire e sempre col cilicio ben saldo in mano, mi accodo rassegnata per accedere al banco informazioni.

Peccato che alla fine della lunga coda di gente, facendo capolino, non riesco a scorgere nessuno.
Comprendo infatti che siamo lì, tutti in fila per il nulla.

Dopo il giornale, dopo il caffè, dopo la telefonata all'amica, finalmente si materializza lei.
La signora Erminia del banco informazioni.
Lei sull'anagrafe sa tutto.
Lei lì è il boss.
Lei se la comanda.
Come Marlon Brando nella saga de Il Padrino.
A pensarci bene gli assomiglia pure un po'.
La leggenda narra che la Signora Erminia del banco informazioni sia nata propio lì, fra i muri dell'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, e che da allora, non ne sia più uscita.
Pare che con suo marito abiti nel seminterrato e che abbia generato i suoi due figli (che ora fanno gli uscieri al pianterreno) nella stanza 25 del terzo piano.

Dopo un'ora approdo finalmente a lei.

"Scusi, dovrei fare il cambio di residenza e non escono più numeri dalla macchinetta".

"A signorì! Eccotelo er nummero!
Te lo do io.
So' io la macchinetta".


"Grazie Signora. La ringrazio molto.
Senta, Posso prenderne un altro per mio marito che sta arrivando?"


"Eeeh! Nooo! Questo è l'ultimo nummero pe' stamatina. Quanno la chiameno, je lo dica e vedrà che fanno er cambio pure a su' marito.
Ce l'ha la fotocopia del documento e er numero de targa della machina?".


"Si signora. Ce l'ho. La ringrazio molto".

"Se figuri.
Er prossimoooo!
"

So che mancano 20 persone al mio turno.
Quello che non so ancora, è che per ogni persona l
'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, impiega 30 minuti netti, secondo più secondo meno.
Nel frattempo, posseduta da un delirio di onnipotenza pre-senile, decido di rilanciare la scommessa e mi munisco di richiesta di carta di identità che da decenni ho in programma di fare.
Leggo le istruzioni scritte a mano su un foglio appeso accanto alla signora Erminia (le ha scritte lei).
Vado al primo piano.
Pago il bollo.
Riscendo.
Prendo il modulo.
Lo riempio.
Fotocopio il documento.
Impilo le scartoffie e...
Colta da dubbio atroce, torno dalla Signora Erminia e le chiedo:
"Senta scusi: dovevo per caso fare la denuncia di smarrimento della vecchia carta di identità per chiederne una nuova?"

"Eccerto! Pe' fforza!
Ma poi scusi, lei non sta a chiede' il cambio di residenza?"
, mi guarda come si guarda una povera scema.

"Si certo".

"E allora che la fa a fa' mo' la carta di identità?!
Poi je deve pure ricambià l'indirizzo"
, la sua brillante logica umilia la mia fragile mente confusa. Sono persa.
Rinuncio.

Rassegnata, torno sui miei passi iniziali.
Nel frattempo è arrivato Homo.
Ci sediamo in un angolo ad aspettare il turno per il cambio residenza.
Io sembro mia nonna.
Dopo tre ore di interminabile attesa chiamano il nostro numero.
Entriamo nella stanza e sbotto:
"Dobbiamo fare il cambio di residenza. Abbiamo un solo numero. La signora Erminia ci ha detto che potevamo fare entrambi il cambio. Sono tre ore che aspettiamo. Non è una giornata felice. La prego abbia pietà!"

"Si signorina. Va bene. Facciamo un'eccezione. Iniziamo da lei. Qual'è il suo vecchio indirizzo?"

"Via XXXX, 33"

"Perfetto. Controlliamo se ci sono già persone residenti".

"..."

"Come?! Beh! Si che ci sono.
C'è mia madre che ha lì la residenza da decenni; ma non ci abita più da molto tempo"
.

"Ce l'ha il modulo firmato da sua madre che la autorizza?", mi chiede senza manco alzare lo sguardo.

"No scusi. Mi faccia capire: io per abitare in casa mia con mio marito, ho bisogno di un permesso scritto di mia madre che non abita più lì da anni?"

"Esatto. Ce l'ha il modulo firmato?", taglia corto.

"No".


"E allora mi dispiace ma dovete tornare un altro giorno".

_..._

Colpita e affondata.
Un record.
Due volte nella stessa mattinata.
Il mio Ego nel frattempo è sceso nel seminterrato a prendersi un caffè con il marito della signora Erminia.
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