venerdì 9 luglio 2010
HANGOVER
STOP.
SI RINGRAZIA HERNANDITO NOSTRO PER ESSERE PRONTAMENTE ARRIVATO IN SOCCORSO QUESTO SIMPATICO VENERDI MATTINA.
STOP.
MI VADO A INGOZZARE DI MOMENT.
STOP.
venerdì 26 febbraio 2010
ABSOLUTE TANGHERI...DE' NOANTRI

Giovedi' sera: lezione di prova gratuita per principianti organizzata da el maestro arhentino de tango Estefàn per allargare el suos orisonte y tambien el suos portafolios.
Per promuovere l'evento sono stati affittati 8 cessna biposto, dai quali sono state scaraventate tonnellate e tonnellate di volantini che hanno poi tappezzato le vie di Trastevere (la mia compresa) per giorni e giorni a seguire.
E fin qui, NONFAUNAPIEGA.
Premetto che alla famigerata e AUGUSTA coppia tanghera formata da me ed Uby (se non sai chi è clicca QUI oppure fattene una ragione), tempo fa, se n'è aggiunta un'altra composta da Amica S. (storica amica di Eppi - per info clicca QUI) e Arcangelo G. (amico gay di Uby - per info clicca QUI e QUI).
Per i più affezionati so già che questo è un preludio alquanto interessante.
Agli altri consiglio vivamente un ripassino.
Fatto sta che la formazione danzereccia è la seguente:
Eppi + Uby
Amica S. + Arcangelo G.
Tutti e quattro pericolosamente insieme.
Io e Uby, nonostante ormai appartenenti al corso intermedio in quanto capaci di volteggiare come otarie sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, decidiamo comunque di onorare della nostra divina presenza la lezione di prova.
Con determinazione e buona volontà ci siamo rimboccati le maniche decorate di paillettes rosa, ed abbiamo deciso di fare un ripasso delle figure base (siamo molto umili noi), per poi proseguire nell'apprendimento, subito dopo, con la lezione intermedi.
La nostra.
Amica S. batte immediatamente il record mondiale di rimorchio a strascico, adocchiando prontamente un tipo con il quale nel giro di 30 secondi (il record mondiale era rimasto imbattuto da secoli) si scambia i numeri di telefonino promettendosi amore eterno.
Arcangelo G. un po' ingelosito, nell'attesa, viene invitato a ballare da una signora inglese ultra sessantenne con la quale, invece di volteggiare leggiadro, cerca di comunicare a gesti intramezzati da frasi in aramaico (visti i suoi evidenti limiti nell'idioma anglosassone).
Dalla fatica gli è già colato tutto il fondotinta.
Io e Uby, per non smentirci, la buttiamo fragorosamente in caciara, venendo ripresi più volte dal maestro Estefàn, come bambini ciarlieri in quinta elementare.
Nuntepoisbajà.
Velocemente termina la lezione principianti.
Amica S. e Arcangelo G. sono pronti per defilarsi.
Io ed Uby, teoricamente, dobbiamo restare per la lezione successiva.
...Certo che però, a pensarci bene, siamo un po' stanchini...
Amica S. e Arcangelo G. fanno per salutarci quando...
Io e Uby ci fissiamo attoniti e dubbiosi.
Attimo di silenzio.
Momento di panico e sguardi che dall'indeciso passano al complice.
Non ricordo esattamente cosa è successo nel frattempo.
So solo che cinque minuti dopo, invece che a ballare il tango, i quattro dell'Apocalisse si sono ritrovati, con le gambe stirate a quattro di bastoni sotto il tavolino della trattoria dietro l'angolo (con tovaglia a quadri bianchi e rossi),
a gozzovigliare come forsennati davanti a una carbonara gigante e a due carciofi alla romana.
Ed è come sempre tuttapposto.
venerdì 15 gennaio 2010
Cose che capitano
martedì 15 dicembre 2009
Tango passion - parte seconda

Amica S. e Arcagnelo G. sembrano affiatarsi subito.
Considerando che non si conoscevano fino a 5 minuti prima e che sono ora appiccicati con la colla bicomponente, mi pare ovvio che il match ha funzionato.
Tra la fine della lezione e l'inizio della milonga vera e propria, scatta la pausa "drink e sigaretta".
Quindi ci appropinquiamo con in mano uno spritz (io) e un accendino (loro) verso la saletta fumatori.
Qui facciamo l'incontro con Raf, ragazzo Beneventano approdato per la prima volta al tango, che si accompagna ad un improbabile gruppo di giovani americani residenti a Roma.
Come un fiume in piena, l'irruenza dei Quattro dell'Apocalisse, lo travolge con una serie martellante di domande inquisitorie;
prima per capire l'orientamento sessuale e poi per fargli cambiare idea (ognuno ovviamente verso la propria direzione).
