Visualizzazione post con etichetta tematiche sociali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tematiche sociali. Mostra tutti i post

lunedì 21 dicembre 2009

L'idea geniale.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:10 15 commenti



Si è al brunch domenicale con amiconi vecchi e nuovi.
In pieno centro di Roma, dove praticamente per entrare in un locale a mangiare qualcosa devi fare a cazzotti con turisti assatanati, pariolini impettiti e radical chic de' noantri.

Noi, dopo
interminabili ricerche e lunghissime trattative, si conquista un tavolo per le ore 14:00.
Abbiamo ospite da noi per il week end amico di Homo Eburneo B.

Eburneo B. è l'intellettuale vero.
Quello che ti tira fuori un concetto filosofico pure da una zucchina marcia.
E, impegnandosi a fondo, persino dal neurone impazzito di Eppidog.
Le sue parole secernono cultura esattamente nella stessa quantità in cui io secerno muco durante i miei epocali raffreddori invernali.

Eburneo B. è del Nord Est.
Ed è sceso a valle, catapultato in una Roma delirante causa manifestazioni, traffico e delirio pre natalizio.

Ma torniamo al brunch.
Durante il percorso che unisce la nostra magione al ristorante, ricevo n.3 telefonate di gente che, all'idea di una qualsiasi cosa di commestibile, venderebbe sua madre, la casa e pure il gatto.
La prima è amica R. che dice che arriva subito.
Il secondo è Uby che afferma che si catapulta in un baleno.
I terzi sono la famigerata coppia di amici con cui facciamo volontariato al canile: anche loro sono lì in un baleno.
Ecchettelodicoaffà?!

Morale: alle ore 15 non si vede ancora nessuno.
Peeerfetto.
Alla fine,
contemporaneamente, giungono a noi tutti i famelici.
Ci sediamo.
Noi intorno ad un simpatico ed accogliente tavolino.
Eppidog sotto al medesimo.

Ad un certo punto, fra un pezzo di pollo e un cucchiaio di couscous, io me ne esco con un'idea che mi era balenata per caso giorni prima riguardo all'intenzione di aprire una specie di locale a
tempo determinato.
Con una scadenza, esattamente come il cibo.
Un posto dove si va e ci sono cose che accadono, in cui ognuno può dare un contributo, esporre opere, intavolare discussioni, scambiare oggetti che non usa più.
In una parola: socializzare.

Getto l'imput sul tavolino come fossero due dadi del monopoli e attendo la reazione degli acuti commensali.
Ovviamente so per certo che non sarò delusa.

Eburneo B. me la butta immediatamente sul filosofico e comincia a decontestualizzare il luogo, attribuendogli una funzione culturale di ampio respiro e profondo spessore sociologico:

"Si potvebbe senza dubbio vealizzave un luogo pev vicovdavci della tempovaneità della vita. Tutto finisce. Questo è il concetto gvandioso.
Quindi anche il locale stesso lo favà. Duvevà solo tve mesi.

Dopo chiudevà. Savà movto. Pvopvio come tutto ciò che ci civconda. La caducità dell'esistenza è un avgomento che vevvà vipvoposto in ogni contenuto delle attività del locale. Mi pave ovvio".

Noi lo guardiamo con la bocca spalancata.
Come fosse un contemporaneo Albert Einstein.

"Che idea geniale!
Ma è mai possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?!", aggiunge in coro la coppia dei volontari G. e A.

Interviene Uby:

"ME RA VI GLIO SO!
Potremmo anche inserire una serata Drag Queen. Più decadenti di noi non ce n'è!
Già mi ci vedo! Tutta ricoperta di piume di struzzo. Ho giò le scarpe ed anche il vestito ideali.
Dovremmo trovare.... - pausa, silenzio, trepidazione - ...una chiesa sconsacrata!"

"Ooooooh!", facciamo tutti in coro, emotivamente provati da cotanta genialità.
Mi pare tuttavia chiaro che Uby è evidentemente partito per la tangente, rosa e glitterata come il suo cuore.

La discussione si accalora.
Ognuno propone, incita, butta giù idee.
Nascono nuove teorie dove l'assenza si mescola alla tangibilità.
Le menti lavorano fervide e le bocche parlano concitate.
Sembriamo una manica di matti in fibrillazione.
Che parlano di niente, essendone tuttavia emotivamente assai coinvolti.

Usciamo dal brunch con un'idea chiara in mente: questa cosa del locale con scadenza e morte certa, si deve fare.
Costi quello che costi.
Poco importa se l'obiettivo non sarà guardagnarci su.
Poco importa se la gestione sarà improvvisata.
Poco importa se i contenuti andranno a ruota libera fra drag queen disoccupate ed extracomunitari che racconteranno le proprie storie di vita.

Sarà comunque uno scambio. Un modo per dare una smossa (magari solo mentale) a questa Italia ferma come un monolite.

ps:....l'intenzione c'è. La follia necessaria pure. Chissà che non ci riusciremo davvero.

lunedì 30 novembre 2009

IL DECIMO TEFPOW !

Sproloquiato da eppifemili alle 08:15 21 commenti
bravo

Una cosa bella: appena sveglia la mattina, sentire il profumo del caffè che accarezza i sensi ancora un po' assopiti e dolcemente ti aiuta ad aprire le palpebre pesanti.

Una cosa brutta: la signora anziana che per strada chiede soldi ai passanti distratti e seccati, mentre penso che non vorrei mai che mia nonna fosse al posto suo.

Una cosa bella: pranzare in riva al mare durante una limpida giornata invernale, inspirando l'aria tersa e giocando ad inseguire con le narici il profumo degli spaghetti allo scoglio.

Una cosa brutta: sentire un magone salire su per la gola, e piano piano vedere il mondo sfocato, e percepire che gli occhi si stanno inumidendo fino a generare una limpida, perfetta, liberatoria lacrima.

Una cosa bella: L'emozione trepidante che si prova quando, impaziente, porgi a qualcuno che ami un regalo che hai pensato da tempo e che sai che adorerà.

Una cosa brutta: Sentirti impotente davanti ad un cane maltrattato, sapendo che per uno che ne salvi oggi, tanti, troppi stanno ancora soffrendo da soli.

Una cosa bella: Salire su un aereo e volare verso l'ignoto, con la mente curiosa ed avida di nuove facce, nuovi piedi, nuovi odori e nuovi sorrisi.

Con questa introduzione vi auguro una buona lettura di:


Una cosa bella e una brutta
- per leggerlo cliccaci su -

che è il vincitore del TEFPOW (The Eppifemili's Favourite Post Of the Week) di questa settimana.



*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05
).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.


**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:

venerdì 20 novembre 2009

Eppi-sport

Sproloquiato da eppifemili alle 08:44 15 commenti


E raccattare le energie la mattina presto per decidere di fare venti minuti di corsa.

E prepararsi indossando una fantastica tutina viola.

E cercare l'IPod per immaginare (mentre corri) di essere la protagonista di un film eroico, sensazionale, adorato dal pubblico e pure dalla critica.

