venerdì 9 luglio 2010
HANGOVER
STOP.
SI RINGRAZIA HERNANDITO NOSTRO PER ESSERE PRONTAMENTE ARRIVATO IN SOCCORSO QUESTO SIMPATICO VENERDI MATTINA.
STOP.
MI VADO A INGOZZARE DI MOMENT.
STOP.
venerdì 26 febbraio 2010
ABSOLUTE TANGHERI...DE' NOANTRI

Giovedi' sera: lezione di prova gratuita per principianti organizzata da el maestro arhentino de tango Estefàn per allargare el suos orisonte y tambien el suos portafolios.
Per promuovere l'evento sono stati affittati 8 cessna biposto, dai quali sono state scaraventate tonnellate e tonnellate di volantini che hanno poi tappezzato le vie di Trastevere (la mia compresa) per giorni e giorni a seguire.
E fin qui, NONFAUNAPIEGA.
Premetto che alla famigerata e AUGUSTA coppia tanghera formata da me ed Uby (se non sai chi è clicca QUI oppure fattene una ragione), tempo fa, se n'è aggiunta un'altra composta da Amica S. (storica amica di Eppi - per info clicca QUI) e Arcangelo G. (amico gay di Uby - per info clicca QUI e QUI).
Per i più affezionati so già che questo è un preludio alquanto interessante.
Agli altri consiglio vivamente un ripassino.
Fatto sta che la formazione danzereccia è la seguente:
Eppi + Uby
Amica S. + Arcangelo G.
Tutti e quattro pericolosamente insieme.
Io e Uby, nonostante ormai appartenenti al corso intermedio in quanto capaci di volteggiare come otarie sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, decidiamo comunque di onorare della nostra divina presenza la lezione di prova.
Con determinazione e buona volontà ci siamo rimboccati le maniche decorate di paillettes rosa, ed abbiamo deciso di fare un ripasso delle figure base (siamo molto umili noi), per poi proseguire nell'apprendimento, subito dopo, con la lezione intermedi.
La nostra.
Amica S. batte immediatamente il record mondiale di rimorchio a strascico, adocchiando prontamente un tipo con il quale nel giro di 30 secondi (il record mondiale era rimasto imbattuto da secoli) si scambia i numeri di telefonino promettendosi amore eterno.
Arcangelo G. un po' ingelosito, nell'attesa, viene invitato a ballare da una signora inglese ultra sessantenne con la quale, invece di volteggiare leggiadro, cerca di comunicare a gesti intramezzati da frasi in aramaico (visti i suoi evidenti limiti nell'idioma anglosassone).
Dalla fatica gli è già colato tutto il fondotinta.
Io e Uby, per non smentirci, la buttiamo fragorosamente in caciara, venendo ripresi più volte dal maestro Estefàn, come bambini ciarlieri in quinta elementare.
Nuntepoisbajà.
Velocemente termina la lezione principianti.
Amica S. e Arcangelo G. sono pronti per defilarsi.
Io ed Uby, teoricamente, dobbiamo restare per la lezione successiva.
...Certo che però, a pensarci bene, siamo un po' stanchini...
Amica S. e Arcangelo G. fanno per salutarci quando...
Io e Uby ci fissiamo attoniti e dubbiosi.
Attimo di silenzio.
Momento di panico e sguardi che dall'indeciso passano al complice.
Non ricordo esattamente cosa è successo nel frattempo.
So solo che cinque minuti dopo, invece che a ballare il tango, i quattro dell'Apocalisse si sono ritrovati, con le gambe stirate a quattro di bastoni sotto il tavolino della trattoria dietro l'angolo (con tovaglia a quadri bianchi e rossi),
a gozzovigliare come forsennati davanti a una carbonara gigante e a due carciofi alla romana.
Ed è come sempre tuttapposto.
lunedì 21 dicembre 2009
L'idea geniale.

Si è al brunch domenicale con amiconi vecchi e nuovi.
In pieno centro di Roma, dove praticamente per entrare in un locale a mangiare qualcosa devi fare a cazzotti con turisti assatanati, pariolini impettiti e radical chic de' noantri.
Noi, dopo interminabili ricerche e lunghissime trattative, si conquista un tavolo per le ore 14:00.
Abbiamo ospite da noi per il week end amico di Homo Eburneo B.
Eburneo B. è l'intellettuale vero.
Quello che ti tira fuori un concetto filosofico pure da una zucchina marcia.
E, impegnandosi a fondo, persino dal neurone impazzito di Eppidog.
Le sue parole secernono cultura esattamente nella stessa quantità in cui io secerno muco durante i miei epocali raffreddori invernali.
Eburneo B. è del Nord Est.
Ed è sceso a valle, catapultato in una Roma delirante causa manifestazioni, traffico e delirio pre natalizio.
Ma torniamo al brunch.
Durante il percorso che unisce la nostra magione al ristorante, ricevo n.3 telefonate di gente che, all'idea di una qualsiasi cosa di commestibile, venderebbe sua madre, la casa e pure il gatto.
La prima è amica R. che dice che arriva subito.
Il secondo è Uby che afferma che si catapulta in un baleno.
I terzi sono la famigerata coppia di amici con cui facciamo volontariato al canile: anche loro sono lì in un baleno.
Ecchettelodicoaffà?!
Morale: alle ore 15 non si vede ancora nessuno.
Peeerfetto.
Alla fine, contemporaneamente, giungono a noi tutti i famelici.
Ci sediamo.
Noi intorno ad un simpatico ed accogliente tavolino.
Eppidog sotto al medesimo.
Ad un certo punto, fra un pezzo di pollo e un cucchiaio di couscous, io me ne esco con un'idea che mi era balenata per caso giorni prima riguardo all'intenzione di aprire una specie di locale a tempo determinato.
Con una scadenza, esattamente come il cibo.
Un posto dove si va e ci sono cose che accadono, in cui ognuno può dare un contributo, esporre opere, intavolare discussioni, scambiare oggetti che non usa più.
In una parola: socializzare.
Getto l'imput sul tavolino come fossero due dadi del monopoli e attendo la reazione degli acuti commensali.
Ovviamente so per certo che non sarò delusa.
Eburneo B. me la butta immediatamente sul filosofico e comincia a decontestualizzare il luogo, attribuendogli una funzione culturale di ampio respiro e profondo spessore sociologico:
"Si potvebbe senza dubbio vealizzave un luogo pev vicovdavci della tempovaneità della vita. Tutto finisce. Questo è il concetto gvandioso.
Quindi anche il locale stesso lo favà. Duvevà solo tve mesi.
Dopo chiudevà. Savà movto. Pvopvio come tutto ciò che ci civconda. La caducità dell'esistenza è un avgomento che vevvà vipvoposto in ogni contenuto delle attività del locale. Mi pave ovvio".
Noi lo guardiamo con la bocca spalancata.
Come fosse un contemporaneo Albert Einstein.
"Che idea geniale!
Ma è mai possibile che nessuno ci abbia mai pensato prima?!", aggiunge in coro la coppia dei volontari G. e A.
Interviene Uby:
"ME RA VI GLIO SO!
Potremmo anche inserire una serata Drag Queen. Più decadenti di noi non ce n'è!
Già mi ci vedo! Tutta ricoperta di piume di struzzo. Ho giò le scarpe ed anche il vestito ideali.
Dovremmo trovare.... - pausa, silenzio, trepidazione - ...una chiesa sconsacrata!"
"Ooooooh!", facciamo tutti in coro, emotivamente provati da cotanta genialità.
Mi pare tuttavia chiaro che Uby è evidentemente partito per la tangente, rosa e glitterata come il suo cuore.
La discussione si accalora.
Ognuno propone, incita, butta giù idee.
Nascono nuove teorie dove l'assenza si mescola alla tangibilità.
Le menti lavorano fervide e le bocche parlano concitate.
Sembriamo una manica di matti in fibrillazione.
Che parlano di niente, essendone tuttavia emotivamente assai coinvolti.
Usciamo dal brunch con un'idea chiara in mente: questa cosa del locale con scadenza e morte certa, si deve fare.
Costi quello che costi.
Poco importa se l'obiettivo non sarà guardagnarci su.
Poco importa se la gestione sarà improvvisata.
Poco importa se i contenuti andranno a ruota libera fra drag queen disoccupate ed extracomunitari che racconteranno le proprie storie di vita.
