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martedì 20 luglio 2010

IDEE PRECONCETTE

Sproloquiato da eppifemili alle 13:00 13 commenti



Eppi: "Ciao S.! Come stai cara?"


Amica S.:"Ciao tesora. Io bbana.
Bah sai...
Sso' un po' ggiù ultimamante perchè qua non si muove una pajia".
Tale forbita espressione sta a significare che trattasi di tempi di carestia sentimentale che non possono ritenersi forieri di coinvolgimenti emotivi degni di tal nome.

Eppi: "Senti, io sto partendo per un paio di giorni per Ponza. Ti va di venire a trovarci? Per fare qualche giorno di mare...."

Amica S.:"Che carina che ssai...
Ma guarda...purtroppo non possoa.

Ciò un sacco da lavorare e ppoi...
venerdì ciò una situasciòn co' uno...

Mi ci davo vadare per ciana"
. Cara amica adorata, ti sono grata di cotale generoso invito. Tuttavia i miei impegni lavorativi e mondani mi impediscono di raggiungerti. Ho infatti un appuntamento galante con un gentiluomo che mi ha generosamente invitato a desinare con lui una di queste sere a venire.

"Va bene allora! Mi dispiace non vederti, ma sono contenta per i tuoi sviluppi amorosi!"
.

Amica S.: "Maddecà?!
Ca sviluppi e sviluppi!?
Ciò giusso st'appuntamento co' 'sso mezzo uomo"
. Amica, sono davvero commossa per il tuo spontaneo interessamento alle mie questioni sentimentali: purtroppo però tale individuo non ha la mia più totale stima e dunque non ho particolari apsettative riguardo ad un nostro eventuale futuro sentimentale.

Eppi: "Come mezzo uomo??!!"

Amica S.: "Si Eppi, ca non lo sai!?
Ormai so' rimasti disponibili solo mezzi uomini a quesso mondo"
.
Cara impagabile amica, sostegno delle mie ore infelici e intima confidente dei momenti più bui della mia esistenza, come forse già avrai intuito, con l'incedere della vita, diventa sempre più difficoltoso imbattersi in uomini disponibili, non impegnati e di un certo valore morale.
Quindi purtroppo le mie scelte vanno drasticamente restringendosi, lasciandomi priva di sognanti aspettative riguardo al mio prossimo futuro.


Perla di saggezza e cinismo femminile snocciolata da Amica S. alle ore 20:00 di un qualsiasi giovedì di una qualsiasi estate romana.

lunedì 15 marzo 2010

VENTO DI PASSIONI

Sproloquiato da eppifemili alle 09:11 14 commenti



Amica S.:
"Pranto? Appi!? Come ssai tesoro?"

Eppi:
"Beh! Non c'è male. Potrebbe andare meglio. Ma potrebbe anche andare peggio. Potrebbe piovere. E tu?". La citazione, lo so, mi rassegno subito, non me la coglierà mai.

Amica S.: "Io, cioà...non puoi capira!
Oggi è ssata una giornata teribbile.
Lavoro: uno ssschifo.
Amore: ho litigato col boy -
quello di turno ma non oso chiedere chi sia -
Fortuna: ho tamponato uno con la macchina
E in più, mi sa ppure che mi 'sso a beccà l'influanza".


Eppi:
"Uh! Tesoro! Come mi dispiace! Dai! Non te la prendere. Però riguardati che ne gira una brutta davvero".

Amica S.: "Ssi. Lo soa.
Ma che vuoi fare Eppi?
Alla fine ... -
pausa di riflessione -
come dissa Rossalla Oara in Vanto di Passiàni...
domani à sampre un altro ggiorno".


E di fronte a cotanta colta citazione chino il capo e taccio.

lunedì 1 marzo 2010

Tragiadia sull'orlo del precipizio di un tacco 12

Sproloquiato da eppifemili alle 17:54 25 commenti


Amica S.: "Pranto! Ciao Eppi! Quanto tampo che non ci santiamo! Come 'ssai?"

Eppi:
"Bene tesoro. Ma dai! Non è così tanto. Ci siamo viste 3 giorni fa! Ma tu? Che mi dici?".

Amica S.:
"Gniànte di particolare... - silanzio - "sono un po' ggiù. Ho dei probbblemi col mio bboy".

