Visualizzazione post con etichetta mattina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mattina. Mostra tutti i post

martedì 27 ottobre 2009

Modello...Giuditta !

Sproloquiato da eppifemili alle 08:35 30 commenti
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO.

Per la vostra serenità vi comunico che stamane Eppi, per la gioia infinita di aver recuperato il suo guardaroba invernale, ha selezionato ed indossato i seguenti capi:

- pantaloni neri
invernali



- maglioncino nero modello Il Corvo:



(guarda te se non porta sfiga....)

- scarpette decolletè invernali che me piaceno assai, assai:




- cappottino nero con imbottitura interna:




Poi, scrutando gli orizzonti verso il cielo terso, ha deciso di recarsi in studio con il motorino ed è uscita.

Nonostante abbia cercato di evitarla (per scongiurare il rischio di essere trattenuta per ore ed ore su inutili pettegolezzi di quartiere);

nonostante si sia dotata della facoltà di diventare all'occorrenza trasparente per 28 secondi esatti;

nonostante avesse una fretta del diavolo...

"Signurì! Signurì!", mi urla da lontano la signora che rifocilla i gatti di Gertrud (di cui ho ampiamente parlato QUI - e vi consiglio caldamente di leggerlo se non lo avete già fatto).

Il suo nome, per la cronaca è Sofia.
Sofia è il terrore del quartiere.
Semina il panico dovunque vada poichè, se poco, poco ti si avvicina nel raggio di 100 metri, ti attrae come una calamita gigante e ti risucchia in un infinito vortice di pettegolezzi, bombardandoti con milioni di domande che manco Bruno Vespa.

E' sempre a caccia di nuove informazioni.
Se ne nutre come un'assatanata.

E, per averne sempre di fresche di giornata, ovviamente offre il trattamente inquisitorio a ogni singolo essere vivente residente nel quartiere.

Pure a Eppi-dog.

Tutti cercano di evitarla.

Se tu vedi gente in strada che improvvisamente cambia direzione, svolta l'angolo nella direzione opposta rispetto a quella dove stava andando, oppure si abbassa la visiera del cappello, stai pur certo che in giro c'è Sofia.

Sono piccole avvisaglie che sto imparando a notare e che possono risparmiarti ore ed ore di tempo perso.

Fatto sta che stamattina la nostra m'ha inchiodato.

"Signurì!", mi raggiunge.

Io, che generalmente quando la vedo da lontano, prontamente afferro il cellulare facendo finta di essere intenta in una conversazione dalla quale dipendono le sorti del Pianeta Terra, questa volta non faccio in tempo.

"Scitavo antà a da' da mancià a li catti di signora Gertrud e l'ho vista", eh si, Sofia. Siamo qui. Eccoci.
(Tra parentesi Gertrud è l'unica del quartiere che sembra non rendersi conto delle manie investigative della signora Sofia. Secondo me perchè, essendo tedesca, pur padroneggiando ormai l'italiano, non ha idea di quale strano idioma esca dalla operativissima bocca della signora Sofia).

"Quantu me dispiage".

"Come scusi?!", rispondo basita.

"Si. Me dispiage.
Tu sta' vestita tutta te neru.
Me dispiage pettè.
Che sta a antà au funerale?"

martedì 6 ottobre 2009

Circa una tranquilla mattinata di lavoro

Sproloquiato da eppifemili alle 09:10 22 commenti














E' mattina e sono in soggiorno che lavoro al computer.
Eppi-dog dorme nella sua cuccia leopardata.
Con la coda dell'occhio, vedo qualcosa muoversi in terrazzo.
Si.
E' una coda.
Una coda bianca!
Mi sporgo da dietro lo schermo del pc e vedo Minù.

Minù è la gatta di Gertrud (la signora che abita all'attico - quella di Appuntamento con Lupin III).

Come cavolo ci è arrivata Minù fin qui?!
La ignoro.
D'altro canto non è la prima volta che sconfina.
Penso: meno male che Eppi-dog non se ne è accorta.
Continuo a lavorare.

Dopo alcuni minuti suona il campanello.
"Eppi, scusa!
Zono Gertrud. Minù zi è arrampigata su palconen di signora prime piane.

Atesso Minù non riusciren scentere".