Un assalto della corazzata Potëmkin sarebbe stato sicuramente più delicato.
Il povero malcapitato, divertito ma esausto, dopo poco ci abbandona e barcollando mezzo tramortito dal fiume di parole che lo ha travolto, fugge in sala.
Bastiamo a noi stessi.
Sembriamo un tornado al massimo della sua forza centrifuga.
Inglobiamo senza pietà tutto ciò che ci circonda ingurgitandolo, consumandolo e risputandolo fuori.
Distrutto.
Torniamo a ballare, a bere, e poi alla successiva pausa sigaretta (loro).
Questa volta nella saletta incontriamo una coppia sulla sessantina che frequenta con me e Uby il corso del giovedi sera, livello inermedio ci tengo a precisare.
Ovviamente scatta di nuovo l'inquisizione che manco Savonarola al massimo della sua potenza.
Trattasi di coppia di amici (pare) che lasciano i rispettivi consorti a casa (si dice), per dedicarsi alla passione per il tango (si mormora);
almeno un paio di volte a settimana.
Lei splendida ed elegantissima.
Lui distinto ed allegro.
Parliamo, ci scambiamo battute sarcastiche, prendiamo un altro drink.
Siamo ormai tutti decentemente sfatti.
Sono le tre del mattino.
Siamo lì dalle 9:30.
Il fantastico trucco di amica S. è ormai colato come un gelato al cocco sotto il sole di agosto;
il fondotinta di Uby e di Arcangelo G. è diventato del tutto simile ad una pappetta rosastra.
Io sono mezza brilla causa terzo spritz a stomaco vuoto.
Sembriamo 4 catorci accasciati in un garage abbandonato.
Le forze cominciano a venir meno.
Ci guardiamo i due sessantenni.
Come faranno ad arrancare ancora a quest'ora e alla loro età?
Abbiamo la certezza assoluta che ad istanti si congederanno da noi per imboccare le strade delle rispettive magioni.
Certo non saremo noi i primi a gettare la spugna.
E infatti...
La coppia ci guarda baldanzosa.
La signora alzandosi improvvisamente ci fa: "Su forza ragazzi! Basta ora! Andiamo a ballare! Chi si ferma è perduto! Mica siamo qui per chiacchierare. Forza!".
Balza in piedi e saltellante se ne va verso la pista.
Il signore distinto ed allegro la segue arzillo.
Noi, stremati e macilenti ci guardiamo annichiliti.
Ci scambiamo mortificati sguardi supplichevoli.
Poi un attimo di silenzio.
Uby guarda l'orologio.
Amica S. si gingilla molestando l'orecchino.
Per prima, ho il coraggio di parlare.
"Vogliamo andare via?! Io sarei anche un po' stanchina..."
Amica S., Arcangelo G. e Uby si illuminano di gratitudine sfoderando due fantastici sorrisi a 48 denti.
In un balzo e nel giro di 30 secondi siamo in macchina, sfreccianti verso casa.
Sognamo già il tepore confortevole delle coperte che ha spazzato via l'umiliazione della rinuncia.
Mentre guido, con uno che mi ronfa in un orecchio, e l'altra che mi biascica parole senza senso nell'altro, penso:
Aaah!!
...Beata gioventù.
giovedì 3 dicembre 2009
Psyco Tango

Lo scorso giovedi io e Uby ci presentiamo in sala tango armati io di taccazzo nero e lui di fondotinta maxfactor e completo attillato nero con con gilet e cravatta viola di raso (chicchissimo!).
Ci guardiamo intorno.
Salutiamo le facce dei presenti ormai familiari.
C'è Estefan (el ormai famoso estrutore de tango che te enfila due edita enel naso e te porta en giro come una jacchetta arhentina), c'è Er lumaca (quello che appena può con fare viscido ti si appiccica lasciandoti sulla mano una sorta di bavetta a metà fra la coccoina e lo stracchino), c'è la Dame Impalée (impalata come una scopa ma convinta di essere la versione femminile di Joaquim Cortès), c'è la Sfaciolata (vestita sempre talmente succinta che la Marini in confronto sembra un'educanda).
Tuttapposto.
Ci sono tutti all'appello.
O almeno, se consideriamo anche me e Uby, tutti quelli che contano nel mondo del tango romano.
Ma poi, alla fine, scorgiamo nel gruppo una nuova presenza.
Una splendida donna, esile come un giunco, con al collo un doppio filo di perle e i capelli raccolti morbidamente sulla testa.
Si vede che ha superato i cinquanta, ma sono portati benissimo.
Con stile e tanta, tanta classe.
E' vestita di nero con un paio di scarpe col tacco rosso fuoco.
