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domenica 18 ottobre 2009

IL SESTO TEFPOW !

Sproloquiato da eppifemili alle 17:07 11 commenti
bravo

Dopo aver letto questo post, non posso non attribuirlgli il sesto TEFPOW (The Eppifemili's favourite Post Of the Week) della storia di Eppifemili.

No. Non posso non farlo.

Perchè?

Perchè, in fondo, siamo tutti vanitosi, e non è affatto detto che questa sia necessariamente una cosa negativa.

Perchè sono anni che mi sparo endovena e con sommo gaudio, innumerevoli vasetti delle più variegate creme antirughe.

Perchè l'effetto rassicurante regalato da un piccolo acquisto in profumeria, non ha valore nei grigi pomeriggi invernali, magari in una di quelle giornate in cui ti senti un po' giù e l'unica cosa che vorresti fare è attaccarti alla canna del gas.

Ma soprattutto attribuisco a questo post il sesto Tefpow, perchè devo indiscutibilmente un riconoscimento ad una costante e rassicurante presenza della mia vita.

Il magico mondo della signora Viola.

La mia "profumiera" storica.
Quella che mi ha visto crescere, inciampare e rialzarmi insicura nell'alternarsi delle stagioni della mia giovane vita.

E' lei che ha assistito al susseguirsi dei miei profumi nelle fasi prima bambinesche, poi adolescenziali ed in ultimo di donna.

Sempre lei ha visto passare sotto i suoi occhi truccatissimi, il mio primo Musk di Alyssa Ashley che per anni ha caratterizzato l'odore di tutti i miei indumenti.

La signora Viola, con la sua voce rassicurante e calma, il suo incedere altalenante dietro il bancone del negozio, il suo sorriso sincero ed il trucco esagerato (che la rende del tutto simile a Uby vestito da Drag Queen più che a una signora di mezza età), ha avuto un ruolo impagabile nella formazione della mia storica collezione di piccole bottiglie di profumo, che gelosamente custosdisco da anni.

Ma più di ogni altra cosa, la signora Viola, ha contribuito con i suoi consigli a farmi sentire più bella nell'inesorabile incedere del tempo.

Mi ha aiutato a sentirmi un po' più sicura.
E decisamente, a tratti, più felice nel concedermi periodicamente il lusso di quelle sane ed inestimabili coccole, che solo un gesto interamente dedicato a sé stessi sa dare.

E quindi, signora Viola, oggi io la ringrazio pubblicamente con questo Tefpow, e a tutti voi auguro una buona lettura di Insy Loan e Lo Stato delle Cose in:

IL PREZZO DELLA BELLEZZA


- per leggerlo cliccaci su -



*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05
).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.


**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:

domenica 27 settembre 2009

IL TERZO TEFPOW !!

Sproloquiato da eppifemili alle 12:04 21 commenti
bravo


E' domenica.
E, come ogni domenica, qui da Eppifemili aleggia nell'aria, rapace come un avvoltoio, lui:

il
TEFPOW (The Eppifemili Favourite Post Of the Week).

(chi non sa di cosa si tratta e si è deciso a farsi finalmente una cultura, è pregato di andare QUI e, volendo anche QUI ).

Questa settimana è il turno del geniale blog di
Sunofyork.

Signori e signore!
Oggi si parla di UOMINI!

Oltre alla brillante e lucida analisi socio-culturale che ne ha fatto lei,
mi permetto di integrare il concetto con una simpatica riflessione che tempo fa io e la mia ormai inseparabile Tendallegra elucubrammo assieme.

Dai nostri cervelli evidentemente malati ne derivò una sorta di schema esplicativo.
Una legenda insomma.
Un libretto delle istruzioni per donne impenitenti e DECISAMENTE sull'orlo di una crisi di nervi;
ma anche (e sottolineo anche) per uomini che, dotati di una certa dose di autoironia, abbiano voglia di trarre inestimabili insegnamenti dalla lettura di tali avanguardistiche conclusioni sociologiche.