E notare con gaudio che l'Ipod è completamente scarico.

E, in quest'era tecnologica (non essendo mio il suddetto IPod) non sapere come cazzo fare a ricaricarlo almeno per il tempo sufficiente ad espellere quei due/tre ettolitri di tossine dal mio corpo.

E incazzarsi con il famigerato IPod, con Homo che non si sa mai dove infila le cose, con tutto il resto del mondo, ma soprattutto con sé stessa per non averci pensato prima.

E uscire di casa comunque (di cattivo umore però) col grugnone che arriva fino a terra.

E dirigersi sotto gli argini del fiume, dove sembra esserci un paradiso isolato dal mondo terreno, senza dimensione e senza tempo, dove il massimo che puoi fare è incontrare un altro insonne come te con la sua tutina e il suo (beato lui) IPod.

E pensare che davvero beatoluiconilsuoIPod, perchè senza musica è tutto molto più moscio e faticoso.

E sentire, dopo il curvone, proprio di fronte alla Cloaca Massima, appena superato il Ponte Rotto, un unico suono inaspettato provenire da molto lontano: è musica.

E avvicinarsi.

E sentire quella insolita melodia sempre più forte, trasformarsi in un grido, un richiamo, un invito sussurrato.

E veder comparire in lontananza un puntino; è un ragazzo, con accanto un valigione di cuoio marrone ed in bocca una scintillante tromba; è solo; suona concentrato a occhi chiusi rivolgendosi all'acqua che scorre da secoli infiniti a meno di un metro da lui.
Parla con lei. Ed i suoi gesti lenti sembrano accompagnarla nel suo placido fluire.

E ascoltare la sua musica lenta e rimbombante che si propaga nell'aria mattutina, che incita i gabbiani a volare più in alto e le papere a giocare fra loro.

E correre allora. Più forte, nel tepore del primo raggio di sole, al ritmo senza tempo di quel fotogramma magico ed inatteso.

E pensare che la vita è bella.

ps: ragazzi lo so che questi post non sono propriamente ciò che vi aspettate da questo blog. Ma è così. 'Sto periodo mi escono riflessivi. Abbiate pazienza.

giovedì 12 novembre 2009

Breve e concisa.

Sproloquiato da eppifemili alle 18:00 12 commenti


Dato che non ci siamo mai fatti mancare niente, sappiate che
non cominceremo certo ora !

E quindi...
è sempre e comunque


TUTTAPPOSTO !


ps: sottotitolo del post: "Giornate di merda a raffica: come uscirne; ma soprattutto, come ci si è entrati.
... Assapello"
.

martedì 10 novembre 2009

Tecniche.

Sproloquiato da eppifemili alle 08:37 39 commenti


Tempo fa avevo accennato alla difficoltà che il mio gentil consorte ha nel risvegliarsi la mattina.
Ecco.
Appunto.

Riflettevo su questa condanna che anche io, prendendolo in sposo e facendo di lui un uomo onesto, ho deciso di accollarmi.
Spesso Homo, quando ha un impegno importante o un appuntamento ad orari normali per il resto del mondo (ma improponibili per il suo cervello che inizia ad avere cognizione della propria esistenza non prima di mezzogiorno), proferisce con voce angelica (e talmente dolce da cariare un molare in 3 secondi netti)


la fatidica frase:

"Eppi, amore, domani mattina mi aiuti a svegliarmi?"

DEEEENGH!

Per me inizia l'incubo.
So cosa mi aspetta.
E so che non sarà facile.

Per essere sufficientemente chiara e farvi capire la gravità della situazione, potrei catalogare le tecniche di risveglio (peraltro tutte fallimentari) che negli anni si sono succedute nella condivisione delle nostre vite.

Metodo fallimentare n.1:
Le frasi gentili e delicate.
Del tipo:
"Homo, tesoro! E' ora. Devi svegliarti. Dobbiamo andare".
Dieci minuti dopo:
"Homo, caro. E' ora. Siamo in ritardo. E' ora di svegliarti".
Trenta minuti dopo:
"Homo caro, Dai! Svegliati! Su! Su!", a questo punto mi sto aiutando con gesti e spintarelle.
Niente.
Un'ora dopo, frustrata ed avvilita, la sottoscritta alza il timbro di voce rasentando l'urlo isterico, e provocando nel consorte uno stato di trauma psico-fisico che sicuramente ha da tempo bruciato in modo irreversibile un buon 70% dei suoi neuroni attivi.
Metodo chiaramente fallimentare.
Archiviato.

Metodo fallimentare n.2:
Il succo di frutta a letto.
Tale metodologia ha sembrato dare accenni di riuscita.
All'inizio.
Poi gradualmente, come un vaccino,
il nostro, si è autoimmunizzato, arrivando praticamente a bere direttamente nel sonno il bibitone (sempre più grande) di succo fresco; e ricadendo in letargo poi come se niente fosse.
Tale metodologia si è declinata nel tempo in una serie infinita di varianti, che vanno dal caffè, al bicchiere di acqua ghiacciata o addirittura all'intera colazione a letto.
Niente.
Tutte le volte si riaddormenta.
Dopo timidi accenni di riuscita, anche questo metodo è stato impietosamente archiviato.

Metodo fallimentare n.3:
Il martello pneumatico.
Questa metodologia è stata gentilmente offerta in beneficenza per "il caso umano" da un gruppo di operai i quali, avendo evidentemente avuto pietà di me, per un breve periodo, hanno deciso di posizionare un cantiere di lavori stradali proprio sotto la finestra della nostra camera da letto.
La prima mattina il nostro eroe infatti ha reagito dando cenni di vita.
Si è svegliato dopo i primi 15 minuti di tremore del palazzo, scosso praticamente da una sorta di terremoto al decimo grado della scala Mercalli.
La seconda mattina i minuti sono diventati 25.
Alla terza mattina, dopo ben due ore di martellamento pneumatico, gli operai vanno in pausa caffè.
A quel punto, il nostro si alza dal letto proferendo la seguente frase:
"Che bello Eppi! Gli operai hanno finito i lavori! Questa mattina non si sono sentiti!".
Metodo ovviamente archiviato e bollato.

Metodo fallimentare n.4:
i giochini per bambini lenti.
"Homo, ora muovi un ditino", e lui muove un ditino.
"Homo dai! Alza una manina", e lui alza una manina.
"Ora Homo, solleva un braccetto", e lui solleva il braccetto.
"Adesso, muovi una gambina", esegue.
Si procede insistentemente riattivando la circolazione nel corpo esanime e letargico del nostro, fino a completo (si fa per dire) risveglio.
Metodo troppo lungo e impegnativo.
Archiviato.