Eppi:
"Oddio! Come mi dispiace! Che è successo?", a dire il vero non so di chi stia parlando, visto il suo recente ritmo di ricambio.

Amica S.:
"No. Cioà, guarda!
Ho avuto una settimana alluscinante.
Cioà.
Una traggiadia.

Non puoi capire.

In ufficio: un delirio.

Per arrivarci tutte le mattine: Inferno di Cristallo.

L'altro giorno uno in uffiscio, m'è andato lungo per terra perchè ssava male...
Poi alla fine settimana sento lui che mi porta in una locasciòn fantassica e poi attacca con tutto un discorso...

Io non ero proprio nel mud.

Cioà, siamo a cena e mi fa: io non mi voglio sposare non voglio figli, non voglio una relazione seria.
Cioà io allora me lo sono guardato, gli ho imbruttito e gli ho detto: ma allora, cioà, che ccavolo vuoi da ma?! Che ci ssai a fare con ma?!
Cioà, Eppi, quessi uomini io proprio non li capisco..."
.

Sono preoccupata.
Il tono è depresso anzichennò.

Eppi:
"Dai! Non ti abbattere. Prima o poi arriverà quello giusto. Non dare troppa importanza agli imbecilli".

Amica S.:
" Si. Lo so. Infatti.
Ciai sampra raggiòne tesoro.
Comunque io, per non sapere né leggere e ne scrivere, so' uscita 'ssamattina e mi so' comprata un paio di scarpe nuove".


Fine conversazione.

Ps: mi sorge spontanea una domanda: possono davvero un paio di scarpe e un po' di sano shopping sostituire un uomo nel cuore di una donna?
Hanno davvero un potere scientificamente terapeutico?
Scatenatevi signore e signori, scatenatevi!

lunedì 21 dicembre 2009

L'idea geniale.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:10 15 commenti



Si è al brunch domenicale con amiconi vecchi e nuovi.
In pieno centro di Roma, dove praticamente per entrare in un locale a mangiare qualcosa devi fare a cazzotti con turisti assatanati, pariolini impettiti e radical chic de' noantri.

Noi, dopo
interminabili ricerche e lunghissime trattative, si conquista un tavolo per le ore 14:00.
Abbiamo ospite da noi per il week end amico di Homo Eburneo B.

Eburneo B. è l'intellettuale vero.
Quello che ti tira fuori un concetto filosofico pure da una zucchina marcia.
E, impegnandosi a fondo, persino dal neurone impazzito di Eppidog.
Le sue parole secernono cultura esattamente nella stessa quantità in cui io secerno muco durante i miei epocali raffreddori invernali.

Eburneo B. è del Nord Est.
Ed è sceso a valle, catapultato in una Roma delirante causa manifestazioni, traffico e delirio pre natalizio.

Ma torniamo al brunch.
Durante il percorso che unisce la nostra magione al ristorante, ricevo n.3 telefonate di gente che, all'idea di una qualsiasi cosa di commestibile, venderebbe sua madre, la casa e pure il gatto.
La prima è amica R. che dice che arriva subito.
Il secondo è Uby che afferma che si catapulta in un baleno.
I terzi sono la famigerata coppia di amici con cui facciamo volontariato al canile: anche loro sono lì in un baleno.
Ecchettelodicoaffà?!

Morale: alle ore 15 non si vede ancora nessuno.
Peeerfetto.
Alla fine,
contemporaneamente, giungono a noi tutti i famelici.
Ci sediamo.
Noi intorno ad un simpatico ed accogliente tavolino.
Eppidog sotto al medesimo.

Ad un certo punto, fra un pezzo di pollo e un cucchiaio di couscous, io me ne esco con un'idea che mi era balenata per caso giorni prima riguardo all'intenzione di aprire una specie di locale a
tempo determinato.
Con una scadenza, esattamente come il cibo.
Un posto dove si va e ci sono cose che accadono, in cui ognuno può dare un contributo, esporre opere, intavolare discussioni, scambiare oggetti che non usa più.
In una parola: socializzare.

Getto l'imput sul tavolino come fossero due dadi del monopoli e attendo la reazione degli acuti commensali.
Ovviamente so per certo che non sarò delusa.

Eburneo B. me la butta immediatamente sul filosofico e comincia a decontestualizzare il luogo, attribuendogli una funzione culturale di ampio respiro e profondo spessore sociologico:

"Si potvebbe senza dubbio vealizzave un luogo pev vicovdavci della tempovaneità della vita. Tutto finisce. Questo è il concetto gvandioso.
Quindi anche il locale stesso lo favà. Duvevà solo tve mesi.