Decidemmo, andando per bieche generalizzazioni (che a rileggerle quasi quasi mi sputo in un occhio) di catalogare alcune tipologie prevalenti di uomini (compagni, amici o conoscenti, amici di amici, insomma la qualunque) che hanno avuto il privilegio di imbattersi in noi nel corso delle nostre
auguste vite.

Avemmo infatti il coraggio e la faccia tosta di classificarli nel seguente ragguardevole modo:

Iron man: quello che ti risolve tutte le questioni, l’uomo intraprendente, quello che non deve chiedere mai, quello che ti dice “Tranquilla baby, penso a tutto io”, il supereroe, insomma (ma esiste?! Se si, prego fornire numero di telefono e indirizzo email. Provvederò ad inserirlo prontamente nell'Eppi-schedario della Eppi-agenzia matrimoniale che, viste le pressioni da voi sollecitate, aprirò quanto prima).

Culodipiombo man: come da definizione, quello apatico e pigro, che non si alza mai a causa dell’eccessivo peso (piombo appunto) delle sue terga (culo), che stravaccato sul divano è sempre stanco; quello che rimanda al dopodomani ciò che andrebbe fatto subito, quello che ha un entusiasmo pari a quello che potrebbe scaturire dalla lettura dell’autobiografia di un tronista di “Uomini e donne”.

Ecchedupalle man: noiosooooooooooo, noiosoooooooooooo….tutto pieno di sè tanto da scoppiare, ‘nà pentola de fascioli in perpetua ebollizione. Si può tranquillamente collegare direttamente alla categoria de “IL PESANTE”.

Furio man: ve lo ricordate Carlo Verdone vero? Quella dei Furio-men è una specie in continua evoluzione che credevasi estinta ma che tuttavia si riproduce ed insinua trasversalmente nel moderno contesto sociale. Non devo aggiungere altro. Il video parla da solo.

ps: uomini scatenatevi. all'ingresso c'è una cassetta di pomodori e uova marce che potete serenamente e liberamente lanciare addosso alla sottoscritta,
e a tutte coloro che lasceranno commenti solidali.
Nessuna esclusa.


Ciò premesso, aggiungo alla lista un'ulteriore tipologia individuata dalla vincitrice del TEFPOW di questa settimana, e vi auguro una buona lettura di:

L'uomo catorcio
-cliccaci su per leggerlo -


*Qualora il meritevole del TEFPOW avesse qualcosa in contrario, potrà segnalarlo alla Segreteria di Eppifemili.
(Orari di apertura: il mercoledì dalle 10:00 alle 10:05
).
Sarà mia premura rimuovere immediatamente il link.


**Qualora il meritevole volesse invece dare prova sul proprio blog di essere stato insignito dell'autorevole segnalazione, potrà copiare ed incollare il seguente codice un po' dove cavolo vuole:

venerdì 25 settembre 2009

Finale con sorpresa

Sproloquiato da eppifemili alle 10:05 25 commenti
Io mi domando e dico:
ma ci si può commuovere ancora ed ancora alla duecentosettantesima volta che si guarda lo stesso film?
Rassegnatevi.
La risposta è si.

(E con ciò mi sono giocata tutti i lettori di sesso maschile. Lo so e forse un giorno me ne farò una ragione).

Il film è,
chettelodicoaffare, Dirty Dancing.
Lasciatemi perdere che ciò la lacrima facile in questo periodo...

La situazione è la seguente.

Homo è uscito a cena con degli amici.
Io, esausta e reduce da una giornatina in cui è accaduta la qualunque, decido di restare in casa.

Fuori piove.
Mi pregusto una deliziosa seratina in solitaria.
Unica presenza ammessa: Eppi-dog.
Me la piazzo sui piedi per farle emanare quel teporino paradisiaco dalla sua pancetta calda.

