
No dico.
Ogni cambio di stagione la stessa barbosissima routine.
E prima muori di freddo.
E poi muori di caldo.
E poi così, così.
Insomma, alla fine mi decido.
Dopo aver trascorso ben due settimane sfrecciando a cavallo del mio motorino sul ciglio dell'ibernazione;
dopo aver socializzato con pino il pinguino;
dopo aver rischiato di ritrovarmi tipo fossile di mammuth ibernato in pieno raccordo anulare;
basta.
E' arrivato il momento.
Non mi pare più il caso di andare in giro in canottiera con 20 gradi sotto zero.
Prendo il coraggio a due mani e opto rassegnata per il tanto rimandato e ormai incombente cambio di stagione.
Lo odio.
Lo detesto.
Odio gli armadi, le cabine armadio, gli scaffali, le scarpiere.
Odio qualunque cosa abbia la parvenza di un contenitore per abiti.
Odio le stampelle.
Odio sentire il cotone sulla mani quando ormai è freddo e maneggiare la lana ruvida quando è già troppo caldo.
Si. Perchè io con il cambio di stagione ho un personale rapporto basato su un perenne ed ineluttabile ritardo cronico.
Lo faccio solo quando mi trovo o sull'orlo dell'assideramento o sulla spedita via dell'orticaria.
Mi accingo ad iniziare.
Tanto per cominciare decido che è il caso di mettere su una bella musica deprimente.
Così, per entrare nel "mood" giusto.
Opterei per un Riccardo Cocciante se ce l'avessi.
Ma visto che non ne sono provvista (ma prometto quanto prima di rimediare), mi butto direttamente su un sicuro ed infallibile Eros Ramazzotti (eppassalapaura, depressione garantita o rimborsata).
Tempo 5 minuti e già sospiro d'ansia.
Apro la parte bassa dell'enorme armadio a tutta altezza, quella che ancora contiene i vestiti estivi.
E' immenso.
Gigantesco.
Fagocitante.
E.... a guardarlo bene...è davvero carino.
Dovete sapere infatti sapere che tempo fa ho pensato bene di dipingerlo di verde per abbinarlo con il famoso letto vintage (di cui ho ampiamente parlato QUI).
A tal proposito, eccovi un antefatto succulento:
settimane orsono la sottoscritta, che si trovava (grondante di sudore) abbarbicata su una scala in un'elegantissima posa plastica, con gesti di una sciccheria inimitabile e corredata da canottazza bianca a righe e pennellazzo gigante modello imbianchino, era intenta (posseduta dalla foga di un delirio cromatico) a dipingere il sopra menzionato gigantesco armadio.
Il risultato fu meritevole di lode (anche se rimasto indiscutibilmente incompleto - ma di questo non avevamo dubbio alcuno).
Fine dell'antefatto.
Torniamo a noi e al nostro cambio di stagione.
Con il preciso scopo di evitare ripensamenti, decido di prendere di petto la situazione.
Con pochi ma decisi gesti, catapulto fuori dalle mensole l'intero contenuto di ben 7 ante d'armadio, sparpagliando ogni cosa alla rinfusa nella stanza.
Cumuli di abiti giacciono sgualciti e tumefatti in ogni dove:
a terra, sul letto, sulla cassapanca, sulle lampade.
Eppi-dog non sta più nel pelo.
Tutta eccitata, annusa, sniffa, sale, scende, saltella sulle stoffe già accartocciate.
Ci si rotola in un delirio olfattivo che la manda in visibilio.
Sta per svenire dalla felicità.
Questo per lei è l'evento dell'anno.
Uno di quelli che racconterà (in qualche modo ne sono certa) ai suoi micro-nipoti.
In camera da letto sembra essere esplosa una bomba nucleare potenziata al carbonio attivo.
Mi viene da piangere.
Poi penso che Eros lo sta già facendo per me, e desisto.
Ultimata questa prima fase della mia lucida e lungimirante strategia, è tempo ora di passare alla seconda: la parte superiore dell'armadio.
La missione organizzativa che la mia mente acuta ha partorito, è quella di prendere ora gli abiti invernali contenuti negli scaffali superiori e posizionarli in quelli inferiori.
Dopo aver fatto ciò, ricollocare i resti dell'esplosione, negli scaffali in alto ormai vuoti.
Bene.
Ho il piano.
E' tutto sotto controllo.
Come al solito, di me ci si può fidare.
Monto sulla scala.
Arrivo all'ultimo piolo.
Impugno la chiave del primo sportello.
Giro.
Tiro.
Non si apre.
Ritiro.
Niente.
Comincio a dare pugni allo sportello, che per poco non mi crolla il palazzo addosso.
Niente.
Quel dannato non si apre.
Scendo dalla scala.
La sposto oltre, in corrispondenza dell'anta seguente.
Stessa cosa.
Giro chiave.
Tiro.
Non si apre.
Lo faccio con tutti i restanti cinque sportelli.
Nel frattempo impreco contro ogni divinità conosciuta nel nostro sistema solare.
NON SE NE APRE MANCO UNO!
Ma che è ?
La congiura dello Spirito del Cambio Stagione?!
Chiamo Homo.
Arriva in camera e mi vede paonazza.
Spiego la situazione.
E fa:
"Ci penso io" (traduzione: oh fragile donna! Spostati di lì. Ora il capo famiglia impugna la situazione e con grande solidità nonchè impagabile spirito di iniziativa, ti salverà da questa scomoda quanto misteriosa ed oscura faccenda).
Stessa scena.
Non si apre niente.
Gli sportelli sembrano sigillati con la colla bicomponente più resistente mai creata.
Improvvisamente sulla testa di Homo compare una luminosissima lampadina.
Ha avuto un'idea.
Lo sento.
Mi guarda.
"Eppi, scusa. Vorrei chiederti una cosa.
Quando hai dipinto l'armadio non hai pensato per caso di aprire gli sportelli mentre seccava la vernice?"
"Veramente no".
"Bene cara. Allora adesso, a distanza di 4 mesi, sarà alquanto problematico renderli nuovamente funzionanti". (traduzione: demente di una donna che ho avuto la malaugurata idea di prendere in moglie, causa la tua assoluta inesperienza nonchè rincoglionitaggine cronica, abbiamo si un delizioso armadio verde, ma i suoi sportelli sono tutti ineluttabilmente ed ermeticamente sigillati. Il che mi fa sospettare che tu, mia devota consorte, abbia reso il nostro armadio totalmente inutilizzabile. Senza escludere ovviamente il suo contenuto).
Epilogo: la Eppifemili, al momento, va ancora bellamente in giro in canottiera.