Dopo chiudevà. Savà movto. Pvopvio come tutto ciò che ci civconda. La caducità dell'esistenza è un avgomento che vevvà vipvoposto in ogni contenuto delle attività del locale. Mi pave ovvio".

Noi lo guardiamo con la bocca spalancata.
Come fosse un contemporaneo Albert Einstein.

"Che idea geniale!
Ma è mai possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?!", aggiunge in coro la coppia dei volontari G. e A.

Interviene Uby:

"ME RA VI GLIO SO!
Potremmo anche inserire una serata Drag Queen. Più decadenti di noi non ce n'è!
Già mi ci vedo! Tutta ricoperta di piume di struzzo. Ho giò le scarpe ed anche il vestito ideali.
Dovremmo trovare.... - pausa, silenzio, trepidazione - ...una chiesa sconsacrata!"

"Ooooooh!", facciamo tutti in coro, emotivamente provati da cotanta genialità.
Mi pare tuttavia chiaro che Uby è evidentemente partito per la tangente, rosa e glitterata come il suo cuore.

La discussione si accalora.
Ognuno propone, incita, butta giù idee.
Nascono nuove teorie dove l'assenza si mescola alla tangibilità.
Le menti lavorano fervide e le bocche parlano concitate.
Sembriamo una manica di matti in fibrillazione.
Che parlano di niente, essendone tuttavia emotivamente assai coinvolti.

Usciamo dal brunch con un'idea chiara in mente: questa cosa del locale con scadenza e morte certa, si deve fare.
Costi quello che costi.
Poco importa se l'obiettivo non sarà guardagnarci su.
Poco importa se la gestione sarà improvvisata.
Poco importa se i contenuti andranno a ruota libera fra drag queen disoccupate ed extracomunitari che racconteranno le proprie storie di vita.

Sarà comunque uno scambio. Un modo per dare una smossa (magari solo mentale) a questa Italia ferma come un monolite.

ps:....l'intenzione c'è. La follia necessaria pure. Chissà che non ci riusciremo davvero.

venerdì 27 novembre 2009

Pomeriggio intelligente

Sproloquiato da eppifemili alle 08:30 21 commenti



E' domenica.
Io e Homo siamo alla rinomatissima mostra sul Surrealismo e Dadaismo che si tiene in pieno centro storico, nella città eterna.
A due passi dal foro romano; anzi, praticamente in mezzo.

Come ogni mese, ci uniamo ad un gruppo di ragazzi che seguono periodicamente un luminare della storia dell'arte il quale, con fare accattivante e spirito critico, ci fa emergere dalla nostra bieca desolazione culturale.

Lui è il Professor Antonio Maria Ulderico de Contis.

La sua voce è profonda, suadente, incantatrice e teatrale.

Il Professor Antonio Maria Ulderico de Contis ha un'inestimabile dono: spiega l'arte con ragionamenti e discorsi ineccepibili che tuttavia non mancano di essere conditi con aneddoti divertenti ed inattesi; la qual cosa rende queste visite non solo interessanti, ma anche divertenti persino per chi ha un elettroencefalogramma totalmente piatto.

Camminiamo lungo le pareti bianche tempestate di opere inestimabili che vanno da Duchamp a De Chirico, a Magritte, a Mirò, fino ad arrivare infine a Dalì.

Ed è proprio qui che casca l'asino.

Premetto che del gruppo di giovani assetati di conoscenza (nonchè già satolli di carbonara, dato che le visite si svolgono sempre dopo un ricco pranzo domenicale), fa parte anche amica S.
Ve la ricordate?
(Chiunque volesse per caso fare un ripassino è pregato di leggere QUI e anche QUI).

Ma torniamo sui nostri passi.

Il Professor Antonio Maria Ulderico de Contis è intento a pontificare, altisonante e leggiadro, ammaliandoci ed ipnotizzandoci tutti con le sue frasi ritmate e pregne di sapienza.

E' il protagonista assoluto, il deus ex machina che si cala dal soffitto centenario e che, ponendosi di fronte a ciascun quadro, ce ne svela i segreti, i travagli, le sfide.

Siamo di fronte al quadro di Dalì (quello dove appunto cascava l'asino).