Sarà comunque uno scambio. Un modo per dare una smossa (magari solo mentale) a questa Italia ferma come un monolite.
ps:....l'intenzione c'è. La follia necessaria pure. Chissà che non ci riusciremo davvero.
martedì 15 dicembre 2009
Tango passion - parte seconda

Amica S. e Arcagnelo G. sembrano affiatarsi subito.
Considerando che non si conoscevano fino a 5 minuti prima e che sono ora appiccicati con la colla bicomponente, mi pare ovvio che il match ha funzionato.
Tra la fine della lezione e l'inizio della milonga vera e propria, scatta la pausa "drink e sigaretta".
Quindi ci appropinquiamo con in mano uno spritz (io) e un accendino (loro) verso la saletta fumatori.
Qui facciamo l'incontro con Raf, ragazzo Beneventano approdato per la prima volta al tango, che si accompagna ad un improbabile gruppo di giovani americani residenti a Roma.
Come un fiume in piena, l'irruenza dei Quattro dell'Apocalisse, lo travolge con una serie martellante di domande inquisitorie;
prima per capire l'orientamento sessuale e poi per fargli cambiare idea (ognuno ovviamente verso la propria direzione).
Un assalto della corazzata Potëmkin sarebbe stato sicuramente più delicato.
Il povero malcapitato, divertito ma esausto, dopo poco ci abbandona e barcollando mezzo tramortito dal fiume di parole che lo ha travolto, fugge in sala.
Bastiamo a noi stessi.
Sembriamo un tornado al massimo della sua forza centrifuga.
Inglobiamo senza pietà tutto ciò che ci circonda ingurgitandolo, consumandolo e risputandolo fuori.
Distrutto.
Torniamo a ballare, a bere, e poi alla successiva pausa sigaretta (loro).
Questa volta nella saletta incontriamo una coppia sulla sessantina che frequenta con me e Uby il corso del giovedi sera, livello inermedio ci tengo a precisare.
Ovviamente scatta di nuovo l'inquisizione che manco Savonarola al massimo della sua potenza.
Trattasi di coppia di amici (pare) che lasciano i rispettivi consorti a casa (si dice), per dedicarsi alla passione per il tango (si mormora);
almeno un paio di volte a settimana.
Lei splendida ed elegantissima.
Lui distinto ed allegro.
Parliamo, ci scambiamo battute sarcastiche, prendiamo un altro drink.
Siamo ormai tutti decentemente sfatti.
Sono le tre del mattino.
Siamo lì dalle 9:30.
Il fantastico trucco di amica S. è ormai colato come un gelato al cocco sotto il sole di agosto;
il fondotinta di Uby e di Arcangelo G. è diventato del tutto simile ad una pappetta rosastra.
Io sono mezza brilla causa terzo spritz a stomaco vuoto.
Sembriamo 4 catorci accasciati in un garage abbandonato.
Le forze cominciano a venir meno.
Ci guardiamo i due sessantenni.
Come faranno ad arrancare ancora a quest'ora e alla loro età?
Abbiamo la certezza assoluta che ad istanti si congederanno da noi per imboccare le strade delle rispettive magioni.
Certo non saremo noi i primi a gettare la spugna.
E infatti...
La coppia ci guarda baldanzosa.
La signora alzandosi improvvisamente ci fa: "Su forza ragazzi! Basta ora! Andiamo a ballare! Chi si ferma è perduto! Mica siamo qui per chiacchierare. Forza!".
Balza in piedi e saltellante se ne va verso la pista.
Il signore distinto ed allegro la segue arzillo.
Noi, stremati e macilenti ci guardiamo annichiliti.
Ci scambiamo mortificati sguardi supplichevoli.
Poi un attimo di silenzio.
Uby guarda l'orologio.
Amica S. si gingilla molestando l'orecchino.
Per prima, ho il coraggio di parlare.
"Vogliamo andare via?! Io sarei anche un po' stanchina..."
Amica S., Arcangelo G. e Uby si illuminano di gratitudine sfoderando due fantastici sorrisi a 48 denti.
In un balzo e nel giro di 30 secondi siamo in macchina, sfreccianti verso casa.
Sognamo già il tepore confortevole delle coperte che ha spazzato via l'umiliazione della rinuncia.
Mentre guido, con uno che mi ronfa in un orecchio, e l'altra che mi biascica parole senza senso nell'altro, penso:
Aaah!!
...Beata gioventù.
giovedì 10 dicembre 2009
Tango Passion_parte prima

Serata degna di nota.
Dopo giorni di si, di no, di forse, di ma e di perchè, finalmente decidiamo.
Si va in Milonga.
Solo che questa volta non siamo solo io e Uby a gettarci agili e leggiadri nelle danze.
Questa volta l'appuntamento è allargato nientepopodimenochè a amica S. (rinomata bomba sexy romana, incurabilmente single a caccia di principe azzurro) e amico di Uby Arcangelo G. (gayissimo pure lui, con un innamoramento complicato in corso e un'inequivocabile tendenza al melodrammatico/depressivo).
Per l'appena costituita "coppia di coniugi virtual/danzerecci" è la prima serata tanghera.
Sono principianti assoluti.
Loro.
Tzè...
Il programma della serata è il seguente:
- apputamento di raduno con conseguente raggiungimento della destinazione prestabilita, altresì definita da Amica S. "locasciòn".
- lezione di tango (principianti per loro e intermedi per noi - lo so. Siamo davvero troppo cooool!)
- proseguimento fino ad orario non stabilito delle danze nella milonga (che poi non è altro che la scuola trasformata in locale da ballo alla fine delle lezioni).
Fin qui mi pare tutto chiaro.
Quello che non è proprio così chiaro è il fatto che io mi vedo piantata per ben 30 minuti in macchina da sola in una piazza qualsiasi di un affollato sabato sera romano, in attesa dei due accompagnatori i quali, non appena arrivati, trafelati si giustificano attribuendo la colpa ad un maquillage mal riuscito e ad un'applicazione imprecisa del fondo tinta.
Peeeerfeeeetto.
Passiamo a prendere S. che si presenta con un paio di pantaloni tatuati, dentro i quali si ergono strippatissime due lunghe gambe, inviluppate in aggressive calze a rete ed agevolate da un agile tacco 12.
E' raggiante.
Recentemente sta seguendo un corso di trucco e mi pare logico che scatti prontamente fra lei e "i nostri" una discussione (più simile ad una mitragliatrice a canne multiple) di consigli su prodotti di bellezza, creme antirughe, cosmesi, sieri dell'eterna giovinezza, Dorian Gray (che poi secondo loro si dovrebbe chiamare Dorian Gay), ecc.
Io guido.
Arriviamo in un luogo non definito a metà fra un garage, un centro sociale ed un rifugio anti atomico.
Apriamo un cancelletto di ferro sul quale c'è un foglio di carta con sopra scritto a mano "Milonga".
Entriamo in una porticina minuscola.
Scendiamo un'inquietante rampetta di scale.
E' buio.
A questo punto mi aspetto di veder spuntare Misery con un coltello in mano e un rumecoca nell'altra.
Ed invece, ben presto io e Uby cominciamo a riconoscere alcune rassicuranti facce note.
C'è ovviamente Estefàn (el ensegnante de tango); di lui si innamorano istantaneamente sia amica S. che Arcangelo G. (Uby è già invaghito di lui da almeno un annetto).
Si intavola una discussione sul fatto se sia o no fidanzato e, non venendo a capo della questione, Uby lo chiama:
"Estefàn, caro come stai?"
"Bene. Esono felis de vedervi achì anche enella Milonga esta ssera".
"Caro! Anche noi!", prosegue Uby con un sorriso modello Telefunken a 45 denti.
Si insinua subdolo come una faina: "Ma la tua fidanzata non l'hai portata?"
Estefàn se lo guarda corrucciato e fa:
"Ma jo non tengo la fidanssatta. Està finida. No mas".
Gli rifilo un dispiaciuto sguardo di condivisione per il recente lutto sentimentale.
Vorrei quasi abbracciarlo per comunicargli un gesto di disinteressato affetto e sostegno.
Sento quasi di essere vicina alla commozione quando, guardandomi rapidamente attorno, scorgo tutti in fila, tre smaglianti quanto rapaci giganteschi sorrisi.
Negli occhi di amica S, Arcangelo G. e Uby si è accesa improvvisamente l'ardente speranza attizzata dalla sensazionale notizia.
Come avvoltoi roteanti su lande desertiche, sono ora tutti in lizza per l'ambita preda: el corazòn ferito del povero Estefàn.