Proprio questa sera Sky mi vuole fare un regalo.
Uno dei film che maggiormente hanno segnato la mia vita sentimental/adolescenziale.
Ah! Che ricordi.
I primi tacchi, il mascara celeste anni 80, le spalline da goldrake, quel gran figo di Morten Harket...

Dirty Dancing:
L'essenza stessa del romanticume più didascalico.

Un distillato di sentimenti zuccherosi che si intrecciano, si accavallano, si rincorrono per quasi due ore, lasciandoti il cuore gonfio e tre carie nuove in bocca.

Una sola parola:
IRRINUNCIABILE.

Se in questo momento mi citofonasse Johnny Depp, probabilmente gli direi che ho da fare.
No. Vabè.
Adesso non esageriamo.

Mi sistemo.
Mi apparecchio.
Comincia.
L'inizio del film trascorre agile, fra uno yogurt e una sbirciatina ad internet.

Poi, solo poco dopo, inizia la parte succosa; la melassa vera.
Pillole di baklava al miele iniettate direttamente nelle vene.

Un super gagliardissimo Patrick Swayze (Johnny) insegna l'arte del ballo a
"sciapetta Baby", equipaggiata di onnipresenti jeans bianchi tatuati sul culo, ondazza di frangetta indomabile spiaccicata sulla fronte come se gliel'avesse leccata una mucca, e sguardo da pesce lesso che manco io quando Homo mi ha chiesto di sposarlo.

Ballano in ogni dove: in camera, in palestra, in acqua, su un tronco d'albero.
A quel punto la mia immedesimazione ha raggiunto il livello critico di circa il 90%.
Sono con loro in camera, in palestra e pure (agile come una gazzella ubriaca) sul tronco.

Quando si esibiscono nel primo spettacolo in pubblico (esattamente nel punto in cui a lei finalmente mettono un po' di trucco in faccia -
sia lodato Jill Cagnè -),

io sono Baby.

Salto, mi libro, volteggio sorretta dalle possenti e monolitiche braccia di Johnny.
Sono ormai ad un passo dalla schizofrenia e dal delirio di onnipotenza.

Pure Eppi-dog sembra interessata e, guardando lo schermo, millanta intelligenza che fuoriesce dal suo unico, impazzito neurone.

Durante l'intensa storia d'amore (nella quale si sparano almeno altri 20 o 30 balletti) sto di fatto affogando nelle mie stesse lacrime.
Io e la fontana di Trevi, in pratica, siamo una cosa sola.

E' tutto un progredire, un aumentare di pathos.
Sono in fibrillazione e procedo spedita (a passi lunghi e ben distesi) verso il
singhiozzo selvaggio.

Nella scena finale, credeteci o no, quando Johnny torna per riprendere lei, sbattuta come un mocho vileda in un angolino buio della sala,
prima di lanciarsi nell'ultima romanticissima danza,
io vi giuro che ho sentito uscire da quelle labbra
QUESTE ESATTE PAROLE:

"Nobody puts Eppi in the corner".


ps: lo so. So' soddisfazioni. E voi? Sparate un po' i vostri film cult...

ppss: grazie Johnny.

martedì 15 settembre 2009

Notte bianca

Sproloquiato da eppifemili alle 11:45 37 commenti
"Papà! Papa! Mi compri il gelato?!? Dai! Dai! Dai!", urla il bambino zompettando attorno al genitore.

"Tesoro come lo vuoi il gelato?", risponde il padre premuroso.

"Lo voglio al cioccolato, alla nocciola, alla fragola, al pistacchio, e..."

"Ma così poi è troppo grande. Devi scegliere solo due gusti".

"Noooooooooooooo! Io ne voglio quattroooo! Io ne voglio quaaaatroooo!", frigna il bambino sgolandosi come se lo stessero torturando spegnendo la televisione a metà del suo cartone preferito.