"Ragazzi, potete ora ammirare questo splendido dipinto di Salvator Dalì.
Qui il nostro ha voluto esprimere l'incombenza del tempo che trascorre inesorabile sulle nostre teste e sulle nostre coscienze.

Sullo sfondo, un paesaggio deserto, lunare, che suscita i sentimenti più disparati.
In primo piano potete notare la presenza di un libro.
Un libro che si trasforma, si evolve, e si deforma creando una protuberanza del tutto simile ad una spada".


Sono rapita, seguo la sua voce volteggiare nell'aria e poi disperdersi nei corridoi fino a svanire, risucchiata dalle tele policrome.
Tutte le menti
dei giovani seguaci che lo accerchiano, osservano il quadro assorte e silenziose, riflettendo sulle colte parole appena pronunciate (tuttavia ho il sospetto che l'occhio pallato e l'espressione corrucciata siano dovuti più che altro alla inoltrata fase digestiva della sopra citata carbonara).

Tutte le menti, ho detto.

Tranne una.

"Il libro, ragazzi - continua il professore - è semi aperto;
da esso vedete emergere un drappo sapientemente e realisticamente dipinto.
Questo drappo, è mosso da un vento leggero e, come certamente tutti voi avrete notato, al di sotto di esso si percepisce la forma ben delineata di un fallo".


A questo punto, prima che il professore riesca a proseguire nel ragionamento, mentre attorno al gruppo c'è un silenzio basito, dalla folla emerge una voce strombettante,
che rimbomba nel silenzio del museo come un tuono in un campo di grano.

"Io lì il fallo che emerge non ce lo vedo mica!", interviene S. dando voce al primo pensiero che in quel momento deve esserle passato nella mente.

"Beh! Cara, se non riesce a vederlo, mi spiace tanto per lei ma il problema è suo", risponde ironico e malizioso il Professor
Antonio Maria Ulderico de Contis.

E così, con questa botta di inarrivabile spessore culturale, si è conclusa la nostra gita al museo.

Devo dire che il cammino verso la conoscenza a volte è costellato di ostacoli insormontabili.

giovedì 15 ottobre 2009

Circa una sera in casa di amici.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:25 41 commenti

Ieri a cena in casa di amici, la padrona di casa E., nonchè mia inseparabile e storica compagna di avventure giovanili più o meno dall'asilo in poi, ha una splendida idea.

Dopo aver mangiato come degli assatanati, lei apre un cassetto.

Ci ravana dentro per un quarto d'ora e ne esce con un simpatico oggettino rosa pallido, nuovo fiammante.
Il suddetto oggetto, al contrario di quello che pensate voi, era nientepopodimeno che un delicatissimo Nintendo Brain Training.

"E che è 'sto coso??!", faccio io.

"Come?!
Non lo conosci?!
Fanno anche la pubblicità.
Ti aiuta ad allenare il cervello.
Ti mantiene giovane.
Ed in più è divertente!
", risponde E. fiera del suo recente acquisto.

"Sarà.
Ma io non mi sento ancora così decrepita ed arteriosclerotica da sentire la senile necessità di allenare il mio cervello..."
, blatero saccente.

L'allegra compagnia si fionda sull'ammiccante oggetto dal design impeccabile e dalle dimensioni ultra maneggevoli.

"Provo io! Provo io!", fa Homo attirato incurabilmente da qualsiasi cosa abbia uno schermo a cristalli liquidi, una tastiera ed un microchip al suo interno.

"Io l'ho provato varie volte.
Ti fanno fare dei test per definire la tua età cerebrale e da lì parte l'allenamento"
, interviene l'esperto Master (mio amicone fraterno dai tempi della scuola).

"Sono tutte cavolate per far spendere un sacco di soldi alla gente!", insisto io con aria di sufficienza, voltandomi (falsamente disinteressata) dall'altra parte.

Homo afferra il Nintendo.
Si mette ad armeggiare avido.

Ping. Piiing.
Ticchete, tacchete.
Tic.

- Inserisci il tuo nome - dice il computerino.

Tic. Ticchete. Tac.

- H-O-M-O - scrive diligente.

- Ora Homo, ti illustrerò alcuni passaggi che spiegano il funzionamento del tuo cervello -

Ping. Ping.
Tic.

- Sappi che l'età cerebrale ideale di un essere umano è di 20 anni -

Tic. Tic.
Tiiiic.
Ticchete.