Per fortuna inizia la lezione e i tre riacquistano una parvenza di decenza emotiva.
Si asciugano la bava fuoriuscita dalle rapaci bocche e incominciamo le danze.
....to be continued.
mercoledì 4 novembre 2009
Mondi paralleli

Eppi: "Allora che si fa?Andiamo a cena al giapponese?"
Amico di Homo Pesce L.: "Si dai! Prima però passo a prendere Stefanie e poi arrivo".
Eppi: "Stefanie?!?! Ahaa-ah! Di nuovo lei! Non mi hai raccontato niente!"
Amico di Homo Pesce L.: "Beh! Non ho raccontato niente perchè non c' è niente da raccontare. E' una ragazza che ho incontrato".
Punto.
Chiaro no?
Conciso.
Preciso.
Esaustivo.
Chiusa conversazione.
Del resto, cosa chiedere di più?
Amico di Homo Pesce L., l'uomo più taciturno della galassia, quello che al posto delle parole proferisce bolle (come un pesce appunto), ha infilato più sillabe di seguito di quante non ne abbia espresse negli ultimi dieci mesi.
La sua frase equivale praticamente ad una dettagliata confessione, corredata da particolari meticolosi, succulenti e piccanti.
Nel frattempo Homo, imbarazzatissimo, fa il vago fingendo di non conoscermi, facendo gestacci per farmi tacere, e rimpiangendo il giorno in cui mi ha chiesta in sposa.
Figuriamoci.
Io trivello e mi avvinghio alla questione come una cozza allo scoglio.
Ma niente.
Nessuna ulteriore informazione viene snocciolata, e rimango lì, in attesa dell'oracolo che non ha nessuna intenzione di palesarsi.
...Esattamente la stessa cosa che è successa pochi giorni prima, durante un anonimo e non programmato caffè di mezza mattina.
Amica di Eppi R.: "Tesooorooo! Non sai cosa mi è successo!"
Eppi:"Cosa cara?! Dimmi tutto! Voglio i particolari. Non tralasciare nulla.
Non essere avara".
Amica di Eppi R: "Allora. Erano giorni che non mi chiamava.
Poi, ad un certo punto ha cominciato ad inviare una serie di messaggi. Aspetta, te li leggo", li passiamo chirurgicamente al vaglio tutti; non ne tralasciamo neanche uno.
Valutiamo i pro.
I contro.
I come.
I perchè.
I quando.
E pure i qualora.
(Perche non si sa mai).
Procediamo con la conversazione.
Amica di Eppi R: "Vedi questa parola?!
La vedi?!
Non ci posso credere.
Ma secondo te, che senso ha realmente?"
La successiva ora e 20 minuti ci vede impegnate in una dettagliata frantumazione dell'io recondito del malcapitato messaggiatore, con conseguente analisi psico-socio-emotiva del suo subconscio (più sub che conscio a dire il vero).
Tre caffè, due fiumi in piena di parole, e circa 7 telefonate dopo, non paghe, decidiamo di darci appuntamento per l'aperitivo serale, per sviscerare la degna questione come merita.
Ma ora mi domando e dico: uomini e donne vivono davvero sullo stesso pianeta?
domenica 1 novembre 2009
IL SETTIMO TEFPOW !
Il post vincitore del TEFPOW (The Eppifemili's favourite Post Of the Week) di questa settimana, riflette con chirurgica precisione alcune situazioni che si verificano puntualmente nella nostra Eppifemili.
Ogni giorno come Dio lo manda, con puntualità svizzera ed insistenza tedesca, vagonate su vagonate di cibo imboccano la strada di casa nostra;
citofonano;
salgono le scale;
per poi stiparsi strettissime nel nostro frigorifero e, conseguantemente, sul nostro giro vita.
Cotali indeterminate quantità di manicaretti (dietetici e non), provengono dalle laboriosissime ed infaticabili cucine delle nostre rispettive MDG (Macchine Da Guerra), altrimenti note come nostre madri generatrici, le quali, non avendo ancora la possibilità di sfogarsi con un nipotino ed avendo purtuttavia una grande e pneumaticamente vuota quantità di tempo libero, non fanno altro che cucinare dalla mattina alla sera, recapitandoci per direttissima la versione casalinga dei Mercati Generali di Roma.
Il risultato è che l'ultima volta che io e Homo ("poveri figlioli così magri ed impegnati") abbiamo fatto personalmente la spesa, risale più o meno al lontano 2005.
Ragazzi, se aprite il nostro frigorifero in una qualsiasi ora di un giorno qualsiasi, non ci troverete neanche un misero centimetro quadrato libero.
Tuttavia avrete modo di ammirare ripiani stracolmi di verdurine, scatolette riempite di affettati, polpettine accatastate con precisione giapponese, ettolitri di minestrone e, per finire, tonnellate di frutta di stagione.
Tutto è stipato, costipato e pressato.
Quando poi capita che per alcuni giorni a settimana non consumiamo i nostri pasti in casa, succede l'apocalisse.
Il cibo in eccesso, non solo non viene smaltito in tempo, ma si accumula drasticamente costringendoci a sedute bulimiche forsennate o ad improvvisi inviti a cena di amici famelici.
Beh! Come dice il caro Presidente di Banana Republik, la mamma italiana queste cose ce l'ha nel DNA.
E non c'è altro da dire.
Anche perchè c'è poco da dire se uno è costantemente impegnato a masticare...
Vi auguro dunque una buona lettura di:
RESPECT
- per leggerlo cliccaci su -
*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.
**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:
giovedì 15 ottobre 2009
Circa una sera in casa di amici.

Ieri a cena in casa di amici, la padrona di casa E., nonchè mia inseparabile e storica compagna di avventure giovanili più o meno dall'asilo in poi, ha una splendida idea.
Dopo aver mangiato come degli assatanati, lei apre un cassetto.
Ci ravana dentro per un quarto d'ora e ne esce con un simpatico oggettino rosa pallido, nuovo fiammante.
Il suddetto oggetto, al contrario di quello che pensate voi, era nientepopodimeno che un delicatissimo Nintendo Brain Training.
"E che è 'sto coso??!", faccio io.
"Come?!
Non lo conosci?!
Fanno anche la pubblicità.
Ti aiuta ad allenare il cervello.
Ti mantiene giovane.
Ed in più è divertente!", risponde E. fiera del suo recente acquisto.
"Sarà.
Ma io non mi sento ancora così decrepita ed arteriosclerotica da sentire la senile necessità di allenare il mio cervello...", blatero saccente.
L'allegra compagnia si fionda sull'ammiccante oggetto dal design impeccabile e dalle dimensioni ultra maneggevoli.
"Provo io! Provo io!", fa Homo attirato incurabilmente da qualsiasi cosa abbia uno schermo a cristalli liquidi, una tastiera ed un microchip al suo interno.
"Io l'ho provato varie volte.
Ti fanno fare dei test per definire la tua età cerebrale e da lì parte l'allenamento", interviene l'esperto Master (mio amicone fraterno dai tempi della scuola).
"Sono tutte cavolate per far spendere un sacco di soldi alla gente!", insisto io con aria di sufficienza, voltandomi (falsamente disinteressata) dall'altra parte.
Homo afferra il Nintendo.
Si mette ad armeggiare avido.
Ping. Piiing.
Ticchete, tacchete.
Tic.
- Inserisci il tuo nome - dice il computerino.
Tic. Ticchete. Tac.
- H-O-M-O - scrive diligente.
- Ora Homo, ti illustrerò alcuni passaggi che spiegano il funzionamento del tuo cervello -
Ping. Ping.
Tic.
- Sappi che l'età cerebrale ideale di un essere umano è di 20 anni -
Tic. Tic.
Tiiiic.
Ticchete.
- Andiamo avanti? Bene Homo!
Adesso dovrai rispondere il più velocemente possibile alle domande che ti porrò.
In questo modo stabiliremo la tua età cerebrale - incalza il computerino.
Homo è concentratissimo.
Gli è scattata la competizione e, con l'occhio iniettato di sangue, palpitante di motivazione, spreme le meningi.
Tic. Tiiic.
Ticchete.
Tacchete, tacchete.
Risponde rapido.
Dialoga agile con la mini tastiera.
Sta quasi per farsi partire l'embolo, quando finalmente arriva all'ultima domanda del test.
Dopo un istante di pausa, il computer dà il responso.
Biiiiiiiiiip.
- Bene Homo!
Abbiamo concluso il test.
La tua ètà cerebrale è di: 33 anni -
Niente male.