"Accidenti!
Riusciamo ad arrivare al balcone dal mio terrazzo?"


"Creto si. Minù ezzere pazzata di tuo terrazzo per saliren su palconen".

"Prego Gertrud.
Entra.
Proviamo a prenderla".


Avrete forse intuito cosa si sta elegantemente prospettando all'orizzonte di quella che sembrava una tranquilla mattinata di lavoro casalingo.

Gertrud entra.
Andiamo in terrazzo.
Vediamo Minù che si sporge dal parapetto e ci fissa.
Non sa più scendere.
E' bloccata.

Eppi-dog si desta e comincia ad andare in fibrillazione annusando l'aria come un'invasata posseduta dal demonio.

Ovviamente non ha capito un tubo.
Però sa per certo che c'è movimento.
Qualcosa sta per succedere.
E dunque lei ci si deve mettere esattamente in mezzo.

"Minù! Minù! mciù mciù! Scentere ti palconen, prego! Minù!".
Ma Minù non ne vuole sapere perchè colpita ta attacchen di fertiginen fulminanten, yah!

Si sporge un po', ma poi retrocede.

"Gertrud, secondo me dobbiamo provare con la scala.
Minù da lì non si muove neanche se riceve una proposta di matrimonio da Gatto Silvestro".


"Tu ha racionen. Dofe scala?"

Prento scala, yah!
Apro scala.
Gertrud ci monta sopra e con due balzi germanici arriva in un istante all'ultimo piolo.

Niente.
Non riesce ad afferrare Minù.
E' ancora troppo in alto.
L'unica speranza è farla saltare su una parte di tetto che si trova più in basso; e da lì provare a prenderla.

"Minù mvciù mciù! fieni fieni!"
Niente.
Quella stronza si guarda intorno e non ci pensa proprio.

Nel frattempo Eppi-dog, posseduta dallo spirito di Rin Tin Tin - pace all'anima sua -, pur pesando 5 chili e sembrando decisamente un supplì con le zampe, si incavola come una iena imbufalita e comincia a sbraitare.

A sentirla, pare un rottweiler.
A vederla, pare un mocho vileda.

Ovviamente, la sua "discreta" presenza non fa che inibire ancor di più la fuggiasca Minù.

In pratica, attorno alla scala, si è creata una sorta di piramide alimentare:
in basso Eppidog e la sottoscrittta;
sopra la scala Gertrud, in bilico su un piede e protesa verso l'alto;
al vertice, sopra a tutto il cuccuzzaro, regale come una contessa, la candida Minù, immobile come la sfinge, che guarda tutti dall'alto verso il basso.

Si sta decisamente godendo questa scena surreale e secondo me se la ride come una matta sotto i suoi sensibilissimi baffi.

"Gertrud, ho un'idea. Aspetta un secondo".

Entro in casa.
Torno in terrazzo armata di N.2 polpette succulente (sottratte al pasto di Eppi-dog. Pagherò per questo. Ne sono consapevole).
Le passo all'abbarbicata Gertrud.
Minù vede l'esca.
Si decide.
Abbocca.
Con un balzo arriva sul tetto e si avvicina.
Gertrud, aggrappata come una cozza ai rami dell'edera, riesce finalmente ad afferrarla
con la mano libera.
Scendono dalla scala.
Gertrud mi ringrazia, saluta e se ne vanno.
Per il momento Minù è salva.

Tuttavia ho fondati motivi per sospettare che la quiete condominiale non avrà lunga durata.
Questa non era che una battaglia.
La guerra è appena iniziata.

Sono certa che l'acerrima nemica Eppi-dog sta sicuramente meditanto una spietata vendetta.




mercoledì 30 settembre 2009

Per tutto il resto c'è mastercard

Sproloquiato da eppifemili alle 09:00 49 commenti
Qualcuno potrà pensare che capitano tutte, ma proprio tutte, a me.
E infatti ha perfettamente ragione.

Oggi ho un'altra missione da compiere, in apparenza un po' meno "suicidio" del solito.

Devo registrare alla Siae il mio primo e quasi certamente unico manoscritto.