A questo punto io e Uby siamo già follemente invaghiti di lei.
Siamo curiosi come Jessica Fletcher dopo un isolamento di 3 mesi in cella di sicurezza.
Chi è?
Da dove viene?
Cosa fa?!
Al solito cambio di coppie, Uby capita "casualmente" con lei e si getta con foga nelle danze.
Sento che sta per scattare l'indagine.
E' più forte di lui.
Vedo che incominciano a divertirsi.
Ridono.
Ammiccano.
Si guardano.
Penso.
Ma Come??
Addirittura?!
Si fissano languidi;
è scattata la complicità.
E' evidente.
Troppo evidente.
In fondo quella mica è tutto 'sto granchè...
Sento che mi sta per partire l'embolo della gelosia.
La tempia palpita.
Il mio ego è sprofondato fino al seminterrato dove ha prontamente iniziato a ballare il tango con Pino il topino trasteverino.
Quel gran traditore di Uby!
Mi ha già dimenticata!?!?
E che gli starà mai dicendo quella stronza??!
Adesso basta!
Ora si sta esagerando!
La musica si interrompe.
Le coppie finalmente si separano.
Uby torna finalmente verso di me.
Sono sull'orlo di una scenata mista fra gelosia ed isterismo, quando il nostro si illumina di un'aura soprannaturale.
Rosa ovviamente.
Capisco che è riuscito subdolamente (come solo un gay sa fare - by the way - ma che frequentano una scuola apposta per rigirarti come un pedalino?) a ricavare importanti informazioni confidenziali.
Sta per dare il responso.
Mi fa:
"E' pazza.
Mi ha parlato tutto il tempo di morti e cadaveri".
In quel momento ho compreso una grande verità:
Uby E' SOLO MIO.
venerdì 23 ottobre 2009
Mission Espugnation

Armata di sega, cacciavite, e martello, alcune sere fa, la Eppifemili ha deciso di compiere la prima crociata contro un mobile, che sia mai esistita.
Titolo: "Eppifemili e l'espugnazione dell'armadio sigillato".
Lui è lì, in tutta la sua "verditudine".
Giace solenne, bello ed inesorabilmente chiuso.
(coloro i quali non avessero idea del perchè, sono pregati di leggere QUI).
Al suo interno, custodito da sportelli ostili, tutto il nostro guardaroba invernale.
Maglioni, cappotti, maglie, felpe, riposano indisturbati, addormentati da mesi, nel tepore dello scrigno di legno che li contiene.
A questo punto è diventata questione di vita o di morte.
O noi o lui.
Dobbiamo espugnarlo.
Dobbiamo sradicare i suoi sportelli omertosi ed aprire la via della nostra sopravvivenza contro l'assideramento.
Armati della solita scala, motivati come trichechi polari e con il tifo rassicurante di Pino il Pinguino (giunto in visita per l'occasione), iniziamo l'operazione.
Seghiamo gli interstizi, limiamo gli spigoli, martelliamo le giunture.
Siamo efficienti come orologi cinesi.
Ma non ce ne curiamo.
Procediamo spediti verso la vittoria.
Noi di Eppifemili siamo gente seria: abbiamo tutta l'intenzione di portare a termine la "Mission Espugnation".
E non c'è altro da dire.
Tac, tac (bottarelle).
Bum, Bum, Bum (martellamento).
Yeiiin (cigolio).
Frush, frush (segagione).
Ragazzi, il catafalco risponde alle nostre sollecitazioni.
Comincia a dialogare con i nostri gesti.
C'è.
E' sveglio.
Dopo un'ora di esitazione, finalmente l'armadio più verde del mondo SI CONCEDE A NOI.
Magicamente tutte le ante si spalancano.
Io, per l'emozione, comincio a sentire gli angeli cantare.
Ma forse è solo la musica che viene dal pub sotto casa.
Gli amati vestiti si svelano ai nostri occhi increduli.
Siamo felici.
Gioiamo della nostra operosità.
Presi dall'entusiasmo, prendiamo un paio di maglioni di lana e due giacche pesanti.
Li indossiamo e, orgogliosi della vittoria, decidiamo di festeggiare andando a cena nel ristorante sotto casa.
Peccato che quella sera a Roma fanno 30 gradi e sia io che Homo, nonostante il tavolo all'aperto, ci siamo sparati una sauna che manco in Svezia.
mercoledì 7 ottobre 2009
Circa le questioni politiche

A destra:
"Ao! Anvedi. Nun ce se crede!
A vorte 'a vita è popo ssrana...
'A vita a vorte va in un modo.
Ma a vorte va proprio tutta nell'artro modo.
Dimme te..."