Metodo fallimentare n.5:
il ricatto psicologico.
Dovete sapere che il nostro,
la mattina ha piacere di non svegliarsi in solitudine (pure!).
O meglio, quando ciò avviene (nel caso in cui io debba uscire di casa ad orari decenti), qualora non avessi avuto il tempo di resuscitarlo, Homo mi cade in depressione.
Si avvilisce e dà inizio ad una di quelle che possiamo archiviare sotto la dicitura "giornate tristi e senza prospettive di recupero".
Ovviamente, spinta da infinito amore ed interminabile pazienza, al fine di evitare questo temibile stato d'animo, quando ho un appuntamento, comincio da un'ora prima di uscire, a ripetere il mantra:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 10 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 20 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 30 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 45 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
E così' via, fino allo sconquassamento di timpani (del nostro) e alla crisi di nervi/epilettica (mia).

Ma voi che dite, la prossima volta,
LO LASCIO DORMIRE?!?

ps: si accettano suggerimenti per eventuali nuove tecniche di risveglio.
OH! A CHI MI TROVA LA SOLUZIONE ASSEGNO IL PROSSIMO TEFPOW.

mercoledì 4 novembre 2009

Mondi paralleli

Sproloquiato da eppifemili alle 08:30 29 commenti


Eppi:
"Allora che si fa?Andiamo a cena al giapponese?"

Amico di Homo Pesce L.:
"Si dai! Prima però passo a prendere Stefanie e poi arrivo".

Eppi: "
Stefanie?!?! Ahaa-ah! Di nuovo lei! Non mi hai raccontato niente!"

Amico di Homo Pesce L.:
"Beh! Non ho raccontato niente perchè non c' è niente da raccontare. E' una ragazza che ho incontrato".

Punto.
Chiaro no?

Conciso.
Preciso.
Esaustivo.
Chiusa conversazione.

Del resto, cosa chiedere di più?

Amico di Homo Pesce L., l'uomo più taciturno della galassia, quello che al posto delle parole proferisce bolle (come un pesce appunto), ha infilato più sillabe di seguito di quante non ne abbia espresse negli ultimi dieci mesi.

La sua frase equivale praticamente ad una dettagliata confessione, corredata da particolari meticolosi, succulenti e piccanti.
Nel frattempo Homo, imbarazzatissimo, fa il vago fingendo di non conoscermi, facendo gestacci per farmi tacere, e rimpiangendo il giorno in cui mi ha chiesta in sposa.
Figuriamoci.
Io trivello e mi avvinghio alla questione come una cozza allo scoglio.
Ma niente.
Nessuna ulteriore informazione viene snocciolata, e rimango lì, in attesa dell'oracolo che non ha nessuna intenzione di palesarsi.

...Esattamente la stessa cosa che è successa pochi giorni prima, durante un
anonimo e non programmato caffè di mezza mattina.

Amica di Eppi R.:
"Tesooorooo! Non sai cosa mi è successo!"

Eppi:
"Cosa cara?! Dimmi tutto! Voglio i particolari. Non tralasciare nulla.
Non essere avara"
.

Amica di Eppi R: "Allora. Erano giorni che non mi chiamava.
Poi, ad un certo punto ha cominciato ad inviare una serie di messaggi.
Aspetta, te li leggo", li passiamo chirurgicamente al vaglio tutti; non ne tralasciamo neanche uno.

Valutiamo i pro.
I contro.
I come.
I perchè.
I quando.
E pure i qualora.
(Perche non si sa mai).

Procediamo con la conversazione.

Amica di Eppi R: "Vedi questa parola?!
La vedi?!

Non ci posso credere.
Ma secondo te, che senso ha realmente?"


La successiva ora e 20 minuti ci vede impegnate in una dettagliata frantumazione dell'io recondito del malcapitato messaggiatore, con conseguente analisi psico-socio-emotiva del suo subconscio (più sub che conscio a dire il vero).

Tre caffè, due fiumi in piena di parole, e circa 7 telefonate dopo, non paghe, decidiamo di darci appuntamento per l'aperitivo serale, per sviscerare la degna questione come merita.

Ma ora mi domando e dico: uomini e donne vivono davvero sullo stesso pianeta?

giovedì 29 ottobre 2009

Vita

Sproloquiato da eppifemili alle 08:05 24 commenti



Il signore di mezza età nella Porshe nera fiammante con il gomito appoggiato sul finestrino e lo sguardo fisso davanti; è così distante da quel mondo che lui filtra con lo specchio dei suoi Rayban a goccia;
che poi mi domando se la sua amante ha fra i venti e i venticinque, oppure fra i venticinque e i trenta.

La signora sessantenne sul motorino con le caviglie un po' gonfie che spuntano dalla gonna lunga di lana verde. Indossa un piumino blu scuro e in testa ha un casco bianco che nasconde una pelle un po' avvizzita;
che poi mi domando se lavora dalle otto alle dieci ore, o dalle dieci alle undici ore al giorno per comprare i regali di Natale ai nipotini.

La donna elegantemente vestita che inciampa perchè un tacco si è inchiodato nella fessura fra due sampietrini; è chiaramente in ritardo, affannata; recupera i fogli sparsi per terra, la borsa, e riparte;
che poi mi domando come fa, tornata dal lavoro la sera, ad occuparsi dei due figli, della casa e del suo uomo.

I turisti che spuntano dal Sightseeing bus, appollaiati sui sedili all'aperto; mezzi surgelati, scattano foto fameliche;
che poi mi domando cosa resterà
nelle loro teste (una volta tornati a casa), di un giro mordi e fuggi in un luogo come Roma, dove non basterebbero 8 anni per capirci qualcosa.

La ragazza sul motorino con un casco rosa (che più rosa non si può) che sembra una biglia nel traffico impazzito e se ne va pensando che forse oggi la prof la interrogherà; che poi mi domando come ho fatto a superare quell'età così complicata ed essere oggi ancora viva e sana di mente (forse).

Il gladiatore che è appostato vicino al Colosseo, con il suo costume di plastica, in cerca di turisti per farsi fotografare in cambio di un sorriso e di cinque euro; che poi mi domando come fa a non avere freddo vestito così; ed infatti, noto che indossa dei pesanti calzettoni di lana sotto i finti sandali alla schiava.

Questo, nella mia testa e intorno a me, mentre andavo ieri mattina da casa al mio studio.

giovedì 22 ottobre 2009

A volte capita

Sproloquiato da eppifemili alle 09:18 30 commenti
Certe volte ti capita che guardi i tre vasi rosa con i fiori rossi, allineati sul davanzale della finestra e ti ricordi che quella è casa tua.

Certe volte ti incanti ad osservare il tuo cane che gioca e poi si accascia stanco sul divano.

Certe volte pensi che quella camera che oggi è un delirio di oggetti senza senso, un giorno forse sarà la camera di tua figlia.

Certe volte, di domenica pomeriggio mentre fuori piove, metti nel forno una torta alle mele e sai che la mangerai domani a colazione con lui.