Ebbene si.
Ciò avuto la faccia tosta, da un annetto a questa parte, di scrivere un romanzo.
Ora, non è che io abbia proprio velleità da scrittirce;
ed infatti non penso assolutamente che troverò mai un editore abbastanza fulminato da voler pubblicare una mia "opera";
o almeno, non senza che io lo abbia prima pagato profumatamente in soldi o in natura.
La qual seconda cosa, a dire la verità, potrei anche valutare in caso di richieste insistenti da parte del sosia di George Clooney.

In ogni caso, la mia amica scrittrice mi dice che ASSOLUTAMENTE DEVO, iscriverlo alla Siae.
Motivazione imprescindibile: "perchè non si sa mai. Potrebbero sempre rubarmi l'idea".

Io penso che, se esistesse davvero un povero disperato desideroso di rubare le mie idee, sarebbe ad un livello di ispirazione creativa talmente basso da dover guardare in alto per salutare Danny de Vito.

Comunque, da irrecuperabile fatalista paranoica quale sono, una volta insediata la pulce nell'orecchio, quella ci si è messa comoda.
E quindi, per non sapere né leggere e né scrivere (e in questo caso specifico, soprattutto per non saper scrivere), mi decido.

Vado a registrare lui:

il mio primo ed unico manoscritto.

200 pagine di deliranti parole ingarbugliate, elucubrazioni stravaganti, storie di depressioni ed epilogo improbabile.

Vado a dargli dignità.
In fondo, se la merita.
Perchè no?

Esco alla buon ora.
Mi metto il casco e salgo sul motorino.
Devo attraversare la città.
Ciò una fiacca.
Arrivo agilmente all'Ufficio Opere Inedite.

"Scusi, dovrei registrare un manoscritto. Cosa devo fare esattamente e dove devo andare?"

"Terzo piano, stanza 311", fa l'usciere.

"Grazie. Molte grazie".

Entro nella stanza.
Ho solo 3 persone davanti.
Capirai!
Rispetto all'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio o alla stronzissima ed infida Palestra Comunale, qui è roba da dilettanti!
Tszè!
Arriva subito il mio turno.

"Devo registrare un manoscritto inedito", e sono certa che rimarrà tale, ma tantè.

"Si certo. Ha il modulo?"

"Si eccolo". Oggi sono un treno!
Preparatissima.
Infallibile.
Non ci sono possibilità di errore.
Nessun margine di rischio.
No spazio agli imprevisti.

"Ha la copia del manoscritto firmata in ogni sua pagina?"

"Certamente", ho ancora il crampo alla mano.

"Perfetto. Come vuole pagare? Contanti o bancomat?"

"Contanti va bene".

"Allora deve andare prima in banca al piano terreno, fare il versamento e poi tornare qui".

"No guardi. Se è così, preferisco usare il bancomat; mi sembra più rapido".

"Va bene. Ecco. Prego. Digiti il codice", e mi alllunga la piccola tastiera facendola passare attraverso la finestrella dello sportello.

Tic, tic, tic.
Rattatraaa!
....Rraaatt!

....RUT.

"La tastiera del bancomat si è inceppata. Attenda un secondo. Non sta stampando la ricevuta di avvenuto pagamento". Ma io dico, ti pareva che poteva andare tutto liscio per una volta!?

"Un secondo solo e risolviamo".

Il tipo dello sportello inizia a smontare la macchinetta.
Tira fuori il rotolino della carta.
E' lui il colpevole.
Lo maneggia.
Lo gira.
Lo reinserisce.
Io lo guardo basita.

"Ancora un istante signorina. Adesso risolviamo. Un attimo di pazienza".
Ecchissemove.

Ripete l'operazione.
Comincia a sudare per l'evidente imbarazzo.
Questa cavolo di macchinetta non ne vuole sapere di fare il suo dovere.

"Provo a cambiare il rotolino. Forse questo è rovinato", è evidente che non sa più che pesci prendere.
Dietro di me ormai si è creata una fila di venti persone.

Lo fa.
Cambia il rotolino di carta.
Niente.
Prova con un altro.
Niente.
Chiama in aiuto la collega che giaceve impassibile alla scrivania dietro di lui.

Insieme, iniziano a trafficare, accanendosi sulla povera tastierina incriminata.
In due, ora si dividono i compiti.
Studiano una strategia.

Una tiene la macchinetta;
l'altro inizia una delicatissima quanto rischiosa operazione chirurgica a cuore aperto.