- Andiamo avanti? Bene Homo!
Adesso dovrai rispondere il più velocemente possibile alle domande che ti porrò.
In questo modo stabiliremo la tua età cerebrale - incalza il computerino.

Homo è concentratissimo.
Gli è scattata la competizione e, con l'occhio iniettato di sangue, palpitante di motivazione, spreme le meningi.

Tic. Tiiic.
Ticchete.
Tacchete, tacchete.

Risponde rapido.
Dialoga agile con la mini tastiera.

Sta quasi per farsi partire l'embolo, quando finalmente arriva all'ultima domanda del test.
Dopo un istante di pausa, il computer dà il responso.

Biiiiiiiiiip.

- Bene Homo!
Abbiamo concluso il test.

La tua ètà cerebrale è di: 33 anni -


Niente male.
E' quasi la sua.
Persino un po' più giovane.

"Bravo Homo!", fa Master brindandoci su.
"Dai Eppi! Ora prova tu.
Vediamo cosa partorisce la tua mente lucida"
, incalza.

"Naaa! Dai!
Sono tutte domande cretine.
Una perdita di tempo"
.

"Hai paura eh?", insinua Master, viscido come una biscia (particolarmente viscida).

Paura?! Io?!! Ma non diciamo cazzate!

"Dammi qua! Ora vi faccio vedere io", e gli strappo il Nintendo dalle mani.

Ricominciamo.
Tic. Tiiic.
Tacchete. Tic.

- Inserisci il tuo nome -

Tic. Tic. Tic.

- E-P-P-I -

Tic. Ticchete.

- Ora Eppi, ti illustrerò alcuni passaggi che spiegano il funzionamento del tuo cervello - aridaje.

Ping. Ping.
Tic.

- Sappi che l'età cerebrale ideale per un essere umano è di 20 anni - Si. Ho capito.

Tic. Tic
Tiiic.

- Iniziamo il test -

Tic. Tiicchete.
Tic.

- Adesso Eppi, dovrai rispondere il più velocemente possibile alle domande che ti porrò. In questo modo stabiliremo la tua età cerebrale - Sono pronta.

Tic. Tiicchete.
Tic.

Sono sicura di me.
Pavento autostima.
Procedo serena verso il confronto decisivo con la mia intelligenza.
Il mio cervello è attivo.
Attento.
Vigile.
Palpitante.

Sto in una botte di ferro.

- Ora Eppi, procediamo con una serie di sottrazioni.
Ricorda che devi essere veloce! -


Tic.Ticchete.
Biiiip.
Ticchete, tacchete.
Tacchete.

- Bene Eppi.
Come ultima prova dovrai memorizzare dei numeri e poi trascriverli nel minor tempo possibile -
Si. Ce la posso fare.

Tic. Tic. Tiicchete.
Tic.

Alla fine, anche per me arriva il momento del responso.
Sono ansiosa.
Non sto nella pelle.
Bramo la preziosa informazione finale.

Il computerino pontifica impavido.

Biiiiiiiiiip.

- Bene Eppi!
Finalmente abbiamo concluso il test.


La tua età cerebrale è di:

80 ANNI -


Meno di 80 secondi dopo, avevo la faccia affondata nella vaschetta del gelato, nel vano tentativo di suicidarmi per asfissia nello zabaione.

martedì 29 settembre 2009

Circa gli accadimenti di venerdi sera e il loro epilogo bizzarro.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:00 42 commenti
Ho appuntamento con S. alle 8 in punto in un bar dove il nostro usuale gruppo di amici è solito incontrarsi il venerdi sera.
Infatti arriveranno anche altri simpatici individui che da tempo immemore allietano le mie serate.

Io sudo freddo.
Non so come dire a S. che A., nel pieno di una crisi depressivo/convulsiva, ha deciso di non recare la sua magna persona fino a noi.
Io me ne son fatta rapidamente una ragione.
Ma come la prenderà S.?
Dopo tutte quelle energie spese nei giorni passati a farsi bella, che manco per il restauro della Cappella Sistina, per lei non sarà facile incassare il colpo.

In ogni caso, segretamente, confido nel potere taumaturgico che hanno per lei una botta di cipria e due spazzolate di mascara nero carbone.