-----------------

"Ciao! Come ti kiami tciù?", Procace Bionda Americana a Piacente Barista Italiano.
"Alessio", Piacente Barista Italiano a Procace Bionda Americana.
"Alessio, Rome is really hot, isn'it?".
"UH!?", la guarda con occhio pallato. Non ha capito un cavolo. Dopo tutto, lui ha fatto francese a scuola.
"Calldo. Roma is very calldo, no?", incalza lei.
"Aaah! Yes! Caldo", ora ha capito e, giustamente ribatte con affermazione di impareggiabile acume.
"Where do you go when it's hot?", insiste lei.
"Yes. It's hot"
"No, Alessio. Dove va tu quangio essere mootto calldo?!? To the sea? All marue?"
"Yes. Mare. Yes", a quel punto pure un'assatanata in preda ad una crisi d'astinenza avrebbe desistito; ma Procace Bionda Americana non ci pensa nemmeno.
"What time do you stop working? Che orua finisci qui. Lavoruo?", ci riprova lei.
"Yes. Qui io lavoro", 'sto ragazzo è de' coccio.
"No! Finisci? Che orua?"
"Aah! Non so, forse alle 3".
"Andiamo marue dopo?", a quel punto lei è diventata pericolosamente esplicita.
Lui ci pensa un po'. Non ha ancora capito se ha capito.
"Ahhhh! Mare?!", esita, ma ha capito.
"Nooo! E' tardi....".

A quel punto lei si è davvero rotta le scatole. Si è ricreduta sull'idea che aveva dell'Italiano medio.
Si alza e se ne va.
Silenzio.

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"Pronto?", donna sui quaranta che cammina veloce.
"Senti adesso la devi finire. Io non ce la faccio più! Capito?!", la voce si alza gradualmente.
"No! No! Ti ho detto di no. Non insistere. Ne ho abbastanza. Tu la devi capire questa cosa", la voce ed il ticchettio dei tacchi sui sanpietrini, si allontanano fino a spegnersi del tutto.

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Tutto questo avveniva simpaticamente in una notte di fine estate, dalle 2 alle 3 del mattino, esattamente sotto i vetri della finestra della
nostra camera da letto (primo piano), ancora aperta per l'afa estiva.

Poi dice che uno cià l'insonnia.

venerdì 11 settembre 2009

Missione suicidio_Parte seconda (e ultima si spera)

Sproloquiato da eppifemili alle 07:35 38 commenti
Episode 2. Continuing from Missione Suicidio_Parte Prima


Esco dalla palestra comunale accasciata come un cucchiaio di puré nel piatto.
Parto speranzosa verso la tappa successiva.

Quarta cosa la mattina: missione cambio residenza.

Arrivo all'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.

E già dalla porta si capisce l'aria che tira.
Una fila interminabile di disperati come me, si è creata per accedere al banco informazioni, meglio conosciuto come "
l'anticamera della disperazione".
Prima di accodarmi però, furba come una faina, penso bene di prendere il numerino.

A me non la si fa.

E infatti.
Il numerino non esce.
Insisto.
Niente.
Fallimento. Frustrazione.
Depressa come una martire e sempre col cilicio ben saldo in mano, mi accodo rassegnata per accedere al banco informazioni.

Peccato che alla fine della lunga coda di gente, facendo capolino, non riesco a scorgere nessuno.
Comprendo infatti che siamo lì, tutti in fila per il nulla.

Dopo il giornale, dopo il caffè, dopo la telefonata all'amica, finalmente si materializza lei.
La signora Erminia del banco informazioni.
Lei sull'anagrafe sa tutto.
Lei lì è il boss.
Lei se la comanda.
Come Marlon Brando nella saga de Il Padrino.
A pensarci bene gli assomiglia pure un po'.
La leggenda narra che la Signora Erminia del banco informazioni sia nata propio lì, fra i muri dell'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, e che da allora, non ne sia più uscita.
Pare che con suo marito abiti nel seminterrato e che abbia generato i suoi due figli (che ora fanno gli uscieri al pianterreno) nella stanza 25 del terzo piano.