Diagnosi: macchinetta colpita da momentanea disfunzione motoria.
Intervento: trapianto di rotolino.
Prognosi: riservatissima.

Dopo poco, la collega rinuncia e, disperata, va al telefono.
Chiama i rinforzi.

Arriva la signora Anna con una pancia ad un evidente stadio avanzato di gravidanza.
Siamo certamente prossimi all'ottavo mese.

In pratica attorno al minuscolo apparecchio, ora sono in 3 e mezzo.
Di cui il mezzo non è ancora nato ma ci sta seriamente ripensando.
Non ritiene sia opportuno nascere un un mondo in cui la gente si agita inebetita e senza tregua attorno a un pezzettino di plastica.
Manco fosse un lecca lecca o, chessò, un cornetto Algida.

"Niente", continua il tipo dello sportello.
"Dobbiamo chiamare Mario".

Beh, dico io!
E cosa stiamo aspettando?!
Chiamiamo Mario allora!
Se Mario ha la soluzione, Mario è il nostro uomo!

"Anna. Chiama Mario."

"Si pronto, mi sai dire dov'è Mario? Abbiamo un problema con il pos-bancomat. E' urgente. Altrimenti non possiamo rilasciare la ricevuta ed il certificato di registrazione ad una persona che ha già pagato".

Si crea una tesa aspettativa.
Quelli in fila dietro di me cominciano a pregare.
Io mi accascio sul bancone esausta.
Il gruppetto al di là del vetro, attende silenzioso.

Mario arriva serafico.
E' un ometto magrolino alto uno e cinquanta.
Fisico da lanciatore di coriandoli e sguardo loffio.
Mi guarda.
Poi con calma, scruta la combriccola tutta concentrata sul pos.

Capisco immediatamente che lui è il mio uomo.
Ciò di cui ho bisogno.
Vorrei saltargli al collo per l'entusiasmo, ma poi penso che potrei abbatterlo lasciandolo spalmato al suolo.
Indi desisto.

Mario ti prego, compi il miracolo!

Si fa largo.
Con un gesto misurato, scansa gli altri che si aprono al suo passaggio come fossero le acque del Mar Rosso al passaggio di Mosè.

Prende l'apparecchio in mano.
Lo gira.
Lo rigira.
Pensa.
Attimo di silenzio...
Suspance.
Sento che sta elaborando il responso.
E infatti pontifica:


"E' rotto.

Nun ce sta gniente da fa'.
A signorì jela scrivo a mano 'a ricevuta.
Vabbè?"


Lo sapevo che era il mio eroe.




lunedì 7 settembre 2009

Missione Suicidio_Parte prima

Sproloquiato da eppifemili alle 13:19 52 commenti
Travolta da un'insana quanto mai insolita vena di masochismo post estivo, decido questa mattina di recarmi a sbrigare alcune faccenduole extra lavorative e non.

Molto bene. Veri gud.

Ho in programma una selezionatissima lista di simpatiche "rotture di coglioni" che da tempo accumulo, cercando diligentemente di ignorare.
Vado ad elencare:
- prima cosa la mattina: appuntamento in cantiere con operai per impostare un nuovo lavoro.
E lì ciò avuto una gran bottadichiulo poiché il cantiere si trova esattamente nel palazzo accanto al mio. Si. Lo so. Mi faccio schifo da sola. Grazie.
- seconda cosa la mattina: reperire informazioni presso la palestra comunale vicino casa. Unico esempio di ciò che di più simile ad una palestra si possa trovare nel raggio di 30 chilometri dal mio nuovo appartamento. Ovviamente, essendo comunale, bisogna andare la mattina presto per prendere il numerino.
- terza cosa la mattina: avventurarmi nella notoria giungla tropicale (che raccoglie esempi di fauna sconosciuta ai più) che è l'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.
Se non ci siete mai stati:
primo - non vi lamentate mai più di fare file in un qualsiasi ufficio di un qualsiasi luogo appartenente al nostro sistema stellare.
secondo - siete dei dilettanti delle code e probabilmente avete avuto un'infanzia infelice. Vergognatevi.
terzo - non potete capire. Smettete di leggere qui.
Missione: cambio di residenza (e qui aggiungerei questa musica di sottofondo).
- quarta cosa la mattina: già che ormai ho il cilicio in mano per iniziare ad autoflagellarmi, mentre faccio la fila per il cambio di residenza, penso bene di approfittare e richiedere la nuova carta di identità che ho smarrito ormai da decenni.