Arrivo nella piazzetta.
Lei è già lì.
Non avevo dubbi.
Emana un'aura luminosa.
Una luce evanescente si irradia attorno alla persona tutta, scaturendo dalla sua intrinseca energia postiva.
Tuttavia mi balena il sospetto che quella luce sia invece frutto del riflesso degli occchiali da sole giganti (montatura bianca e lente specchiata) che troneggiano sul suo bel nasino.

Appena mi vede da sola, si verifica istananeamente in lei un crollo emotivo che rimbalza immediatamente sull'espressione facciale.
Le ciglia mi si afflosciano, il capello piastrato mi si elettrizza un po' come se avesse messo le dita nella presa da 220, il rossetto cola e soprattutto, l'aura che prima la illuminava, si spegne fatalmente dopo aver emanato intermittenti e gracchianti bagliori.

"Ciao Eppi!
Cioà!
Non ci posso credere!
Non è venuto!??!!"
Vedendola trasalire, sto per tirare fuori i sali dalla borsetta ma improvvisamente riacquista colore e decido di rimandare.
Si...! Brava!
Resiste!
E' ancora in piedi!

"Cara, mi dispiace tanto.
Ti avevo avvisato del fatto che ho ricevuto dei messaggi sospetti che non promettevano niente di buono.
Non sai quanto sono delusa!",
avevo infatti preventivamente cercato di atttutire il trauma dandole degli input circa la remota possibilità di un cambiamento di piani.

"Oddio no! Cioà! Vabbè.
Mi sa che non ci 'ssa gniànte da fare.

Il dessino vuole così.

Cioà, alla fine 'ssa storia va presa con filosofia.

Io e lui non ci incontreremo mai.

Rimarrò single a vita.

Però cara, sono davvero contenta di vederti.
Alla fine sai che c'è!?! Beviamoci su e non pensiamoci più!"
Grande S.! Ti sta per partire l'embolo per la disperazione, ma reagisci.
Sono orgogliosa di te!

Ci sediamo al tavolo e nel giro di alcuni minuti ci raggiungono il Bellis (architetto), Il Giangi (commercialista) e la sua fidanzata Mari (psicologa).
Iniziamo con un prosecchino, per non sapere né leggere e né scrivere.
Ma ben presto sul nostro tavolo cominciano a scorrere fiumi di vino bianco fresco che immortalano una delle ultime calde serate romane.
S. è demoralizzata, ma arranca raschiando il fondo della bottiglia di Traminer con tutta la forza delle sue unghie laccate in una trendissima tinta fluo.

Se la beve, se la ride e un po' se la lamenta anche.

Dietro di noi, noto una ragazza che mangia da sola.
Ha di fronte un piatto e un bicchiere a calice con del vino bianco dentro.
Sta evidentemente cenando.
Da sola.
Accovacciato alle sue gambe un piccolo cagnolino la scruta protettivo.

Come al solito, il Bellis si lancia e attacca bottone.
Si scopre quasi subito che è stata appena mollata dal fidanzato storico, il quale le ha chiesto la classica pausa riflessiva.
Questa è la prima sera che lui non dorme nella loro casa.
E lei non ce la fa a stare da sola.
Tò!
Casualmente, tutto ciò suscita nel Bellis uno spontaneo interesse dettato dalla sua particolare vocazione all'arte consolatoria.
Vero obiettivo: il rimorchio della biondina la quale, nel giro di 3 minuti, viene fagocitata e si ritrova seduta al nostro chiassoso tavolo.

Dunque, ricapitolando, l'allegra combriccola si arricchisce di:

N. 1 donna depressa corredata da acute crisi abbandoniche

+

N.1 cane randagio da poco raccattato dalla strada, accompagnato dalle medesime crisi.

E' tuttapposto.

Comincio a percepire nell'aria una strana sensazione: la serata sta decisamente prendendo una piega bizzarra.

Al nostro tavolo erano già presenti:

-
S., single quarantenne abbacchiata e pure un bel po' brilla, in vena di bilanci esistenziali negativi
-
Eppi-architetto in uno stato d'ansia cronico, causa missione consolatoria; è tuttavia armata di un inusuale spirito di iniziativa e di una massiccia dose di anti-depressivi.
-
Il Bellis, giullare storico del gruppo, decisamente lanciato verso un'impresa disperata e galoppante di rimorchio selvaggio.
-
Il Giangi, uomo dalla sensibilità sopraffina, avvezzo al pettegolezzo impudico che la schiava Isaura gli fa un baffo.
-
e soprattutto la Mari, professione psicologa, con la mania dell'interpretazione e frantumazione della personalità di tutti quelli che le capitano a tiro.