A Sinistra:
"No! No! Tciù mi ha presuo per kiulo. Questa paruola io no detta mai. No! No possible! Tu incasina le couse! Tiutte."
A destra:
"Ma che davero!?!?
No. guarda offro io!
Nuntedevipreoccupà!
Tiè!
Quant'è?
Machestaiascherzà?!
Nunseneparla popo!
Tu nun paghi manco dipinto".
A sinistra:
"Io sapuevo.
Tu non può farue!
No!
Non può dirue questo!
Io orua torno casa e lacio te!"
Al centro:
"Scusi! ci può portare il conto per favore?", fa Homo al cameriere.
"Eppi, sei taciturna questa sera. Sei preoccupata per qualcosa?"
Vaglielo a spiegare a tuo marito che insieme alla pizza, ti stavi facendo un sano e appetitoso affettato di cavoli altrui.
giovedì 1 ottobre 2009
ABSOLUTE TANGHERA - IL RITORNO
Bip. Biip.Hai un nuovo messaggio.
"Eppi! Questa sera ricomincia il corso di tango!
Ci vediamo all'ingresso alle 9 in punto? Sono già tutta eccitata. Uby".
Uby= mio amico gay, ex drag queen (presto di nuovo alla ribalta), mio cavaliere nella scorsa stagione che ci ha visti protagonisti di INDIMENTICABILI serate danzanti, nonchè segretamente enamorado de el enseniante de tango Estefàn. OLE'!
Rispondo al messaggio:
"Io già volteggio nell'aere come un facocero namibiano".
Ragazzi.
Questa sera ne prevedo delle belle.
Prometto aggiornamenti.
Per chi avesse perso le puntate precedenti, consiglio un ripassino QUI, QUI e volendo anche QUI.
martedì 29 settembre 2009
Circa gli accadimenti di venerdi sera e il loro epilogo bizzarro.
Ho appuntamento con S. alle 8 in punto in un bar dove il nostro usuale gruppo di amici è solito incontrarsi il venerdi sera.Infatti arriveranno anche altri simpatici individui che da tempo immemore allietano le mie serate.
Io sudo freddo.
Non so come dire a S. che A., nel pieno di una crisi depressivo/convulsiva, ha deciso di non recare la sua magna persona fino a noi.
Io me ne son fatta rapidamente una ragione.
Ma come la prenderà S.?
Dopo tutte quelle energie spese nei giorni passati a farsi bella, che manco per il restauro della Cappella Sistina, per lei non sarà facile incassare il colpo.
In ogni caso, segretamente, confido nel potere taumaturgico che hanno per lei una botta di cipria e due spazzolate di mascara nero carbone.
Arrivo nella piazzetta.
Lei è già lì.
Non avevo dubbi.
Emana un'aura luminosa.
Una luce evanescente si irradia attorno alla persona tutta, scaturendo dalla sua intrinseca energia postiva.
Tuttavia mi balena il sospetto che quella luce sia invece frutto del riflesso degli occchiali da sole giganti (montatura bianca e lente specchiata) che troneggiano sul suo bel nasino.
Appena mi vede da sola, si verifica istananeamente in lei un crollo emotivo che rimbalza immediatamente sull'espressione facciale.
Le ciglia mi si afflosciano, il capello piastrato mi si elettrizza un po' come se avesse messo le dita nella presa da 220, il rossetto cola e soprattutto, l'aura che prima la illuminava, si spegne fatalmente dopo aver emanato intermittenti e gracchianti bagliori.
"Ciao Eppi!
Cioà!
Non ci posso credere! Non è venuto!??!!"
Vedendola trasalire, sto per tirare fuori i sali dalla borsetta ma improvvisamente riacquista colore e decido di rimandare.
Si...! Brava!
Resiste!
E' ancora in piedi!
"Cara, mi dispiace tanto.
Ti avevo avvisato del fatto che ho ricevuto dei messaggi sospetti che non promettevano niente di buono.
Non sai quanto sono delusa!", avevo infatti preventivamente cercato di atttutire il trauma dandole degli input circa la remota possibilità di un cambiamento di piani.
"Oddio no! Cioà! Vabbè.
Mi sa che non ci 'ssa gniànte da fare.
Il dessino vuole così.
Cioà, alla fine 'ssa storia va presa con filosofia.
Io e lui non ci incontreremo mai.
Rimarrò single a vita.
Però cara, sono davvero contenta di vederti.
Alla fine sai che c'è!?! Beviamoci su e non pensiamoci più!"
Grande S.! Ti sta per partire l'embolo per la disperazione, ma reagisci.
Sono orgogliosa di te!
Ci sediamo al tavolo e nel giro di alcuni minuti ci raggiungono il Bellis (architetto), Il Giangi (commercialista) e la sua fidanzata Mari (psicologa).