Certe volte ti perdi, nel pensare alla magia del mondo che va avanti vorticosamente mentre tu, con calma, scrivi un post.



ps: si. Lo so, scusate. Si è cariato un dente pure a me. Oggi m'è presa così...

giovedì 15 ottobre 2009

Circa una sera in casa di amici.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:25 41 commenti

Ieri a cena in casa di amici, la padrona di casa E., nonchè mia inseparabile e storica compagna di avventure giovanili più o meno dall'asilo in poi, ha una splendida idea.

Dopo aver mangiato come degli assatanati, lei apre un cassetto.

Ci ravana dentro per un quarto d'ora e ne esce con un simpatico oggettino rosa pallido, nuovo fiammante.
Il suddetto oggetto, al contrario di quello che pensate voi, era nientepopodimeno che un delicatissimo Nintendo Brain Training.

"E che è 'sto coso??!", faccio io.

"Come?!
Non lo conosci?!
Fanno anche la pubblicità.
Ti aiuta ad allenare il cervello.
Ti mantiene giovane.
Ed in più è divertente!
", risponde E. fiera del suo recente acquisto.

"Sarà.
Ma io non mi sento ancora così decrepita ed arteriosclerotica da sentire la senile necessità di allenare il mio cervello..."
, blatero saccente.

L'allegra compagnia si fionda sull'ammiccante oggetto dal design impeccabile e dalle dimensioni ultra maneggevoli.

"Provo io! Provo io!", fa Homo attirato incurabilmente da qualsiasi cosa abbia uno schermo a cristalli liquidi, una tastiera ed un microchip al suo interno.

"Io l'ho provato varie volte.
Ti fanno fare dei test per definire la tua età cerebrale e da lì parte l'allenamento"
, interviene l'esperto Master (mio amicone fraterno dai tempi della scuola).

"Sono tutte cavolate per far spendere un sacco di soldi alla gente!", insisto io con aria di sufficienza, voltandomi (falsamente disinteressata) dall'altra parte.

Homo afferra il Nintendo.
Si mette ad armeggiare avido.

Ping. Piiing.
Ticchete, tacchete.
Tic.

- Inserisci il tuo nome - dice il computerino.

Tic. Ticchete. Tac.

- H-O-M-O - scrive diligente.

- Ora Homo, ti illustrerò alcuni passaggi che spiegano il funzionamento del tuo cervello -

Ping. Ping.
Tic.

- Sappi che l'età cerebrale ideale di un essere umano è di 20 anni -

Tic. Tic.
Tiiiic.
Ticchete.

- Andiamo avanti? Bene Homo!
Adesso dovrai rispondere il più velocemente possibile alle domande che ti porrò.
In questo modo stabiliremo la tua età cerebrale - incalza il computerino.

Homo è concentratissimo.
Gli è scattata la competizione e, con l'occhio iniettato di sangue, palpitante di motivazione, spreme le meningi.

Tic. Tiiic.
Ticchete.
Tacchete, tacchete.

Risponde rapido.
Dialoga agile con la mini tastiera.

Sta quasi per farsi partire l'embolo, quando finalmente arriva all'ultima domanda del test.
Dopo un istante di pausa, il computer dà il responso.

Biiiiiiiiiip.

- Bene Homo!
Abbiamo concluso il test.

La tua ètà cerebrale è di: 33 anni -


Niente male.
E' quasi la sua.
Persino un po' più giovane.

"Bravo Homo!", fa Master brindandoci su.
"Dai Eppi! Ora prova tu.
Vediamo cosa partorisce la tua mente lucida"
, incalza.

"Naaa! Dai!
Sono tutte domande cretine.
Una perdita di tempo"
.

"Hai paura eh?", insinua Master, viscido come una biscia (particolarmente viscida).

Paura?! Io?!! Ma non diciamo cazzate!

"Dammi qua! Ora vi faccio vedere io", e gli strappo il Nintendo dalle mani.

Ricominciamo.
Tic. Tiiic.
Tacchete. Tic.

- Inserisci il tuo nome -

Tic. Tic. Tic.

- E-P-P-I -

Tic. Ticchete.

- Ora Eppi, ti illustrerò alcuni passaggi che spiegano il funzionamento del tuo cervello - aridaje.

Ping. Ping.
Tic.

- Sappi che l'età cerebrale ideale per un essere umano è di 20 anni - Si. Ho capito.

Tic. Tic
Tiiic.

- Iniziamo il test -

Tic. Tiicchete.
Tic.

- Adesso Eppi, dovrai rispondere il più velocemente possibile alle domande che ti porrò. In questo modo stabiliremo la tua età cerebrale - Sono pronta.

Tic. Tiicchete.
Tic.

Sono sicura di me.
Pavento autostima.
Procedo serena verso il confronto decisivo con la mia intelligenza.
Il mio cervello è attivo.
Attento.
Vigile.
Palpitante.

Sto in una botte di ferro.

- Ora Eppi, procediamo con una serie di sottrazioni.
Ricorda che devi essere veloce! -


Tic.Ticchete.
Biiiip.
Ticchete, tacchete.
Tacchete.

- Bene Eppi.
Come ultima prova dovrai memorizzare dei numeri e poi trascriverli nel minor tempo possibile -
Si. Ce la posso fare.

Tic. Tic. Tiicchete.
Tic.

Alla fine, anche per me arriva il momento del responso.
Sono ansiosa.
Non sto nella pelle.
Bramo la preziosa informazione finale.

Il computerino pontifica impavido.

Biiiiiiiiiip.

- Bene Eppi!
Finalmente abbiamo concluso il test.


La tua età cerebrale è di:

80 ANNI -


Meno di 80 secondi dopo, avevo la faccia affondata nella vaschetta del gelato, nel vano tentativo di suicidarmi per asfissia nello zabaione.

giovedì 24 settembre 2009

Matrimonio con sorpresa.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:15 47 commenti
Qualche giorno fa siamo stati invitati al matrimonio di una cara amica di Homo.

"Tu Donna, ricorda che il matrimonio è un impegno importante. Dal quale non si può tornare indietro.
Dovete venirvi incontro.
Essere amorevoli l'uno con l'altra",
pontifica il prete.

"Tu Donna, devi essere paziente", continua.

"Tu Uomo, se lei una sera è stanca e non vuole cucinare, vai in rosticceria e compra qualcosa da mangiare insieme, nella condivisione della vostra famiglia".

"Tu Uomo, sii consapevole del fatto che mentre lavori in ufficio, anche lei lavora in casa. Non dimenticartene. Sii comprensivo".

"Tu Donna, quando lui rientra la sera, sin dai suoi primi passi, devi capire se è il caso di stare zitta oppure parlare".

Tòh!
La sposa è impallidita.
Tutti credono che abbia un mancamento.
Poverina, è emozionata.
Io penso tra me e me, che stia per tirare fuori, da sotto il vestito a meringa, una beretta calibro 22 con l'intenzione di terminare il prete e fuggire ai Caraibi col fotografo.

Finita la cerimonia, inizia il ricevimento.

Al brindisi, dopo aver tagliato la torta,
tutti urlano all'unisono:

DI-SCOR-SO!
DI-SCOR-SO!