E' quasi la sua.
Persino un po' più giovane.
"Bravo Homo!", fa Master brindandoci su.
"Dai Eppi! Ora prova tu.
Vediamo cosa partorisce la tua mente lucida", incalza.
"Naaa! Dai!
Sono tutte domande cretine.
Una perdita di tempo".
"Hai paura eh?", insinua Master, viscido come una biscia (particolarmente viscida).
Paura?! Io?!! Ma non diciamo cazzate!
"Dammi qua! Ora vi faccio vedere io", e gli strappo il Nintendo dalle mani.
Ricominciamo.
Tic. Tiiic.
Tacchete. Tic.
- Inserisci il tuo nome -
Tic. Tic. Tic.
- E-P-P-I -
Tic. Ticchete.
- Ora Eppi, ti illustrerò alcuni passaggi che spiegano il funzionamento del tuo cervello - aridaje.
Ping. Ping.
Tic.
- Sappi che l'età cerebrale ideale per un essere umano è di 20 anni - Si. Ho capito.
Tic. Tic
Tiiic.
- Iniziamo il test -
Tic. Tiicchete.
Tic.
- Adesso Eppi, dovrai rispondere il più velocemente possibile alle domande che ti porrò. In questo modo stabiliremo la tua età cerebrale - Sono pronta.
Tic. Tiicchete.
Tic.
Sono sicura di me.
Pavento autostima.
Procedo serena verso il confronto decisivo con la mia intelligenza.
Il mio cervello è attivo.
Attento.
Vigile.
Palpitante.
Sto in una botte di ferro.
- Ora Eppi, procediamo con una serie di sottrazioni.
Ricorda che devi essere veloce! -
Tic.Ticchete.
Biiiip.
Ticchete, tacchete.
Tacchete.
- Bene Eppi.
Come ultima prova dovrai memorizzare dei numeri e poi trascriverli nel minor tempo possibile - Si. Ce la posso fare.
Tic. Tic. Tiicchete.
Tic.
Alla fine, anche per me arriva il momento del responso.
Sono ansiosa.
Non sto nella pelle.
Bramo la preziosa informazione finale.
Il computerino pontifica impavido.
Biiiiiiiiiip.
- Bene Eppi!
Finalmente abbiamo concluso il test.
La tua età cerebrale è di:
80 ANNI -
Meno di 80 secondi dopo, avevo la faccia affondata nella vaschetta del gelato, nel vano tentativo di suicidarmi per asfissia nello zabaione.
giovedì 8 ottobre 2009
Una serata omertosa

Mi domando.
Per quale motivo gli uomini fra loro non parlano?!
Non proferiscono verbo.
Non comunicano se non a monosillabi.
Prendete ieri, per esempio.
Siamo appena tornati da un estenuante servizio fotografico che ci ha emotivamente e fisicamente provati.
Homo riceve una telefonata dal suo storico migliore amico, che per convenzione chiameremo Pesce L.
Pesce L. non parla.
Lui al massimo mugugna.
Oppure fa le bolle;
come i pesci;
che puntualmente, dopo appena tre secondi, si smaterializzano con un tenue "Pouff".
Lui lancia la precaria informazione nell'etere, la quale viene successivamente afferrata da Homo in modo vago ed approssimativo, per poi finire moribonda e trascurata nel nulla assoluto del silenzio.
Bene.
La telefonata consiste in questo:
"Ciao Homo. Che fate per cena?", premetto che sono già le 8 e un quarto.
"Guarda, siamo appena rientrati ma se vuoi, mi faccio una doccia e mangiamo qualcosa insieme. Eppi non credo che ce la farà. E' già sfranta sul divano".
"Ok allora. Passo a prendere Stefanie e ti chiamo appena parcheggiamo sotto casa tua".
Ora, una qualsiasi persona riterrebbe quest'ultima frase assolutamente normale.
Non sa invece, quell'ingenuo di un qualcuno, che "Ok allora. Passo a prendere Stefanie" contiene tutta una serie di inaspettate e scioccanti informazioni nuove di zecca, che vanno adeguatamente sviscerate.
Prima informazione: chi cazzo è 'sta Stefanie.
Nome mai sentito prima, che emerge dal mistero più oscuro e paludoso della vita sentimental/amorosa di Pesce L. il quale, dopo essersi lasciato mesi orsono con la sua storica ex-fidanzata (unica peraltro della quale si abbia mai avuto cognizione), ha navigato per mesi nella più totale apparente singolitudine. Evidentemente ora è comparsa Stefanie.
E ancora più evidentemente trattasi di femmina non italiana.
Seconda informazione: l'assoluta nonchalance con la quale il nostro ha snocciolato una simile novità, va interpretata come: "Caro amico fraterno, che da sempre mi accompagna e sostiene nel silenzio della mia gioventù, gradirei presentarti una persona che frequento da alcune lune ormai, e che ho finalmente assodato essere degna della tua preziosa frequentazione. Oh taciturno confidente! Spero tu possa apprezzare la pregnanza di questo mio discreto gesto e cionondimeno auspico che tu ne faccia segreto (e te pareva?), celandolo e proteggendolo nel tuo a me carissimo cuore discreto".
Terza informazione: la cara Stefanie non è provvista di mezzo di locomozione proprio; e infatti lui la va a prendere. Non fa una piega.
Se fosse capitato a me di avere una simile piacevole nuova presenza nella vita, prima della presentazione ufficiale, avrei dato fiato alle trombe, radunato folle, organizzato comizi, anticipato incontri.
Avremmo insieme (io e le mie storiche amiche) sviscerato il come, il perchè, il quando, il semmai, con meticolosità chirurgica e maniacale.
Prima ancora dell'incontro di persona, il povero malcapitato avrebbe subito da parte delle mie fidate compagne di vita, una vera e propria scansione ai raggi X, Y e Z e, quasi sicuramente, ancor prima del giudizio finale, sarebbe stato smontato, frantumato e ricostruito tanto da diventare un loro caro e vecchio amico, un libro aperto senza più sergreti.
Oppure un catorcio.
Anche si.
Ma Pesce L. e Homo no.
A loro basta una telefonata all'ultimo momento e un "Ok allora. Passo a prendere Stefanie", per comunicare la pregnanza ed il peso della situazione.
Homo dunque esce.
Io decido di accasciarmi sul divano.
Devo proprio essere moribonda per perdermi un tale evento.
Decido di aspettare tipo avvoltoio che lui mi porti succulente news informative al suo rientro.
Ma come mai gli uomini fra loro, fanno puntualmente e sempre scudo, diventando incorruttibilmente e fastidiosamete omertosi!?
Perchè uno come Homo, che spettegola sui MIEI amici con avidità senza pari facendosi venire la bavetta alla bocca per l'eccitazione, quando si parla di Pesce L. assume magicamente per osmosi il suo stesso atteggiamento silente?
Non gli cavi un ragno dal buco manco se minacci il suicidio.
"Allora? Come è?" chiedo avida.
La domanda giace ignorata.
Forse non ha sentito.
Ripeto.
"Homo, Come è Stefanie?"
Niente.
Ma allora lo fa apposta?
Al terzo tentativo vengo finalmente considerata meritevole di risposta.
Secca.
"E' simpatica".
"Come è simpatica??! Tutto qui?! Ma chi è? Che fa? Da dove viene? Stanno insieme!?"
Nonostante i miei pressanti tentativi, nessuna di queste domande riceve un'adeguata ed esaustiva spiegazione.
Numerosi punti interrogativi rimangono ben posizionati sulla mia testa, dopo aver sbattuto contro il mutismo di mio marito il quale, conoscendomi, cerca di evitare il confronto con l'Eppi-carroarmato (che sarei io) e la butta sul vago.
Gli do tregua.
Ma è solo apparente.
Preparati Pesce L.
Perchè io verrò direttamente alla fonte.
Io verrò a prenderti.
E prima o poi otterrò ciò che voglio sapere.
E' solo questione di tempo.
martedì 29 settembre 2009
Circa gli accadimenti di venerdi sera e il loro epilogo bizzarro.
Ho appuntamento con S. alle 8 in punto in un bar dove il nostro usuale gruppo di amici è solito incontrarsi il venerdi sera.Infatti arriveranno anche altri simpatici individui che da tempo immemore allietano le mie serate.
Io sudo freddo.
Non so come dire a S. che A., nel pieno di una crisi depressivo/convulsiva, ha deciso di non recare la sua magna persona fino a noi.
Io me ne son fatta rapidamente una ragione.