Iniziamo con un prosecchino, per non sapere né leggere e né scrivere.
Ma ben presto sul nostro tavolo cominciano a scorrere fiumi di vino bianco fresco che immortalano una delle ultime calde serate romane.
S. è demoralizzata, ma arranca raschiando il fondo della bottiglia di Traminer con tutta la forza delle sue unghie laccate in una trendissima tinta fluo.
Se la beve, se la ride e un po' se la lamenta anche.
Dietro di noi, noto una ragazza che mangia da sola.
Ha di fronte un piatto e un bicchiere a calice con del vino bianco dentro.
Sta evidentemente cenando.
Da sola.
Accovacciato alle sue gambe un piccolo cagnolino la scruta protettivo.
Come al solito, il Bellis si lancia e attacca bottone.
Si scopre quasi subito che è stata appena mollata dal fidanzato storico, il quale le ha chiesto la classica pausa riflessiva.
Questa è la prima sera che lui non dorme nella loro casa.
E lei non ce la fa a stare da sola.
Tò!
Casualmente, tutto ciò suscita nel Bellis uno spontaneo interesse dettato dalla sua particolare vocazione all'arte consolatoria.
Vero obiettivo: il rimorchio della biondina la quale, nel giro di 3 minuti, viene fagocitata e si ritrova seduta al nostro chiassoso tavolo.
Dunque, ricapitolando, l'allegra combriccola si arricchisce di:
N. 1 donna depressa corredata da acute crisi abbandoniche
+
N.1 cane randagio da poco raccattato dalla strada, accompagnato dalle medesime crisi.
E' tuttapposto.
Comincio a percepire nell'aria una strana sensazione: la serata sta decisamente prendendo una piega bizzarra.
Al nostro tavolo erano già presenti:
- S., single quarantenne abbacchiata e pure un bel po' brilla, in vena di bilanci esistenziali negativi
- Eppi-architetto in uno stato d'ansia cronico, causa missione consolatoria; è tuttavia armata di un inusuale spirito di iniziativa e di una massiccia dose di anti-depressivi.
- Il Bellis, giullare storico del gruppo, decisamente lanciato verso un'impresa disperata e galoppante di rimorchio selvaggio.
- Il Giangi, uomo dalla sensibilità sopraffina, avvezzo al pettegolezzo impudico che la schiava Isaura gli fa un baffo.
- e soprattutto la Mari, professione psicologa, con la mania dell'interpretazione e frantumazione della personalità di tutti quelli che le capitano a tiro.
L'aggiunta dei sopra citati due nuovi arrivi, non mi pare creare una sinergia emotiva ideale per la serena prosecuzione della serata.
No.
In men che non si dica, quello che doveva essere un banale aperitivo autunnale, si evolve geneticamente in una profonda seduta psicanalitica, con la nuova arrivata in lacrime accasciata sulla sedia, S. che la consola, Il Giangi che le riempie continuamente il bicchiere per farle dimenticare i suoi guai, la Mari che la psicanalizza e il Bellis che ci prova come un disperato.
Argomento trattato: lo spezzettamento dell'io e la frammentazione del subconscio extra sensoriale inserito in un contesto di privazione sentimentale.
Risultato: una sonora e memorabile sbornia collettiva.
Manco ve lo dico che sono tornata a casa con un gran mal di testa.
venerdì 25 settembre 2009
Finale con sorpresa
Io mi domando e dico:ma ci si può commuovere ancora ed ancora alla duecentosettantesima volta che si guarda lo stesso film?
Rassegnatevi.
La risposta è si.
(E con ciò mi sono giocata tutti i lettori di sesso maschile. Lo so e forse un giorno me ne farò una ragione).
Il film è, chettelodicoaffare, Dirty Dancing.
Lasciatemi perdere che ciò la lacrima facile in questo periodo...
La situazione è la seguente.
Homo è uscito a cena con degli amici.
Io, esausta e reduce da una giornatina in cui è accaduta la qualunque, decido di restare in casa.
Fuori piove.
Mi pregusto una deliziosa seratina in solitaria.
Unica presenza ammessa: Eppi-dog.
Me la piazzo sui piedi per farle emanare quel teporino paradisiaco dalla sua pancetta calda.
Proprio questa sera Sky mi vuole fare un regalo.
Uno dei film che maggiormente hanno segnato la mia vita sentimental/adolescenziale.
Ah! Che ricordi.
I primi tacchi, il mascara celeste anni 80, le spalline da goldrake, quel gran figo di Morten Harket...
Dirty Dancing:
L'essenza stessa del romanticume più didascalico.
Un distillato di sentimenti zuccherosi che si intrecciano, si accavallano, si rincorrono per quasi due ore, lasciandoti il cuore gonfio e tre carie nuove in bocca.