L'aggiunta dei sopra citati due nuovi arrivi, non mi pare creare una sinergia emotiva ideale per la serena prosecuzione della serata.
No.

In men che non si dica, quello che doveva essere un banale aperitivo autunnale, si evolve geneticamente in una profonda seduta psicanalitica, con la nuova arrivata in lacrime accasciata sulla sedia, S. che la consola, Il Giangi che le riempie continuamente il bicchiere per farle dimenticare i suoi guai, la Mari che la psicanalizza e il Bellis che ci prova come un disperato.

Argomento trattato: lo spezzettamento dell'io e la frammentazione del subconscio extra sensoriale inserito in un contesto di privazione sentimentale.

Risultato: una sonora e memorabile sbornia collettiva.

Manco ve lo dico che sono tornata a casa con un gran mal di testa.

mercoledì 23 settembre 2009

L'arrivo di A.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:05 56 commenti













L'arrivo di A. manda puntualmente la mia amica S. in fibrillazione.

La fibrillazione di S. ha due livelli:

-
livello medio/contenibile nei periodi in cui A. è fidanzato.

-
livello delirante/cardiopatico nei periodi in cui, per una vicenda o per un'altra, A. è single.

Fatto sta che venerdì A. (mio amico nonchè convivente storico dei tempi dell'Erasmus selvaggio a Parigi) cala a Roma per il week end, e più precisamente nella nostra modesta magione.

A. è bello.
Ma bello, eh!??!
A. è elegante.
A. è raffinato.
Ma soprattutto in questo momento A. è decisamente single.

Manco a dirlo, essendosi sparsa nella capitale la voce che A. arriva, una assidua folla di amiche mi si palesa improvvisamente in ogni dove.
Appollaiate dietro la porta di casa, nascoste sotto lo zerbino, accampate in terrazzo con tenda e fornelletto da campeggio, calate con funi dal tetto di Gertrud.

Nel raggio di 10 chilometri intorno al Raccordo Anulare, non si trova un'estetista che abbia un buco libero manco a pagarla oro.
Tutto prenotato.
Occupato.
Mobilitato.
La parte femminile della città si è prontamente attivata in attesa del lieto evento.

Neanche per la vigilia di Natale c'è un tale fermento.

Tuttavia, prima fra tutte, regina incontrastata, e determinata come una velina a caccia del suo calciatore, primeggia lei:

S.

S. ama A. alla follia.

Da anni spera ardentemente che un giorno lui la rapisca e la porti via con sé, caricandosela sulla sua renault 4 rossa scalcagnata (che però lei -
per non sapere né leggere e né scrivere -ha preventivamente accessoriato con una tappezzeria in ecopelle leopardata, una finta pelliccetta fuxia sul cruscotto e un paio di pon-pon rosa confetto appesi allo specchietto).

S. lo ama di un amore dichiarato e senza speranza.

Ma A. è lento.
Leeeeento.
Da farti cascare le braccia.
A. non si muove nenache se vede Cindy Crawford inerpicata su un tacco venti, inguainata in un paio di calze a rete nere e strizzata dentro una guepiere di pizzo.
A meno che, ovviamente, non sia lei a saltargli addosso.

A. guarda il cielo.
Fa il vago.
Riflette.
Medita sul ruolo che l'essere umano occupa in questo bizzarro, bizzarro mondo.

Ora.
Potete ben immaginare come, fra un'asceta intellettuale rincoglionito e una che ha come principale preoccupazione mensile la tonalità di fuxia che deve scegliere per le unghie dei piedi, la compatibilità sia tutt'altro che scontata.

Tuttavia S. imperterrita, si ostina a voler ignorare tutto ciò.

Insiste, e continua a sognare garbatamente il principe azzurro, illudendosi che un giorno finalmente diventerà "SUO".

"Ciao tesoro. Ti volevo dare una bella notizia. Venerdi viene a Roma A. Che dici? organizziamo una cena tutti insieme?"

"Davvaro??
Oddio che nius!!
Cioà! Che facciamo, andiamo a cena in una bella locasciòn?
Magari, per sicurezza, mi tengo free per tutto il weekend; che dici? "


"Beh! veramente è probabile che ci vedremo solo il venerdi perchè lui sabato ha un matrimonio e domenica forse già riparte".