Ma come la prenderà S.?
Dopo tutte quelle energie spese nei giorni passati a farsi bella, che manco per il restauro della Cappella Sistina, per lei non sarà facile incassare il colpo.
In ogni caso, segretamente, confido nel potere taumaturgico che hanno per lei una botta di cipria e due spazzolate di mascara nero carbone.
Arrivo nella piazzetta.
Lei è già lì.
Non avevo dubbi.
Emana un'aura luminosa.
Una luce evanescente si irradia attorno alla persona tutta, scaturendo dalla sua intrinseca energia postiva.
Tuttavia mi balena il sospetto che quella luce sia invece frutto del riflesso degli occchiali da sole giganti (montatura bianca e lente specchiata) che troneggiano sul suo bel nasino.
Appena mi vede da sola, si verifica istananeamente in lei un crollo emotivo che rimbalza immediatamente sull'espressione facciale.
Le ciglia mi si afflosciano, il capello piastrato mi si elettrizza un po' come se avesse messo le dita nella presa da 220, il rossetto cola e soprattutto, l'aura che prima la illuminava, si spegne fatalmente dopo aver emanato intermittenti e gracchianti bagliori.
"Ciao Eppi!
Cioà!
Non ci posso credere! Non è venuto!??!!"
Vedendola trasalire, sto per tirare fuori i sali dalla borsetta ma improvvisamente riacquista colore e decido di rimandare.
Si...! Brava!
Resiste!
E' ancora in piedi!
"Cara, mi dispiace tanto.
Ti avevo avvisato del fatto che ho ricevuto dei messaggi sospetti che non promettevano niente di buono.
Non sai quanto sono delusa!", avevo infatti preventivamente cercato di atttutire il trauma dandole degli input circa la remota possibilità di un cambiamento di piani.
"Oddio no! Cioà! Vabbè.
Mi sa che non ci 'ssa gniànte da fare.
Il dessino vuole così.
Cioà, alla fine 'ssa storia va presa con filosofia.
Io e lui non ci incontreremo mai.
Rimarrò single a vita.
Però cara, sono davvero contenta di vederti.
Alla fine sai che c'è!?! Beviamoci su e non pensiamoci più!"
Grande S.! Ti sta per partire l'embolo per la disperazione, ma reagisci.
Sono orgogliosa di te!
Ci sediamo al tavolo e nel giro di alcuni minuti ci raggiungono il Bellis (architetto), Il Giangi (commercialista) e la sua fidanzata Mari (psicologa).
Iniziamo con un prosecchino, per non sapere né leggere e né scrivere.
Ma ben presto sul nostro tavolo cominciano a scorrere fiumi di vino bianco fresco che immortalano una delle ultime calde serate romane.
S. è demoralizzata, ma arranca raschiando il fondo della bottiglia di Traminer con tutta la forza delle sue unghie laccate in una trendissima tinta fluo.
Se la beve, se la ride e un po' se la lamenta anche.
Dietro di noi, noto una ragazza che mangia da sola.
Ha di fronte un piatto e un bicchiere a calice con del vino bianco dentro.
Sta evidentemente cenando.
Da sola.
Accovacciato alle sue gambe un piccolo cagnolino la scruta protettivo.
Come al solito, il Bellis si lancia e attacca bottone.
Si scopre quasi subito che è stata appena mollata dal fidanzato storico, il quale le ha chiesto la classica pausa riflessiva.
Questa è la prima sera che lui non dorme nella loro casa.
E lei non ce la fa a stare da sola.
Tò!
Casualmente, tutto ciò suscita nel Bellis uno spontaneo interesse dettato dalla sua particolare vocazione all'arte consolatoria.
Vero obiettivo: il rimorchio della biondina la quale, nel giro di 3 minuti, viene fagocitata e si ritrova seduta al nostro chiassoso tavolo.
Dunque, ricapitolando, l'allegra combriccola si arricchisce di:
N. 1 donna depressa corredata da acute crisi abbandoniche
+
N.1 cane randagio da poco raccattato dalla strada, accompagnato dalle medesime crisi.
E' tuttapposto.
Comincio a percepire nell'aria una strana sensazione: la serata sta decisamente prendendo una piega bizzarra.
Al nostro tavolo erano già presenti:
- S., single quarantenne abbacchiata e pure un bel po' brilla, in vena di bilanci esistenziali negativi
- Eppi-architetto in uno stato d'ansia cronico, causa missione consolatoria; è tuttavia armata di un inusuale spirito di iniziativa e di una massiccia dose di anti-depressivi.
- Il Bellis, giullare storico del gruppo, decisamente lanciato verso un'impresa disperata e galoppante di rimorchio selvaggio.
- Il Giangi, uomo dalla sensibilità sopraffina, avvezzo al pettegolezzo impudico che la schiava Isaura gli fa un baffo.
- e soprattutto la Mari, professione psicologa, con la mania dell'interpretazione e frantumazione della personalità di tutti quelli che le capitano a tiro.
L'aggiunta dei sopra citati due nuovi arrivi, non mi pare creare una sinergia emotiva ideale per la serena prosecuzione della serata.
No.
In men che non si dica, quello che doveva essere un banale aperitivo autunnale, si evolve geneticamente in una profonda seduta psicanalitica, con la nuova arrivata in lacrime accasciata sulla sedia, S. che la consola, Il Giangi che le riempie continuamente il bicchiere per farle dimenticare i suoi guai, la Mari che la psicanalizza e il Bellis che ci prova come un disperato.
Argomento trattato: lo spezzettamento dell'io e la frammentazione del subconscio extra sensoriale inserito in un contesto di privazione sentimentale.
Risultato: una sonora e memorabile sbornia collettiva.
Manco ve lo dico che sono tornata a casa con un gran mal di testa.
venerdì 25 settembre 2009
Finale con sorpresa
Io mi domando e dico:ma ci si può commuovere ancora ed ancora alla duecentosettantesima volta che si guarda lo stesso film?
Rassegnatevi.
La risposta è si.
(E con ciò mi sono giocata tutti i lettori di sesso maschile. Lo so e forse un giorno me ne farò una ragione).
Il film è, chettelodicoaffare, Dirty Dancing.
Lasciatemi perdere che ciò la lacrima facile in questo periodo...
La situazione è la seguente.
Homo è uscito a cena con degli amici.
Io, esausta e reduce da una giornatina in cui è accaduta la qualunque, decido di restare in casa.
Fuori piove.
Mi pregusto una deliziosa seratina in solitaria.
Unica presenza ammessa: Eppi-dog.
Me la piazzo sui piedi per farle emanare quel teporino paradisiaco dalla sua pancetta calda.
Proprio questa sera Sky mi vuole fare un regalo.
Uno dei film che maggiormente hanno segnato la mia vita sentimental/adolescenziale.
Ah! Che ricordi.
I primi tacchi, il mascara celeste anni 80, le spalline da goldrake, quel gran figo di Morten Harket...
Dirty Dancing:
L'essenza stessa del romanticume più didascalico.
Un distillato di sentimenti zuccherosi che si intrecciano, si accavallano, si rincorrono per quasi due ore, lasciandoti il cuore gonfio e tre carie nuove in bocca.
Una sola parola: IRRINUNCIABILE.
Se in questo momento mi citofonasse Johnny Depp, probabilmente gli direi che ho da fare.
No. Vabè.
Adesso non esageriamo.
Mi sistemo.
Mi apparecchio.
Comincia.
L'inizio del film trascorre agile, fra uno yogurt e una sbirciatina ad internet.
Poi, solo poco dopo, inizia la parte succosa; la melassa vera.
Pillole di baklava al miele iniettate direttamente nelle vene.
Un super gagliardissimo Patrick Swayze (Johnny) insegna l'arte del ballo a "sciapetta Baby", equipaggiata di onnipresenti jeans bianchi tatuati sul culo, ondazza di frangetta indomabile spiaccicata sulla fronte come se gliel'avesse leccata una mucca, e sguardo da pesce lesso che manco io quando Homo mi ha chiesto di sposarlo.
Ballano in ogni dove: in camera, in palestra, in acqua, su un tronco d'albero.
A quel punto la mia immedesimazione ha raggiunto il livello critico di circa il 90%.
Sono con loro in camera, in palestra e pure (agile come una gazzella ubriaca) sul tronco.
Quando si esibiscono nel primo spettacolo in pubblico (esattamente nel punto in cui a lei finalmente mettono un po' di trucco in faccia - sia lodato Jill Cagnè -),
io sono Baby.