Una sola parola: IRRINUNCIABILE.
Se in questo momento mi citofonasse Johnny Depp, probabilmente gli direi che ho da fare.
No. Vabè.
Adesso non esageriamo.
Mi sistemo.
Mi apparecchio.
Comincia.
L'inizio del film trascorre agile, fra uno yogurt e una sbirciatina ad internet.
Poi, solo poco dopo, inizia la parte succosa; la melassa vera.
Pillole di baklava al miele iniettate direttamente nelle vene.
Un super gagliardissimo Patrick Swayze (Johnny) insegna l'arte del ballo a "sciapetta Baby", equipaggiata di onnipresenti jeans bianchi tatuati sul culo, ondazza di frangetta indomabile spiaccicata sulla fronte come se gliel'avesse leccata una mucca, e sguardo da pesce lesso che manco io quando Homo mi ha chiesto di sposarlo.
Ballano in ogni dove: in camera, in palestra, in acqua, su un tronco d'albero.
A quel punto la mia immedesimazione ha raggiunto il livello critico di circa il 90%.
Sono con loro in camera, in palestra e pure (agile come una gazzella ubriaca) sul tronco.
Quando si esibiscono nel primo spettacolo in pubblico (esattamente nel punto in cui a lei finalmente mettono un po' di trucco in faccia - sia lodato Jill Cagnè -),
io sono Baby.
Salto, mi libro, volteggio sorretta dalle possenti e monolitiche braccia di Johnny.
Sono ormai ad un passo dalla schizofrenia e dal delirio di onnipotenza.
Pure Eppi-dog sembra interessata e, guardando lo schermo, millanta intelligenza che fuoriesce dal suo unico, impazzito neurone.
Durante l'intensa storia d'amore (nella quale si sparano almeno altri 20 o 30 balletti) sto di fatto affogando nelle mie stesse lacrime.
Io e la fontana di Trevi, in pratica, siamo una cosa sola.
E' tutto un progredire, un aumentare di pathos.
Sono in fibrillazione e procedo spedita (a passi lunghi e ben distesi) verso il singhiozzo selvaggio.
Nella scena finale, credeteci o no, quando Johnny torna per riprendere lei, sbattuta come un mocho vileda in un angolino buio della sala,
prima di lanciarsi nell'ultima romanticissima danza,
io vi giuro che ho sentito uscire da quelle labbra QUESTE ESATTE PAROLE:
"Nobody puts Eppi in the corner".
ps: lo so. So' soddisfazioni. E voi? Sparate un po' i vostri film cult...
ppss: grazie Johnny.
martedì 22 settembre 2009
Appuntamento con Lupin III

Ieri sera, proprio mentre io e Homo ci accingevamo a guardare un film sul satellite, da fuori appare un lampo.
Seguito poi da un tuono rimbombante.
Subito dopo il segnale digitale svanisce nel nulla.
Niente film.
Niente Doctor House dopo il film.
Niente di niente.
Proprio oggi che dovevo anche vedere una nuova trasmissione di design che mi interessa per lavoro!
Accidenti!
Beh! Speriamo che nel giro di qualche ora il segnale venga ripristinato.
Attendiamo.
Riproviamo ad accendere il decoder.
Niente.
Decido di chiamare Sky.
Mi fanno fare il test.
Errore 35.
Pare sia un problema al satellite.
"Signora, aspetti qualche ora. Se il problema persiste ci ricontatti e le fissiamo un appuntamento col tecnico"
"Si grazie. Buona serata".
La mattina seguente stesso problema.
Il pomeriggio anche.
La sera si avvicina e niente.
Sky è deceduto.
Morto.
Andato.
Decidiamo che forse è il caso di dare personalmente una controllatina all'antenna.
Piccolo particolare: la nostra antenna sky è posizionata sul terrazzo della signora Gertrud che abita all'attico.
Ma Gertrud è tedesca e, in quanto tedesca, è spesso in Germania.
Ovviamente anche oggi.
Unica speranza: la signora che ogni giorno va a rifocillare i gatti (acerrimi e odiatissimi nemici di Eppi-dog) che quando Gertrud non c'è, diventano padroni indiscussi della casa.
Studio una strategia:
Io e Eppi-dog ci appostiamo nel cortile, nascoste dietro un cespuglio, nella speranza di sentirla entrare nel palazzo.
Eccola! E' lei!
"Signora salve! Mi scusi. Avrei bisogno di salire da Gertrud per dare una controllata all'antenna di Sky che non mi funziona! Posso?"
"Gerdo veni, 'ndebroggupà. I' giò le ghiavi. Veni, veni".
Saliamo.