Dopo un'ora approdo finalmente a lei.

"Scusi, dovrei fare il cambio di residenza e non escono più numeri dalla macchinetta".

"A signorì! Eccotelo er nummero!
Te lo do io.
So' io la macchinetta".


"Grazie Signora. La ringrazio molto.
Senta, Posso prenderne un altro per mio marito che sta arrivando?"


"Eeeh! Nooo! Questo è l'ultimo nummero pe' stamatina. Quanno la chiameno, je lo dica e vedrà che fanno er cambio pure a su' marito.
Ce l'ha la fotocopia del documento e er numero de targa della machina?".


"Si signora. Ce l'ho. La ringrazio molto".

"Se figuri.
Er prossimoooo!
"

So che mancano 20 persone al mio turno.
Quello che non so ancora, è che per ogni persona l
'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, impiega 30 minuti netti, secondo più secondo meno.
Nel frattempo, posseduta da un delirio di onnipotenza pre-senile, decido di rilanciare la scommessa e mi munisco di richiesta di carta di identità che da decenni ho in programma di fare.
Leggo le istruzioni scritte a mano su un foglio appeso accanto alla signora Erminia (le ha scritte lei).
Vado al primo piano.
Pago il bollo.
Riscendo.
Prendo il modulo.
Lo riempio.
Fotocopio il documento.
Impilo le scartoffie e...
Colta da dubbio atroce, torno dalla Signora Erminia e le chiedo:
"Senta scusi: dovevo per caso fare la denuncia di smarrimento della vecchia carta di identità per chiederne una nuova?"

"Eccerto! Pe' fforza!
Ma poi scusi, lei non sta a chiede' il cambio di residenza?"
, mi guarda come si guarda una povera scema.

"Si certo".

"E allora che la fa a fa' mo' la carta di identità?!
Poi je deve pure ricambià l'indirizzo"
, la sua brillante logica umilia la mia fragile mente confusa. Sono persa.
Rinuncio.

Rassegnata, torno sui miei passi iniziali.
Nel frattempo è arrivato Homo.
Ci sediamo in un angolo ad aspettare il turno per il cambio residenza.
Io sembro mia nonna.
Dopo tre ore di interminabile attesa chiamano il nostro numero.
Entriamo nella stanza e sbotto:
"Dobbiamo fare il cambio di residenza. Abbiamo un solo numero. La signora Erminia ci ha detto che potevamo fare entrambi il cambio. Sono tre ore che aspettiamo. Non è una giornata felice. La prego abbia pietà!"

"Si signorina. Va bene. Facciamo un'eccezione. Iniziamo da lei. Qual'è il suo vecchio indirizzo?"

"Via XXXX, 33"

"Perfetto. Controlliamo se ci sono già persone residenti".

"..."

"Come?! Beh! Si che ci sono.
C'è mia madre che ha lì la residenza da decenni; ma non ci abita più da molto tempo"
.

"Ce l'ha il modulo firmato da sua madre che la autorizza?", mi chiede senza manco alzare lo sguardo.

"No scusi. Mi faccia capire: io per abitare in casa mia con mio marito, ho bisogno di un permesso scritto di mia madre che non abita più lì da anni?"

"Esatto. Ce l'ha il modulo firmato?", taglia corto.

"No".


"E allora mi dispiace ma dovete tornare un altro giorno".

_..._

Colpita e affondata.
Un record.
Due volte nella stessa mattinata.
Il mio Ego nel frattempo è sceso nel seminterrato a prendersi un caffè con il marito della signora Erminia.

lunedì 3 agosto 2009

Ohhhh Mister Chuck !

Sproloquiato da eppifemili alle 16:01 0 commenti
Oggi più o meno il mio umore suona

così


ps: ho reso l’idea? A voi capita mai?

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