Salto, mi libro, volteggio sorretta dalle possenti e monolitiche braccia di Johnny.
Sono ormai ad un passo dalla schizofrenia e dal delirio di onnipotenza.
Pure Eppi-dog sembra interessata e, guardando lo schermo, millanta intelligenza che fuoriesce dal suo unico, impazzito neurone.
Durante l'intensa storia d'amore (nella quale si sparano almeno altri 20 o 30 balletti) sto di fatto affogando nelle mie stesse lacrime.
Io e la fontana di Trevi, in pratica, siamo una cosa sola.
E' tutto un progredire, un aumentare di pathos.
Sono in fibrillazione e procedo spedita (a passi lunghi e ben distesi) verso il singhiozzo selvaggio.
Nella scena finale, credeteci o no, quando Johnny torna per riprendere lei, sbattuta come un mocho vileda in un angolino buio della sala,
prima di lanciarsi nell'ultima romanticissima danza,
io vi giuro che ho sentito uscire da quelle labbra QUESTE ESATTE PAROLE:
"Nobody puts Eppi in the corner".
ps: lo so. So' soddisfazioni. E voi? Sparate un po' i vostri film cult...
ppss: grazie Johnny.
giovedì 27 agosto 2009
The Honest Scrap Award…
E’ incredibile.Qualcuno ha deciso di insignirmi del
FANTASTICO
MERAVIGLIOSO
STRABILIANTE
INCOMMENSURABILE
premio The Honest Scrap Award!
La responsabile di tale operato è mammYX nonché l’artefice del fantastico
Il premio funziona così:
Condizioni del premio: raccontate ai vostri lettori 10 cose che si sappiano o meno di voi ma che sono vere. Indicate dieci persone che hanno diritto al premio e siate sicuri di far loro sapere che sono stati contrassegnati (un breve commento sul loro blog andrà bene). Non dimenticate di collegarvi di nuovo al blogger che vi ha premiato.
E quindi, come da copione, eseguo il compito e vado ad
elencare le mie 10 cose.
PRIMA COSA:
sono a dieta dalla tenera età di 14 anni.
Ho alternato periodi di magrezza assoluta
a periodi di totale normalità.
In ogni caso, in pratica posso tranquillamente affermare
che sono AFFAMATA DA UNA VITA.
SECONDA COSA:
Ho da sempre la fobia delle farfalle.
Si. Avete capito bene. Quelle leggiadre, colorate e delicate
creaturine che tutti adorano.
Se poi sono falene, c’è la seria possibilità
che io cominci a saltare a destra e a manca urlando come un’invasata
nel bel mezzo di una macumba.
Per capirci: se mi passa a due centimetri un topo, un serpente,
un facocero namibiano,opure un triceratopo del cretaceo , io non batto ciglio.
Ma se avvisto a 10 metri da me una simpatica e colorata farfallina
io divento tipo la sposa cadavere e vado lunga per terra.
TERZA COSA:
Sono assolutamente incapace di stare senza fare nulla
per più di 10 minuti.
Quando sono molto ma molto stanca, decido che è tempo di riposo.
Allora mi apparecchio bel bella, magari sul divano, decisa a non
muovere un muscolo eccetto quello dell’indice per cambiare canale
sul telecomando.
Mi prendo da bere; qualcosa da sgranocchiare. Poi mi guardo intorno.
Dopo che mi sono guardata intorno, mi riguardo intorno.
Mi faccio un paio di domande. Mi do qualche risposta. Penso a due, tre cosette.
Poi mi chiedo: e ora che faccio?
A quel punto, easusta e stressata più di prima, mi
alzo e mi invento qualcosa. Sono irrecuperabile.
QUARTA COSA:
Adoro la mia Eppi-dog. Incondizionatamente e senza riserve. La vizio e la rivizio.
La coccolo e la ricoccolo. La sbaciucchio e la risbaciucchio.
Il problema sorge quando le parlo e mi aspetto pure che lei mi risponda.
QUINTA COSA:
Sono una irecuperabile puntuale. Embè? Direte voi. Embè, vi dico io, in un mondo di gente che ti fa sempre aspettare almeno un quarto d’ora ad ogni appuntamento, il fatto di spaccare il secondo è una notevole fonte di stress.
Se poi si considera che quando voglio fare la figa (e farmi attendere a qualche appuntamento) succede che il traffico svanisce nel nulla, o che becco il parcheggio proprio di fronte alla mia destinazione, divento anche una puntuale involontaria. Il quel caso aspettare il tizio o la tizia di turno mi fa incavolare ancora di più.
SESTA COSA:
ore 9:00 am: “Mamma buongiorno come stai?”
ore 10:00 am: “Ah, scusa mamma. Mi potresti ripetere che strada devo fare per arrivre a XXXX?”
ore 12:35 pm: “Si. Ciao mamma. Scusa ancora. Ho dimenticato di chiederti se puoi passare in studio più tardi”
ore 3:00 pm: “Mamma! Non potrai mai immaginare che mi è successo poco fa…”
ore 6:00 pm: “Ma per cena stavo pensando di fare….”
ore 8:00 pm: “Buonanotte mamma. A domani”
…E che ci volete fare? Sono figlia unica.
SETTIMA COSA:
Essendo io disordinata, non paga di ciò, ho pensato bene di fare la botta di matto e sposare uno che è come me ma moltiplicato per 30. Della serie “masochismo in età contemporanea“. Poi ci credo che Aldonsa se ne va in vacanza!
OTTAVA COSA:
Amo viaggiare. Se poi durante il viaggio si soffre un po’ per la fame, la sporcizia, gli spostamenti interminabili, le attese infinite, la mancanza di prenotazioni…beh! Allora per me è proprio una vacanza DA PAURA!
NONA COSA:
In 18 anni che possiedo Fiorello il motorello (adorato
Honda SH del 91 di cui ho già parlato a lungo in un precedente post),
non l’ho MAI, E DICO MAI, E SOTTOLINEO MAI….LAVATO.
Mi vergogno da sola. Grazie.
DECIMA COSA:
Non so leggere i sottotitoli dei film perchè, sapendo di avere poco
tempo a disposizione prima che cambino,
mi emoziono e vado in tilt.
Questo è stato uno dei motivi principali per cui
mi sono impegnata seriamente e ho imparato le lingue.
Lo so. Non sono normale. Arigrazie.
Detto ciò, insignisco dell’autorevole premio The Honest Scrap Award:
- http://www.tendallegra.blogspot.com/ : perchè come usa il lucidalabbra lei, non ce n’è. Ma soprattutto perchè la considero la mia sorellina di penna. Grazie Tendaaaa!
- http://donnaemadre.wordpress.com/ : perchè la mia esistenza virtuale senza i suoi commenti non avrebbe senso.
-http://ginocchiaapunta.splinder.com/ : perchè è per me il simbolo del genio e sregolatezza. Lo adoooooro!
- http://scientificamente.wordpress.com/ : perchè le sue “elaborazioni” servono davvero un po’ a tutti noi che lo leggiamo.
- http://ilmondodiarthur.wordpress.com/ : perchè, lui lo sa, è semplicemente delizioso.
- http://www.mammaimperfetta.it/ : perchè è come una cara amica. Sai che c’è.
- http://stellasolitaria.wordpress.com/ : come si f a stare senza una stella?!
- http://www.tuttodoppio-gemelli.it/ : doppio di tutto, compresa la simpatia.
- http://comicheincassa.splinder.com/ : quando una è intelligente va premiata cavolo!
- http://se-telefonando.blogspot.com/ : dulcis in fundo !
giovedì 6 agosto 2009
Ebbuonevacanze.
Signori ecco le buone nuove di casa Eppi. Dopo un periodo decisamente poco confortante in cui si sono succedute problematiche varie soprattutto legate alla schiena malandata del mio Homo, pare che la situazione si sia normalizzata.
Almeno sufficientemente per consentirci dieci giorni di vacanza.
Da vecchi.
Ospiti di alcuni amici, in Sardegna.
In casa; in modo che possiamo all’occorrenza far riposare Homo.
Vicino al mare; in modo da non avere spostamenti troppo traumatizzanti.
In Italia; in modo da favorire un rientro rapido ed indolore in caso di necessità.
Della serie: “manco mi’ nonno”.
Non vi sto a raccontare che metà della valigia è occupata da medicine.