Mi conduce nel terrazzo e mi indica quella che dovrebbe essere la mia antenna:
"Eggola! E' guella lassù".
L'antenna giace placida sul colmo del tetto del palazzo che, by the way, è costituito da ben quattro piani.
Lei è lì, fiera e snella, aggrappata al muro laterale e stagliata contro il cielo del crepuscolo.
Tutto intorno, Roma con la sua infinita distesa di tetti a tegole rosse.
Sotto: la strada.
Sopra: le mie vertigini.
Per arrivare a lei, l'antenna, devo saltare su un tratto in pendenza, percorrere uno stretto passaggio e arrivare al tetto, salire per una decina di metri e finalmente raggiungere il colmo.
Eccheccevò?!
...manco fossi Lupin III.
Dico io.
Timidamente espongo le mie titubanze:
"Ma signora. Come faccio a salire fin lassù?! E' ripido, non vede? Sarà pericoloso..."
"No. No. Vai va'. 'Ndepbroccupà.
Ge sto io qui.
De dengo io culla sgopa.
'Ndebroccupà.
I' gi vado sembre pe' ripigghià li catti!".
Questo non lo doveva dire.
Al suono di "I' gi vado sembre", non ci ho visto più.
Eh no!
Qui mi scatta la competizione, cazzo!
Se lo fa lei, e lo fa addirittura "sembre", chi sono io?!?!?
La contessa de Blanc all'Isola dei Famosi?!?
No, signora mia, adesso le faccio vedere io con chi ha a che fare!
Tzè!
"Ok. Allora salgo", ribatto altera, millantando sicurezza.
Sono al punto di non ritorno. Ora non posso più tirarmi indietro.
Sono qui e ce la devo fare.
Costi quello che costi.
Io, domerò quell'antenna.
E lei, che mi ha provocato, non avrà scampo.
Agile come un ippopotamo e motivata come Cary Grant nelle scene di Caccia al Ladro, salgo sullo stretto passaggio.
Mi aggrappo come una cozza al gancio sporgente del muro di spina e faccio alcuni passi in avanti.
...Trenta secondi dopo la scena è questa:
io che arranco a quattro zampe sulla distesa di tegole in pendenza,
la signora che mi puntella con il manico della scopa conficcandomelo nell'anca,
il gatto Minù infilato fra le mie gambe chiaramente intenzionato a fare le fusa (mi pare evidente che non ha scelto un buon momento).
Finalmente arrivo all'antenna.
Mi attacco come un alpinista alla staffa che la aggancia al tetto.
Guardo giù e sento che sto per avere un mancamento.
Intanto la signora da sotto:
"Ndebroggupà. De dengo io! Fai! Fai!", la guardo con odio perchè è tutta colpa sua se io sono quissù e lei è 10 metri sotto di me, al sicuro.
Torno con la mente alla mia missione.
Arrivo ai cavi.
Con determinazione li svito e li riavvito attenta.
Li stringo bene.
Sono Wonder Woman (con le vertigini, ma pur sempre Wonder Woman).
Sprezzante del pericolo, raggiungo l'obiettivo.
Risolvo.
Regolo.
VINCOOOO !!!!
Ora però l'eroina realizza che deve scendere dal tetto con una scopa conficcata nello stomaco.
Ce la può fare.
Lo fa.
Saluta e torna giù in casa.
Niente.
Tutto inutile.
Ancora non si vede niente.
Rassegnata, decido di chiamare per prendere un appuntamento col tecnico.
Che umiliazione.
Sono il primo fallimento in carne ed ossa di una Super Eroina.
Impugno il telefono che, subito prima di comporre il numero verde, squilla.
"Ciao Eppi sono mamma! Hai risolto il problema con l'antenna?"
"No. Niente. purtroppo no. Sto appunto chiamando il tecnico".
"Ma Eppi, mi è venuta in mente una cosa: avete controllato se per caso si è staccato qualche cavo in casa. Non so quello del decoder, la spina elettrica..."
"Dai mamma! Figurati! ...
Certo che abbiamo guardato!
Mica siamo così scemi!
Non essere ridicola!"
Riattacco il telefono ma è troppo tardi.
Un dubbio strisciante si è ormai insinuato in me.
Guardo (vaga) il mobile tv.
Mi avvicino (inosservata) con passo felpato.
Guardo (con scioltezza) dietro.
Arrivo (splendida) al decoder.
Il cavo dell'antenna è lì, agile, che penzola giù dal mobile.
Ora, onestamente, ci sono due possibilità:
a - che noi di Eppifemili siamo totalmente rincoglioniti
b - che le mamme hanno sempre ragione
Mi fa piacere pensare che sia la seconda.
martedì 15 settembre 2009
Notte bianca
"Papà! Papa! Mi compri il gelato?!? Dai! Dai! Dai!", urla il bambino zompettando attorno al genitore."Tesoro come lo vuoi il gelato?", risponde il padre premuroso.