"Occai. Allora sènti.
Mi organizzo un attimo e ti richiamo later.
Cià-ccià".


Tre minuti e venticinque secondi dopo...

"Eppi tesoro, allora è tutto occai.
Cioà.
Ciò una tabbella di marcia fantassica.

Mercoledi vado al biutisalon e mi sparo una bella french manicure e poi un piling riggenerante con rivitalizzazione viso.

Cioà.
Dapaura!
Giovedi vado dal parrucchiere e mi do una botta di colpi di sole.
Venerdi mi faccio la ceretta e una fantassica maschera sebboriggenerante.

Dapa!
Per la sera, tiggiuro,
starò un fiore".


Ah! L'amour...

lunedì 31 agosto 2009

Il ritorno di S.

Sproloquiato da eppifemili alle 16:08 25 commenti
















Vi ricordate per caso di S., l’ amica di cui ho ripetutamente parlato QUI ?

Quella che, essendo single, è una divoratrice assatanata di mondanità ed appuntamenti?

Beh! Magari a voi non interesserà, ma fatto sta che S. è appena tornata dalle vacanze.

S. è andata in Grecia.

Su un’isola fantastica che chiameremo Oskiolampapopulus.

S. si è divertita un sacco a Oskiolampapopulus e, durante la prima telefonata di aggiornamento, mi ha descritto a grandi linee l’andamento delle sue ferie appena concluse.

“Ciao Eppi, tesoro! Come stai?”

“Bene grazie. E tu cara? Quando sei tornata?”

Da un paio di giorni. Sono stata in Gracia, a Oskiolampapopulus. Cioà… non puoi capire. Un posto intergalattico.

Un mare dapaura. Eppoi una vita molto soft.

Cioà, davvero.

Con le mie amiche abbiamo passato fantassici giorni di relax, in una

locasciòn mooooolto cuul.

Questa volta gniante nait cleb. Gniante vita mondana.

Sono stata veramente alla grande”. A quel punto sono tentata di chiederle le prove inconfutabili, perchè mica ci credo tanto.

“Ne sono felice”. Magari per una volta si è redenta.

“Si. Guarda. Ho capito un sacco di cose”. E lì comincio seriamente a tremare.

Abbiamo fatto davvero una vita semplice, lontano da questa società moderna del cavolo. Oddio, che fa?! Me la butta sul sociale?!

“Al giorno d’oggi siamo abbituati a ’sto consumismo, ‘na cifra di condizionamenti. Lì invece gniante: mare, sole, riposo”. Prosegue convinta, manco fosse andata in Papua Nuova Guinea.

E comunque per la cronaca, si. L’ha buttata sul sociale.

“A davvero?”, incalzo io basita.

“Si guarda. Tiggiuro! An certo punto ho detto allamiche mie:

Oh! Lasciatemi qui.

In fondo, i vestiti ce li ho per un anno;

le scarpe pure;

i costumi mi bastano per due anni.

Stoappostocosì. Sto”.

Mi rendo conto che, a quel punto, di fronte al problema del luk, la questione sociale non poteva che andare decisamente a farsi fottere.

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martedì 7 luglio 2009

DA UN PO’ MI PIACCIONO BORI

Sproloquiato da eppifemili alle 15:50 0 commenti
Amica di Master durante una cena in terrazza: “Sai Eppi, sono molto cambiata: da un po’ di tempo mi piacciono bori”.

Io: “Come bori?”

Amica di Master: “Si insomma, fino a una certa età mi piacevano i ragazzi impalati, impostati, precisini. E da un po’ mi piacciono i bori”

Io: “Scusa, mi definiresti “bori” ? Non so, dammi un dettaglio, una descrizione. Qualcosa”.

Nella mia ignoranza avevo sempre pensato che la definizione “boro” in romano equivalesse a “coatto” ovvero, per i non romani, cafone/poco fine.

A quel punto, dovevo decisamente andare a fondo alla golosa questione che mi si era così inaspettatamente presentata.

Amica di Master: “Come te lo spiego? Sai, che ne so?…uno boro, uno che cià la collanina al collo”.

E io che ancora pensavo che quelli con la collanina fossero normali.

Secondo voi so’ io quella strana?

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