Gli sposi imbarazzati, non sanno cosa dire.
Lui muto.
Lei se lo guarda e, indicandolo, fa:

"Dato che il prete ha detto che io devo stare zitta, ora il discorso lo fa lui".

Tu, Uomo, beccati questa e vedi di afferrare al volo l'antifona.

venerdì 11 settembre 2009

Missione suicidio_Parte seconda (e ultima si spera)

Sproloquiato da eppifemili alle 07:35 38 commenti
Episode 2. Continuing from Missione Suicidio_Parte Prima


Esco dalla palestra comunale accasciata come un cucchiaio di puré nel piatto.
Parto speranzosa verso la tappa successiva.

Quarta cosa la mattina: missione cambio residenza.

Arrivo all'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.

E già dalla porta si capisce l'aria che tira.
Una fila interminabile di disperati come me, si è creata per accedere al banco informazioni, meglio conosciuto come "
l'anticamera della disperazione".
Prima di accodarmi però, furba come una faina, penso bene di prendere il numerino.

A me non la si fa.

E infatti.
Il numerino non esce.
Insisto.
Niente.
Fallimento. Frustrazione.
Depressa come una martire e sempre col cilicio ben saldo in mano, mi accodo rassegnata per accedere al banco informazioni.

Peccato che alla fine della lunga coda di gente, facendo capolino, non riesco a scorgere nessuno.
Comprendo infatti che siamo lì, tutti in fila per il nulla.

Dopo il giornale, dopo il caffè, dopo la telefonata all'amica, finalmente si materializza lei.
La signora Erminia del banco informazioni.
Lei sull'anagrafe sa tutto.
Lei lì è il boss.
Lei se la comanda.
Come Marlon Brando nella saga de Il Padrino.
A pensarci bene gli assomiglia pure un po'.
La leggenda narra che la Signora Erminia del banco informazioni sia nata propio lì, fra i muri dell'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, e che da allora, non ne sia più uscita.
Pare che con suo marito abiti nel seminterrato e che abbia generato i suoi due figli (che ora fanno gli uscieri al pianterreno) nella stanza 25 del terzo piano.

Dopo un'ora approdo finalmente a lei.

"Scusi, dovrei fare il cambio di residenza e non escono più numeri dalla macchinetta".

"A signorì! Eccotelo er nummero!
Te lo do io.
So' io la macchinetta".


"Grazie Signora. La ringrazio molto.
Senta, Posso prenderne un altro per mio marito che sta arrivando?"


"Eeeh! Nooo! Questo è l'ultimo nummero pe' stamatina. Quanno la chiameno, je lo dica e vedrà che fanno er cambio pure a su' marito.
Ce l'ha la fotocopia del documento e er numero de targa della machina?".


"Si signora. Ce l'ho. La ringrazio molto".

"Se figuri.
Er prossimoooo!
"

So che mancano 20 persone al mio turno.
Quello che non so ancora, è che per ogni persona l
'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, impiega 30 minuti netti, secondo più secondo meno.
Nel frattempo, posseduta da un delirio di onnipotenza pre-senile, decido di rilanciare la scommessa e mi munisco di richiesta di carta di identità che da decenni ho in programma di fare.
Leggo le istruzioni scritte a mano su un foglio appeso accanto alla signora Erminia (le ha scritte lei).
Vado al primo piano.
Pago il bollo.
Riscendo.
Prendo il modulo.
Lo riempio.
Fotocopio il documento.
Impilo le scartoffie e...
Colta da dubbio atroce, torno dalla Signora Erminia e le chiedo:
"Senta scusi: dovevo per caso fare la denuncia di smarrimento della vecchia carta di identità per chiederne una nuova?"

"Eccerto! Pe' fforza!
Ma poi scusi, lei non sta a chiede' il cambio di residenza?"
, mi guarda come si guarda una povera scema.

"Si certo".

"E allora che la fa a fa' mo' la carta di identità?!
Poi je deve pure ricambià l'indirizzo"
, la sua brillante logica umilia la mia fragile mente confusa. Sono persa.
Rinuncio.

Rassegnata, torno sui miei passi iniziali.
Nel frattempo è arrivato Homo.
Ci sediamo in un angolo ad aspettare il turno per il cambio residenza.
Io sembro mia nonna.
Dopo tre ore di interminabile attesa chiamano il nostro numero.
Entriamo nella stanza e sbotto:
"Dobbiamo fare il cambio di residenza. Abbiamo un solo numero. La signora Erminia ci ha detto che potevamo fare entrambi il cambio. Sono tre ore che aspettiamo. Non è una giornata felice. La prego abbia pietà!"

"Si signorina. Va bene. Facciamo un'eccezione. Iniziamo da lei. Qual'è il suo vecchio indirizzo?"

"Via XXXX, 33"

"Perfetto. Controlliamo se ci sono già persone residenti".

"..."

"Come?! Beh! Si che ci sono.
C'è mia madre che ha lì la residenza da decenni; ma non ci abita più da molto tempo"
.

"Ce l'ha il modulo firmato da sua madre che la autorizza?", mi chiede senza manco alzare lo sguardo.

"No scusi. Mi faccia capire: io per abitare in casa mia con mio marito, ho bisogno di un permesso scritto di mia madre che non abita più lì da anni?"

"Esatto. Ce l'ha il modulo firmato?", taglia corto.

"No".


"E allora mi dispiace ma dovete tornare un altro giorno".

_..._

Colpita e affondata.
Un record.
Due volte nella stessa mattinata.
Il mio Ego nel frattempo è sceso nel seminterrato a prendersi un caffè con il marito della signora Erminia.

lunedì 7 settembre 2009

Missione Suicidio_Parte prima

Sproloquiato da eppifemili alle 13:19 52 commenti
Travolta da un'insana quanto mai insolita vena di masochismo post estivo, decido questa mattina di recarmi a sbrigare alcune faccenduole extra lavorative e non.

Molto bene. Veri gud.

Ho in programma una selezionatissima lista di simpatiche "rotture di coglioni" che da tempo accumulo, cercando diligentemente di ignorare.
Vado ad elencare:
- prima cosa la mattina: appuntamento in cantiere con operai per impostare un nuovo lavoro.
E lì ciò avuto una gran bottadichiulo poiché il cantiere si trova esattamente nel palazzo accanto al mio. Si. Lo so. Mi faccio schifo da sola. Grazie.
- seconda cosa la mattina: reperire informazioni presso la palestra comunale vicino casa. Unico esempio di ciò che di più simile ad una palestra si possa trovare nel raggio di 30 chilometri dal mio nuovo appartamento. Ovviamente, essendo comunale, bisogna andare la mattina presto per prendere il numerino.
- terza cosa la mattina: avventurarmi nella notoria giungla tropicale (che raccoglie esempi di fauna sconosciuta ai più) che è l'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.
Se non ci siete mai stati:
primo - non vi lamentate mai più di fare file in un qualsiasi ufficio di un qualsiasi luogo appartenente al nostro sistema stellare.
secondo - siete dei dilettanti delle code e probabilmente avete avuto un'infanzia infelice. Vergognatevi.
terzo - non potete capire. Smettete di leggere qui.
Missione: cambio di residenza (e qui aggiungerei questa musica di sottofondo).
- quarta cosa la mattina: già che ormai ho il cilicio in mano per iniziare ad autoflagellarmi, mentre faccio la fila per il cambio di residenza, penso bene di approfittare e richiedere la nuova carta di identità che ho smarrito ormai da decenni.