Tutto chiaro?!
Ok.

La prima cosa la sbrigo in fretta. Alle 8 in punto devo vedere il mio fido collaboratore che ormai dopo anni di esperienza capisce tutto al volo. Cioè capisce che non ciò voglia di fare un cavolo e che le rogne le passo tutte a lui.

La seconda cosa comincia ad insinuare nella mia mattinata un sospetto di complicazione.
Arrivo bel bella verso le 9:10.
Penso chiaramente di essere una gran figa (nonchè oltremodo scaltra) perchè sto lì prima dell'apertura della segreteria che avverrà dopo venti minuti.

Senzaltro.

Trovo una fila di assatanati di ogni età e provenienti da ogni dove, che mi si allinea di fronte allo sportello, mi gira intorno alla colonna, mi scende le scale, mi esce dal palazzo, mi svolta l'isolato, mi attraversa la piazza, mi incrocia un tronco d'albero.

E lì, dietro al tronco, mi posiziono io.
Sono nascosta, quindi mi metto a piangere.

Dopo signora settantenne che deve iscrivere figlia, nipoti, sorella e tutto il cucuzzaro;
dopo manager in giacca e cravatta incazzato che è lì per il figlio, lanciando accidenti alla moglie che gli ha rifilato la pratica;
dopo casalinga cicciotta che si iscrive ad ogni possibile attività motoria perchè quest'anno ha deciso che 'sti chili di troppo li butta giù di sicuro;
arrivo io.
E' il mio turno finalmente! Tocca a me!
"Salve, vorrei fare un'iscrizione. Stavo leggendo la brochure e vedo che c'è un pacchetto mensile per una serie di attività".

"Si, signora. Può scegliere fra Pilates, Total Gym, Taiji-quan, Spinning, oppure Total Body. Ne può selezionare due. Quale preferisce?".

"Ma come? Si deve scegliere?! Non posso iscrivermi in generale e poi fare ciò che capita?"

"No sinora. Deve scegliere. Quale preferisce?"

Panico assoluto.
Vuoto pneumatico nella mente.
Cazzo a questa domanda non ero affatto preparata.
Penso: invece di piangere, facevo meglio a ripassare.

"Ehm! Scusi signora", prendo tempo come durante le interrogazioni a scuola.
"Dunque sarei interessata a Pilates e Taiji-quan", rispondo. Tiè!

"No. Guardi. Pilates e Taiji-quan non fanno parte dello stesso pacchetto.
Se Fa Pilates può fare Total Gym oppure Total Body.
Se sceglie Taijj-quan può abbinarci Total Body oppure Spinning.
Poi, se per caso invece preferisce, c'è la novità di quest'anno che è il Corpo Libero Esteso al quale può abbinare o Total Gym o Tajij-quan. Ma solo a giorni alterni".


Io pallida.

"Ehm! Guardi, magari... allora... ci penso un attimo su e torno domani".
Mi sento di aver preso un bel 4 all'interrogazione. Sono umiliata.
"Magari oggi potrei giusto iscrivere mio marito a nuoto", incalzo tremante con un filo di voce.

"Si certo. Che giorni e in che orario?". Che fa la stronza?! Provoca?
Vuole mettermi in difficoltà?
Ma questa la so e con sguardo provocatorio rilancio tronfia:
"Il martedi e il giovedi alle 10.00. Segni. Segni pure", ribatto soddisfatta soffiandomi sulle unghie e strofinandole sul bavero della giacca.

"Bene. Mi dia il certificato medico"

_..._

"Certificato medico?!
Ma non posso intanto iscriverlo e pagare, così conservo almeno il posto?! Prima dell'inizio dei corsi, giuro, porterò il certificato".


"No signora. Non posso procedere. Deve tornare con il certificato medico e solo allora potrò iscrivere suo marito.
Sempre se ci saranno ancora posti disponibili".


Colpita e affondata.

...to be continued...
Blog Widget by LinkWithin
 

eppifemili Copyright © 2009 Girl Music is Designed by Ipietoon Sponsored by Emocutez