Non vi sto neanche a raccontare che pare io non possa prendere il sole causa antibiotico che potrebbe riempirmi il corpo di macchie che manco la mucca Carolina. La qual cosa mi vedrà frequentare le spiagge solo nelle ore mattutine e bardata di scafandro e ombrello parasole.
Uno spettacolo imperdibile.
L’importante è che oggi si parte, salvo contrordini improvvisi.
Per il momento incrocio le dita.
Pure quelle dei piedi.
ps: buone vacanze a tutti voi. Grazie per il sostegno dimostrato in questi giorni. E’ pure probabile che vi becchiate qualche post direttamente dalla splendida Sardegna dato che la nostra vita sociale sarà pari a quella di Villa Arzilla nell’ora di punta.
lunedì 27 luglio 2009
Una serata “alternativa”.
Ero pronta, con la testa che mirava il muro per iniziare a dare una serie di capocciate di disperazione dovute allo stress, alla noia, al caldo, al ritiro in casa forzato per assistere il povero Homo incriccato, QUANDO il mio angelo custode Master mi chiama e mi dice che passerà in serata per portarmi fuori a prendere un aperitivo e poi dirottare verso casa per cenare tutti insieme. Si presenta alle 9.
Lo saluto mentre mi si illuminano gli occhi.
Se si considera che la vita sociale di Eppifemili in questi giorni raggiunge il picco massimo alle 10:30 quando l’infermiera viene a fare le punture a Homo, si può ben intuire il mio stato d’animo nel vedere una faccia amica.
Sto per chiudere la porta di casa ma lui mi fa:
“Aspetta che C. sta salendo le scale“.
“Come C.?! Ma non era a casa con un piede ingessato?!”
“Si. Infatti è con le stampelle, ma ora riesce a camminare. Me lo so’ caricato sulla vespa e te l’ho portato”.
C. arriva sulla soglia con stampelle, pedalo tribanda bianco RIGOROSAMENTE SENZA SCARPA e incarnato pallido.
Si sbraca sul divano proprio accanto a Homo che giace ancora semi-immobile e dolorante.
Io e Master decidiamo di scendere per prendere delle pizze e lasciamo i due infermi in casa.
Tanto do’ vanno conciati così?
“Ok ragazzi. Io non mi porto nulla. Neanche le chiavi. Tanto mi aprite voi.”
Appena finito di pronunciare queste parole, mi giro e guardo la scena: uno sdraiato supino sul divano con un milione di cuscini a sostenere muscoli doloranti.
L’altro seduto con una gamba alzata poggiata sul tavolo e le stampelle accanto, manco fossero le sue migliori amiche.
Per la serie: “scene che non avremmo mai voluto vedere: immobilità assoluta - la vendetta“.
Mi rendo conto di avere appena detto una cazzata:
“Come non detto. Le chiavi me le porto dietro”.
mercoledì 15 luglio 2009
Incontro ravvicinato del quinto tipo

Svuota chettirisvuota,
cerca chettiricerca,
scova chettiriscova,
mi imbatto in una visione fantastica.
Dietro un mucchio di cianfrusaglie, in fondo all’ultimo pensile della cucina, sotterrata da uno strato di polvere e frustrazione, ecco che ritrovo lei: la mitica, indimenticabile gelatiera.
La gelatiera è quella macchina con cui la sottoscritta (golosa ai limiti della decenza) si deliziava finchè abitava in questa magione, producendo tonnellate di gelato multigusto per sé e per gli amici di sventura.
La vedo.
La amo.
Fa un caldo pazzesco fuori.
Tiro fuori la veneranda e fedele macchina.
Inserisco la spina e la accendo per vedere se è ancora in vita.
Il suono familiare del suo motore e della pala che gira mi rapisce come una sinfonia di Bach.
Mi abbandono ai ricoldi morbidi e filanti di un gelato estivo appena fatto di qualche anno prima.
Alle cene accaldate dei tempi della mia adolescenza.
Inseguo le mie papille gustative impazzite, manco fossero quelle di Eppi-dog di fronte a una zucchina bollita puzzolente.
Decido.
Abbandono tutto.
Scendo al bar e acquisto il necessario.
Un’ora dopo ero di fronte ad un chilo di gelato filante appena fatto con tutta l’intenzione di mangiarmelo tutto di fronte alla tv.
Eccheccazzo!
Quando ce vo’, ce vo’ !
martedì 7 luglio 2009
DA UN PO’ MI PIACCIONO BORI
Amica di Master durante una cena in terrazza: “Sai Eppi, sono molto cambiata: da un po’ di tempo mi piacciono bori”. Io: “Come bori?”
Amica di Master: “Si insomma, fino a una certa età mi piacevano i ragazzi impalati, impostati, precisini. E da un po’ mi piacciono i bori”
Io: “Scusa, mi definiresti “bori” ? Non so, dammi un dettaglio, una descrizione. Qualcosa”.
Nella mia ignoranza avevo sempre pensato che la definizione “boro” in romano equivalesse a “coatto” ovvero, per i non romani, cafone/poco fine.
A quel punto, dovevo decisamente andare a fondo alla golosa questione che mi si era così inaspettatamente presentata.
Amica di Master: “Come te lo spiego? Sai, che ne so?…uno boro, uno che cià la collanina al collo”.
E io che ancora pensavo che quelli con la collanina fossero normali.
Secondo voi so’ io quella strana?
giovedì 18 giugno 2009
Aperò chic
Appuntamento con Master e amici di amici per aperitivo rinfrescante serale a Campo de’ Fiori. Capisco subito l’antifona.
“Allora quest’estate dove andate?” fa amico incravattato a amica perbenino.
“Ma guarda, ancora non sappiamo. Forse prendiamo la barca e andiamo a fare un giro a Panarea”.
“Certo però che ormai lì c’è davvero una folla insopportabile. Non so. Forse sarebbe meglio andare in Sardegna”.
Master mi studia da lontano temendo una delle mie classiche uscite da catarpillar (cosa di cui tra l’altro vado generalmente fiera).
“Ma il Buby invece che fa?!”
“Lo sai che quello non si schioda da Ponza neanche a pagarlo! “
“E tu Eppi, che fai?”
Azz! Mi hanno beccata mentre mi scolavo l’ultimo sorso di regale prosecco e mi facevo i beneamaticazzimiei.
“Si? Scusami. Dicevi?!“ Ma di che parlavano questi?
“Hai già dei programmi per quest’estate?”
“Beh! Veramente non ne ho idea al momento”. Cari miei, ho un trasloco e altre 2.800 cose da affrontare prima di farmi sfiorare minimamente dal sospetto di una vacanza.
“Però in compenso ho un trasloco nelle prossime settimane” Argomento assolutamente tedioso per l’allegra comitiva. Ma io insisto imperterrita nel voler dare il mio prezioso contributo alla pungente conversazione.
“Proprio oggi infatti sono andata in un negozio vintage dove ho trovato un fantastico letto antico“. E così e cosà, segue descrizione dettagliata.
Alla parola “vintage” gli occhietti spilliformi di amica perbenino si illuminano.
“Davvero?! Ma è fantastico! Dov’è questo meraviglioso negozio?! Devo assolutamente andare! Adoro il vintage! Per favore, potresti darmi l’indirizzo? Stavo appunto cercando una sedia anni cinquanta per la scrivania ereditata dal mobilio di famiglia. Un’impresa insormontabile! Sono disperata“.
Capisco. Sono problemi.
Qualcosa mi diceva che se avessi chiamato il negozio col suo nome – e cioè rigattiere – l’amica perbenino non solo non mi avrebbe chiesto l’indirizzo, ma non mi avrebbe nemmeno degnata di uno sguardo.
Dentro di me ho sorriso pensandola alle prese col Conte di Fersen de’ Noantri (vedi post precedente) e ho assaporato il gusto di una sottile vendetta.
martedì 9 giugno 2009
Le amiche.

Ognuno di noi ha gli amici che si merita.
Questo è vero.
E io ho S.
S. è quello che c’è di più simile a una bambina con un corpo di una pornostar.
Essere ingenuo e di meravigliosa fattezza che desta gli interessi di tutti gli uomini che abbiano ancora un alito di vita in corpo, ma che non ha ancora trovato, nonostante annosi sforzi, l’anima gemella.
Questo suo status di single perenne ne fa una divoratrice di eventi mondani. Quando c’è qualcosa nell’aria nel raggio di 10 chilometri quadrati stai pur certo che lei (proprio come eppidog con la sua palletta molliccia e tumefatta) non solo ne è a conoscenza, ma sa anche già chi ci sarà e chi non ci sarà; se vale la pena andare o non vale la pena; se è cool o no.