Tutto chiaro?!
Ok.

La prima cosa la sbrigo in fretta. Alle 8 in punto devo vedere il mio fido collaboratore che ormai dopo anni di esperienza capisce tutto al volo. Cioè capisce che non ciò voglia di fare un cavolo e che le rogne le passo tutte a lui.

La seconda cosa comincia ad insinuare nella mia mattinata un sospetto di complicazione.
Arrivo bel bella verso le 9:10.
Penso chiaramente di essere una gran figa (nonchè oltremodo scaltra) perchè sto lì prima dell'apertura della segreteria che avverrà dopo venti minuti.

Senzaltro.

Trovo una fila di assatanati di ogni età e provenienti da ogni dove, che mi si allinea di fronte allo sportello, mi gira intorno alla colonna, mi scende le scale, mi esce dal palazzo, mi svolta l'isolato, mi attraversa la piazza, mi incrocia un tronco d'albero.

E lì, dietro al tronco, mi posiziono io.
Sono nascosta, quindi mi metto a piangere.

Dopo signora settantenne che deve iscrivere figlia, nipoti, sorella e tutto il cucuzzaro;
dopo manager in giacca e cravatta incazzato che è lì per il figlio, lanciando accidenti alla moglie che gli ha rifilato la pratica;
dopo casalinga cicciotta che si iscrive ad ogni possibile attività motoria perchè quest'anno ha deciso che 'sti chili di troppo li butta giù di sicuro;
arrivo io.
E' il mio turno finalmente! Tocca a me!
"Salve, vorrei fare un'iscrizione. Stavo leggendo la brochure e vedo che c'è un pacchetto mensile per una serie di attività".

"Si, signora. Può scegliere fra Pilates, Total Gym, Taiji-quan, Spinning, oppure Total Body. Ne può selezionare due. Quale preferisce?".

"Ma come? Si deve scegliere?! Non posso iscrivermi in generale e poi fare ciò che capita?"

"No sinora. Deve scegliere. Quale preferisce?"

Panico assoluto.
Vuoto pneumatico nella mente.
Cazzo a questa domanda non ero affatto preparata.
Penso: invece di piangere, facevo meglio a ripassare.

"Ehm! Scusi signora", prendo tempo come durante le interrogazioni a scuola.
"Dunque sarei interessata a Pilates e Taiji-quan", rispondo. Tiè!

"No. Guardi. Pilates e Taiji-quan non fanno parte dello stesso pacchetto.
Se Fa Pilates può fare Total Gym oppure Total Body.
Se sceglie Taijj-quan può abbinarci Total Body oppure Spinning.
Poi, se per caso invece preferisce, c'è la novità di quest'anno che è il Corpo Libero Esteso al quale può abbinare o Total Gym o Tajij-quan. Ma solo a giorni alterni".


Io pallida.

"Ehm! Guardi, magari... allora... ci penso un attimo su e torno domani".
Mi sento di aver preso un bel 4 all'interrogazione. Sono umiliata.
"Magari oggi potrei giusto iscrivere mio marito a nuoto", incalzo tremante con un filo di voce.

"Si certo. Che giorni e in che orario?". Che fa la stronza?! Provoca?
Vuole mettermi in difficoltà?
Ma questa la so e con sguardo provocatorio rilancio tronfia:
"Il martedi e il giovedi alle 10.00. Segni. Segni pure", ribatto soddisfatta soffiandomi sulle unghie e strofinandole sul bavero della giacca.

"Bene. Mi dia il certificato medico"

_..._

"Certificato medico?!
Ma non posso intanto iscriverlo e pagare, così conservo almeno il posto?! Prima dell'inizio dei corsi, giuro, porterò il certificato".


"No signora. Non posso procedere. Deve tornare con il certificato medico e solo allora potrò iscrivere suo marito.
Sempre se ci saranno ancora posti disponibili".


Colpita e affondata.

...to be continued...

giovedì 3 settembre 2009

Quando la Aldonsa è in vacanza

Sproloquiato da eppifemili alle 09:43 58 commenti


















Quando la Aldonsa è in vacanza succedono un sacco di cose strane in questa casa.

Quando la Aldonsa è in vacanza, si creano delle montagne sparse di oggetti non identificati negli angoli più remoti dell’appartamento: ognuno di noi si guarda bene dal ravanarci dentro (Eppidog esclusa, poiché gli odori la attizzano parecchio), per timore di trovare esempi di evoluzione della specie animale che manco Piero Angela saprebbe catalogare.

Quando la Aldonsa è in vacanza, dalle finestre si vedono palazzi sempre più offuscati: da quando è partita, credo che Roma (per la tristezza) sia stata immersa in un sottile e costante strato di foschia. Tuttavia recentemente mi è sorto il dubbio che io debba pulire i vetri.

Quando la Aldonsa è in vacanza, gli indumenti residenti nell’armadio hanno le fattezze di fogli accartocciati: la conseguenza è che vedo Homo girare per e fuori casa, con outfits degni del premio oscar per i costumi, che prevedono l’accostamento del giallo al viola con l’aggiunta di un sospetto di verdino anni ‘70; il tutto talmente ingrinzito che pare che l’hanno passato al tritarifiuti. Benissimo.

Da quando la Aldonsa è in vacanza, caso strano, la biancheria si è depressa: ha stranamente acquisito un colore grigetto con punte di rosato. Ho provato a parlarci, ma niente.

Da quando la Aldonsa è in vacanza organizzare cene per gli amici è diventato faticosissimo: nonostante l’ingresso in questa nuova casa di nientepopodimeno che….LA LAVASTOVIGLIE (standing ovation please), il rassettare dopo il terzo bicchiere di vino, mi crea simpatiche sorprese il giorno seguente, non ultima quella di trovare una scarpa nel frigorifero.

Ho capito che, finchè la Aldonsa è in vacanza,

mi sa che è meglio che io diventi la Aldonsa.

lunedì 3 agosto 2009

Ohhhh Mister Chuck !

Sproloquiato da eppifemili alle 16:01 0 commenti
Oggi più o meno il mio umore suona

così


ps: ho reso l’idea? A voi capita mai?

venerdì 17 luglio 2009

Il regalo

Sproloquiato da eppifemili alle 15:56 0 commenti
La verità è una sola.

Ho appunto in questi giorni scoperto che quando la mia mamma mi ha creato, mi ha fatto il dono più bello del mondo:

LA VITA.

Peccato che poi si è dimenticata di darmi il libretto delle istruzioni.

venerdì 10 luglio 2009

Opera di convincimento o anche detta “la trivella”

Sproloquiato da eppifemili alle 15:52 0 commenti
Alcuni giorni fa, durante il mio volontariato su internet per favorire le adozioni dei cani di canile, mi imbatto nella sorella gemella di Eppi-dog. Solo molto più vecchia e sfortunata.

Infatti i suoi ex proprietari hanno pensato bene di abbandonarla in mezzo a una strada e mollarla lì. Indi, la mala sorte, non paga, ha fatto si che la poverina venisse buttata in un canile sanitario dove verte in condizioni pietose tanto che pare un’intricata palla di nodi.

E allora vi domando: come? Come posso io lasciarla lì in canile a morire di stenti e solitudine? In pratica è la nonna di Eppidog?!?! Siamo praticamente parenti!!

Vi premetto che sono mesi che presso incessantemente Homo nel disperato tentativo di adottare un altrettanto disperato “caso canino“.

Vi giuro, me ne capitano a centinaia.

Giustamente lui, considerando la contrarietà di mia madre (alla quale santa donna viene appioppata Eppi-dog ogni qualvolta noi si parte per le vacanze) e considerando la nostra vita alquanto irregolare al momento…spegne i miei slanci umanitari e mi rimanda a casa con un bel RESPINTO in fronte.

Effettivamente se fosse per me a quest’ora ne avremmo 200 di cani!

MA.

IN QUESTO CASO C’E’ UN MA.

Facendo leva sull’amore incondizionato di tutti per Eppi dog, compreso quello di mia madre che non vede l’ora che noi partiamo per spupazzarsela un po’ (si, lo so, tocca farle un nipotino sennò esce matta!);

dicevo facendo leva su ciò, ho cominciato prima con delicatezza e poi come un trattore impazzito, a insinuare l’argomento.

Mentre ieri eravamo dal parrucchiere con assoluta nonchalance, la santa donna pronuncia la seguente frase lasciandomi a bocca aperta:

“Eppi, ma allora dimmi: come si chiama il mio nuovo cagnolino?”

Per poco non mi ribalto dalla sedia del lavaggio.

mercoledì 8 luglio 2009

So’ arrivati i pallonari.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:51 0 commenti
“Pallonaro” indica a Roma colui il quale è specializzato nel raccontare cose non propriamente vere, con la tendenza megalomane all’esagerazione.

I Pallonari nella fattispecie saremmo, mancoadillo, io e Homo.

Scena: io e Homo proprio nei giorni del trasloco abbiamo una missione: fare delle analisi del sangue.

Sveglia alle 6 del mattino.

Praticamente un cataclisma.

Destinazione: centro ricerche subito fuori Roma.

Arriviamo, in un caldo già torrido, muniti di ben 11 ricette mediche appositamente preparate da amico medico.

Lista degli esami di controllo da fare: infinita.

Si prevedono problemi e turbolenze, causa totale insufficienza di sonno. Tuttapposto.

Quattro occhi pallati si aggirano per i corridoi del bianchissimo centro ricerche, cercando di capire dove cavolo direzionarsi in un posto che sembra uscito da un film di fantascienza ambientanto nel 2500.

Arranchiamo allo sportello del pagamento ticket e la cassiera, dopo aver dato una rapida occhiata alle prescrizioni mediche, alza lo sguardo verso ’sti du’ fenomeni che si ritrova davanti e impallidisce.

Ma no, signori! Questa non è possibile!

“Come scusi?” faccio io cercando di darmi un contegno. Assolutamente non credibile.

“Ma quante ne ha messe di prescrizioni per ciascuna ricetta il suo medico? Ma sono troppe! Ma che non lo vede!??! Non si puo fare! Dovete tornare un’altra volta.”

Io panico. Occhi con la lacrimuccia di Hello Spank quando urlava Iaiaaaa!

Devo averla commossa e mi fa impietosita:

Aspetti che chiamo la dottoressa e vediamo se qualche medico di qui le può gentilmente trascrivere di nuovo”.

Arriva la dottoressa (peraltro gentilissima).

Ma chi è questo fenomeno che vi ha preparato le ricette? Guardate che è impossibile! Ma che non lo sa che si devono frammentare?!!”.

Alla fine, dopo due ore di tentativi e di attesa, durante le quali noi abbiamo decisamente l’aspetto di un soufflé afflosciato, troviamo un’anima santa che ci riscrive il tutto e ci manda al prelievo.

A quel punto io, che già non ho fatto colazione, ciò 4 ore di sonno e pure un po’ di pressione bassa, temo di svenire in braccio all’infermiera.

Homo in tutto ciò è temporaneamente lobotomizzato ma vigile di fronte all’inesorabile avvicendarsi degli eventi.

Anche lui non è credibile ma fa decisamente il vago.

“Tutto a posto signori, passate alla stanza n. 10 per il colloquio con la dottoressa”.

E qui attenzione, perchè diamo davvero il meglio di noi stessi:

Dottoressa a Homo: “Lei fuma?”

Homo: “No”.

Lei barra con una crocetta nel modulo il quadratino “no”.

“Cioè, ho smesso”.

Alza lo sguardo inquisitore verso di lui: “Da quanto tempo?”

Da un anno”.

Se lo scruta con la faccia del professore che sta per cambiare voto sul registro. Cancella il “no” e barra impietosamente il “si”.

Prima umiliazione.

Dottoressa a Eppi dopo aver letto sulla prescrizione del mio medico (anche lui a questo punto decisamente pallonaro) la motivazione che mi spinge a fare queste analisi: “Perchè cistite in sospetta gravidanza?”

Io farfuglio qualcosa. Come faccio a dirle che mi serve una forte motivazione per ottenere il rimborso dell’assicurazione medica e che il medico ha appunto calcato un po’ la mano? Non sono in sospetta gravidanza anche se ho fastidiosi problemi di cistite ricorrenti.

“Beh!” faccio io “Sa! Siamo sposati da poco. Quindi non si sa mai…”

La dottoressa mi guarda con aria di compatimento. Sospetta che le abbia imbastito la cazzata, quindi si accanisce e va avanti nella sua investigazione.

Io ormai sono psicologicamente nel bel mezzo di un difficile esame universitario con di fronte un insegnante stronzo.

“Quando ha avuto l’ultimo ciclo?”

E io splendida: ” 21 giorni fa.

“E allora come fa ad essere sospetta gravidanza?”.

Seconda umiliazione.

Mi guarda con l’aria del professore che ormai ci ha rinunciato e che sta per mettere un 6 – - , e dice: “Va beh! Con voi ho finito. Andatevene pure”.

Secondo me alla fine del modulo, il responso che la dottoressa ha scritto è:

“OCCHIO A QUESTI DUE. AFFETTI DA GRAVISSIMA MALATTIA:

TRATTASI DI DUE INGUARIBILI PALLONARI”.

mercoledì 24 giugno 2009

Cominciamo bene.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:29 0 commenti
Ieri mi attacco al telefono per allacciare la adsl nella futura casa dove traslocheremo i primi di luglio. Al momento c’è solo la linea telefonica, indi devo solo aggiungere internet. Sembrerebbe semplice.