Si mormora che abbia sfortuna con il sesso forte, e quindi le sue storie sono generalmente brevi e tempestose.
“Tesoro come stai? Questa settimana non ci siamo sentite per niente!”
“Cioà guarda, non puoi capire. Cioà, sono uscita adesso dall’ufficio e sono stata per un’ora dentro a…cioà…un inferno di cristallo”.
“Ma novità col tizio?! Si dai! il tuo ragazzo.”
“Il mio boy??! No gniante. E’ il mio ex boy. Cioà. E’ tutto finito.
Gheim over.
Taim aut.”
“Noooo! Mi dispiace. E tu come stai?”
“Insomma. Lo sai com’è, no? Da piccoli ci raccontano tante belle storie. Ma alla fine mi sa che ’ssta vita è proprio solo ‘na grande fregatura.”
“Perchè non ci vediamo per un aperitivo così mi racconti?”
“Si occhei. Ci vediamo a Monti ai TreScalini? Dai che quella è proprio una bella locasciòn.”
“Ok. Se ti piace la locasciòn, allora ci vediamo lì alle 7″.
PS: e voi? che amici vi state meritando?!domenica 7 giugno 2009
maratona modificata…
Secondo voi, una volta pianificato un evento, c’è qui da Eppifemili la minima possibilità che il programma venga rispettato?!? Naaaaaaaaaaaaaaaa.
Quindi, come potete facilmente immaginare, la maratona Kill Bill non ha avuto luogo.
Al suo posto si è verificata una serie di eventi rocamboleschi in crescendo che ci hanno portato a trascorrere un sabato quanto meno “interessante”.
La mattina mi sveglio e vengo convocata in corsa dalla mia amica S. la quale mi informa di aver trovato un negozio di scarpe “che dobbiamo assolutamente andare a vedere”.
Sospetto che se non facessimo ciò, il Pianeta Terra si autodistruggerebbe entro le 15:00 di oggi.
Opto quindi per il male minore e decido di accompagnarla.
Premetto che io, al contrario di Homo e del 99% del genere femminile, ODIO andare in giro per negozi.
Di solito infatti, quando il mio guardaroba grida vendetta, vengo trascinata di forza da qualcuno che mi vuole molto bene e che non vuole che vada in giro come una derelitta. Grazie. Sono grata a qualcuno.
So che per una certa ora devo tornare a casa dove mi aspetta Homo; nel pomeriggio si svolge infatti un evento programmato da tempo. Il servizio fotografico GLAM di Uby (amico ex-drag queen nonchè mio cavaliere nel corso di tango).
Dopo mesi di dieta ferrea infatti, Uby ha deciso di essere in forma ideale per affrontare un servizio fotografico realizzato ovviamente da fotografo Homo.
Ma questa è un’altra storia e ne parleremo prestissimo perchè, vi assicuro, c’è parecchio da sproloquiare
Arranco dunque verso Fiorello ancora tumefatta dal sonno. Arrivo sotto casa di S. e, per i capelli, vengo trascinata nel paradiso della zeppa di sughero ( ! ). Per poco non mi viene un infarto nel vedere tutti quegli strass applicati a fascette che vanno incrociate intorno alla caviglia, intorno all’allucione e persino intorno all’unghia incarnita del mignolo sinistro.
Mentre lei svaligia il negozio, io studio la bambina rompipalle che ha deciso di smontare il negozio con estremo gaudio della commessa che a quel punto sta per avere una crisi di nervi e buttarsi per terra.
Compiuta la missione, riporto S. a casa e mi rendo conto che sono in un ritardo folle.
Che Homo mi sta già aspettando col piedino tamburellante sul parquet (gli ho promesso che l’avrei accompagnato).
Che sicuramente Eppi-dog non è stata portata al parco;
E che, soprattutto, ciò una fame chelametàbasta.
Arrivo a casa. Trangugio la prima cosa che mi capita sotto mano. Porto a spasso Eppi-dog e carichiamo Ferraglia (la macchina di Homo) con l’attrezzatura.
Arriviamo da Uby alle 14.00. Lui ci attende bardato come una giapponese durante la cerimonia del thè.
So che non faremo mai in tempo a rientrare a casa per le 19, ora in cui abbiamo appuntamento per l’inizio della “maratona Kill Bill”.
Lo so, ma mi illudo.
Infatti alle 20:00 siamo ancora lì alle prese con stivali con tacchi alti, rossetti e cravatte colorate.
Mi chiama Master e mi dice che, vista l’ora, gli altri hanno deciso di dirottare verso un ristorante.
Io rassegnata annuisco.
“Allora rimandiamo?”
“No. No. Io vengo. Alle 9:30 sono li”
Ettepareva…
Arriviamo trafelati alle 10:00 a casa.
Master non si vede.
Lo chiamo. Niente.
Lo richiamo.
Niente.
Aspetto; non so se devo organizzare al volo una cena per 2 o per 3.
Homo prova a richiamarlo.
Niente.
Mangiamo io e lui ma a quel punto comincio a preoccuparmi.
Dopo un’ora non si hanno notizie. L’ansia monta.
Gli sarà successo qualcosa??!
E’ strano che non richiami. Lui è un tipo molto affidabile.
Riprovo. Niente.
“Gli deve essere successo qualcosa. Non è possibile”.
“Non hai il numero del suo amico? Quello con cui si accompagna sempre in giro per aperitvi…dai! Come si chiama?!”
“Dici L.?”
“Si lui”.
“Cazzo non ce l’ho”.
Passo un altro quarto d’ora niente male, quando improvvismanete squilla il mio cellulare.
E’ LUI!!
“Scusa non potevo richiamare! Indovina dov’ero?”
Penso: eccheccazzonesoporcazozzapotevichiamareprima!
Mi si illumina poi improvvisamente la solita lampadina: “Sei passato da C. per prenderti la tua dose di merda giornaliera in faccia?”
“Esatto. Arrivo.”
A quel punto sono esausta.
Quando Master arriva, attacca la filippica sulle discussioni appena avute con la sua ex, intrattenendoci per una buona trequartidora.
Homo, il nottambulo, decide di modificare il programma della maratona (vorrei vedere! sono già le 11:30 !!) e di vedere comunque un film.
Decidiamo per Le Iene. E basta.
L’ultima cosa che ho sentito, mentre ero accasciata sul divano, è stata la sigla del film.
Quella iniziale.
venerdì 5 giugno 2009
Il maratoneta
Allora, noi di Eppifemili abbiamo un’usanza introdotta tempo fa dall’ormai mitico Homo Sapiens. L’usanza consiste nel fare, a scadenze più o meno irregolari, delle “maratone di film”.
In pratica ci apparecchiamo come trichechi sul divano, circondati da una lista interminabile di schifezze che vanno dalle patatine ai diversi gusti, ai pistacchi, alle olive, ai formaggetti assortiti con marmellata, ecchipiùnehapiùnemetta) per poi guardarci tutti in fila due o tre film scelti e abbinati con meticolosa cura da Homo con la collaborazione della sottoscritta e con la partecipazione di immancabili ospiti occasionali.
Ora, considerando che si parte a pomeriggio inoltrato e nonsisamaiqunadosifinisce, il numero di passi fatti in quelle ore rispetto al numero di calorie ingerite, ha un rapporto pari a circa 1:30.000;
ne converrete che ogni volta, quando tutto finisce, invece che camminare, deambuliamo rotolando con l’eleganza tipica di ippopotami ballerini.
Manco 6 ore consecutive con l’impietosa Cerbero ce la fanno a riportarmi ad una condizione fisica normale!
Nell’ultimo periodo Master, sempre e comunque in crisi depressiva per le sue alterne vicende sentimentali (per la serie “io non sarò mai piu felice” oppure “il mio destino ormai è segnato” o anche “voi tutti avrete una famiglia e io avrò solo un maggiordomo“) non gli pare vero, e si installa puntualmente sul nostro divano trangugiando scricchiolanti patatine untuose.
Ha già prenotato il posto in prima fila per la prossima imminente maratona che dovrebbe avere luogo questo sabato.
Il programma è già stabilito (appositi volantini sono stati distribuiti in tutta Roma Centro).
Sarà il turno della saga di Kill Bill.
Attendiamo tutti con ansia l’evento e ci stiamo già preparando psicologicamente….e non solo.
Ps: se qualcuno di voi avesse delle idee per le prossime maratone…le mie orecchie sono sgangherate!