Accanto a me Master – giunto per consulenza sentimentale del fine settimana – mi assiste per eventuale bisogno di assistenza.

“Pronto buonasera. Vorrei effettuare una variazione sul contratto Wind che ho al numero XXXXX”.

“Certo signora. Attenda un secondo in linea. Vediamo prima di tutto se c’è copertura. E’ la cosa più importante, senza la quale non possiamo procedere”.

Dirinidinidì làllàa laaaa.

“Allora signora. Le confermo che c’è copertura. Vogliamo procedere?”

“Si certo”. E che dobbiamo fà? Una passeggiata?

“Le comunico inoltre che potrà usufruire dei primi due mesi gratuiti. Inoltre vedo che potrà avere uno sconto di 30 euro se fa il contratto on line.”

“Perfetto! Buona notizia. Allora lo faccio on line. Ho il computer davanti”. Sempre 30 euro risparmiati, no? Buttali via.

“Però prima deve fare la registrazione sul pannello fai da te, che poi le consentirà di fare la modifica del contratto.” Ah Ecco. Mi pareva troppo facile.

“Bene. Mi pare di aver capito. Faccio la registrazione poi accedo al contratto e richiedo la modifica per l’inserimento dell’adsl.La ringrazio molto. Arrivederci.”

“A presto allora. se dovesse avere bisogno di aiuto ci richiami”. Che fai, me la tiri?

Dopo 3 minuti.

“Pronto signora stavo cercando di effettuare la registrazione al pannello fai da te. Purtroppo però una schermata mi dice che potrò ricevere la password solo chiamando dal numero per il quale devo effettuare la modifica del contratto. Peccato che io avrò accesso a quel numero solo dal mese di luglio. Come posso fare?”

“Capisco. Aspetti che accedo al suo pannello. Attenda in linea”.

Dirindirindiiiiiì, lalalla llalaaaaaaaa.

“Si infatti. Se vuole le posso inviare io la password via email”.

“Perfetto! Sarebbe fantastico. Grazie”.

“Non c’è problema. Se avesse bisogno di aiuto ci richiami. Arrivederci”. Ma che è? Portano sfiga?

Arriva la mail e la password. Mi registro. Entro nel pannello per fare la modifica del contratto con la mia bella password nuova.

Un messaggio dallo schermo decanta:

Per usufruire degli ulteriori 30 euro di sconto deve essere un nuovo utente. Lei è già utente wind”.

Master si stava a quel punto sbellicando dalle risate.

“Signorina. il problema è cosi e cosà. Ho richiesto una modifica. E’ ovvio che sono già cliente. Altrimenti avrei chiesto un nuovo contratto”.

“Aspetti provo a verificare io da qui e vediamo cosa succede. La richiamo fra cinque minuti. Può lasciarmi un suo recapito?”

“si certo XXXX”.

Driiiiin.

“Pronto?”

“Si, sono io signora; le comunico che c’è un problema”.

“Non mi dica?!” Ettepareva! Cissà come mai non mi giunge proprio come un’inaspettata sorpresa…

Nel frattempo Master urlava dal divano: “Non ce la farete mai! non ce la farete mai!”.

La signorina del call center lo sente e sbotta a ridere anche lei.

“Guardi mi scusi, ma qui dice che il contratto risulta in lavorazione e quindi non si può fare nulla per ora. Lei ha richiesto recentemente qualche lavorazione sul contratto?”

“Beh! Veramente non ancora. Ci starei provando da due ore.” Sempre se glielafamo.

“Provo a sbloccarlo e la richiamo. va bene?”

Io sull’orlo del suicidio: “Va bene”.

“Pronto signora Eppi? Le comunico che sulla rete del numero da lei indicato non c’è copertura. Quindi, una volta sbloccata la lavorazione, l’unica cosa che può fare è disdire il contratto e passare ad un altro operatore”.

Voglio morì.

giovedì 14 maggio 2009

PROVA CHE LE DONNE SONO DIABOLICHE

Sproloquiato da eppifemili alle 14:49 0 commenti

Questa mattina, dopo ennesima notte insonne…(a ’sto punto è chiaro che m’ha morso la tarantola), mi alzo dal letto rincoglionita, inciampo nel cane che tanto ha continuato a dormire (tale padre tale figlia) e arranco tumefatta fino alla cucina. Metto su la macchinetta del caffè imprecando contro i fornelli elettrici (ora: non voglio farne una questione, ma chicazzolihainventatisticosicheilgasandavatantobene?!!??!). E mentre attendo che sia pronto, con l’unico occhio sveglio individuo il tasto ON del pc; mi sforzo per centrarlo. Lo centro. Accendo.

In casa tutto tace. Do una sbirciatina a Repubblica.it e poi, come al solito, mi faccio rapire dalla rete.

La seguente cosa mi sveglia definitivamente.

girls-are-evil

Di fronte a cotanta dedizione scientifica non posso far altro che documentare, diffondere e alzare le mani!

Mi sorge un dubbio: ci sarà un’ombra di verità in tutto ciò??!! Che ne dite?

….AZZZ! IL CAFFE’ !

mercoledì 13 maggio 2009

Prima o poi, giuro, mi deciderò a diventare intelligente

Sproloquiato da eppifemili alle 14:48 0 commenti
Giuro che prima o poi smetterò di impelacarmi in gineprai familiari dai quali non se ne esce vivi se non con un chilo di corni rossi, due rughe in più e lo stomaco gonfio.

Giuro che prima o poi smetterò di lamentarmi, che tanto non serve a niente (anche se io mi sento comunque e sempre un po’ meglio di prima).

Giuro che prima o poi smetterò di mangiare la nutella col cucchiaino, che tanto solo una puntina perchè sto a dieta.

Giuro anche che prima o poi imparerò a stare zitta nelle situazioni del cavolo, ripetendo dentro di me il mantra “strigrancazzi – stigrancazzi – stigrancazzi per almeno trentavoltefacciamoquaranta.

Giuro che riordinerò prima o poi la rubrica del telefonino.

Giuro che prima o poi smetterò di essere l’eterna indecisa, per la serie civadoononcivadolofaccioononlofaccio che tanto poi ci vado sempre e lo faccio sempre.

Giuro che prima o poi smetterò di comprare splendide scarpe scomodissime che tanto poi me le metto cinque minuti e mi riempiono i piedi di vesciche.

Giuro che prima o poi, dopo aver fatto tutte queste cose, mi deciderò pure a diventare intelligente.

Adesso tocca a voi però.

Oppure sono l’unica scema che ha un’infinità di buoni propositi (non solo a capodanno) che puntualmente non porta a compimento?
Blog Widget by LinkWithin
 

eppifemili Copyright © 2009 Girl Music is Designed by Ipietoon Sponsored by Emocutez