"Lo voglio al cioccolato, alla nocciola, alla fragola, al pistacchio, e..."
"Ma così poi è troppo grande. Devi scegliere solo due gusti".
"Noooooooooooooo! Io ne voglio quattroooo! Io ne voglio quaaaatroooo!", frigna il bambino sgolandosi come se lo stessero torturando spegnendo la televisione a metà del suo cartone preferito.
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"Ciao! Come ti kiami tciù?", Procace Bionda Americana a Piacente Barista Italiano.
"Alessio", Piacente Barista Italiano a Procace Bionda Americana.
"Alessio, Rome is really hot, isn'it?".
"UH!?", la guarda con occhio pallato. Non ha capito un cavolo. Dopo tutto, lui ha fatto francese a scuola.
"Calldo. Roma is very calldo, no?", incalza lei.
"Aaah! Yes! Caldo", ora ha capito e, giustamente ribatte con affermazione di impareggiabile acume.
"Where do you go when it's hot?", insiste lei.
"Yes. It's hot"
"No, Alessio. Dove va tu quangio essere mootto calldo?!? To the sea? All marue?"
"Yes. Mare. Yes", a quel punto pure un'assatanata in preda ad una crisi d'astinenza avrebbe desistito; ma Procace Bionda Americana non ci pensa nemmeno.
"What time do you stop working? Che orua finisci qui. Lavoruo?", ci riprova lei.
"Yes. Qui io lavoro", 'sto ragazzo è de' coccio.
"No! Finisci? Che orua?"
"Aah! Non so, forse alle 3".
"Andiamo marue dopo?", a quel punto lei è diventata pericolosamente esplicita.
Lui ci pensa un po'. Non ha ancora capito se ha capito.
"Ahhhh! Mare?!", esita, ma ha capito.
"Nooo! E' tardi....".
A quel punto lei si è davvero rotta le scatole. Si è ricreduta sull'idea che aveva dell'Italiano medio.
Si alza e se ne va.
Silenzio.
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"Pronto?", donna sui quaranta che cammina veloce.
"Senti adesso la devi finire. Io non ce la faccio più! Capito?!", la voce si alza gradualmente.
"No! No! Ti ho detto di no. Non insistere. Ne ho abbastanza. Tu la devi capire questa cosa", la voce ed il ticchettio dei tacchi sui sanpietrini, si allontanano fino a spegnersi del tutto.
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Tutto questo avveniva simpaticamente in una notte di fine estate, dalle 2 alle 3 del mattino, esattamente sotto i vetri della finestra della nostra camera da letto (primo piano), ancora aperta per l'afa estiva.
Poi dice che uno cià l'insonnia.
lunedì 27 luglio 2009
Una serata “alternativa”.
Ero pronta, con la testa che mirava il muro per iniziare a dare una serie di capocciate di disperazione dovute allo stress, alla noia, al caldo, al ritiro in casa forzato per assistere il povero Homo incriccato, QUANDO il mio angelo custode Master mi chiama e mi dice che passerà in serata per portarmi fuori a prendere un aperitivo e poi dirottare verso casa per cenare tutti insieme. Si presenta alle 9.
Lo saluto mentre mi si illuminano gli occhi.
Se si considera che la vita sociale di Eppifemili in questi giorni raggiunge il picco massimo alle 10:30 quando l’infermiera viene a fare le punture a Homo, si può ben intuire il mio stato d’animo nel vedere una faccia amica.
Sto per chiudere la porta di casa ma lui mi fa:
“Aspetta che C. sta salendo le scale“.
“Come C.?! Ma non era a casa con un piede ingessato?!”
“Si. Infatti è con le stampelle, ma ora riesce a camminare. Me lo so’ caricato sulla vespa e te l’ho portato”.
C. arriva sulla soglia con stampelle, pedalo tribanda bianco RIGOROSAMENTE SENZA SCARPA e incarnato pallido.
Si sbraca sul divano proprio accanto a Homo che giace ancora semi-immobile e dolorante.
Io e Master decidiamo di scendere per prendere delle pizze e lasciamo i due infermi in casa.
Tanto do’ vanno conciati così?
“Ok ragazzi. Io non mi porto nulla. Neanche le chiavi. Tanto mi aprite voi.”
Appena finito di pronunciare queste parole, mi giro e guardo la scena: uno sdraiato supino sul divano con un milione di cuscini a sostenere muscoli doloranti.
L’altro seduto con una gamba alzata poggiata sul tavolo e le stampelle accanto, manco fossero le sue migliori amiche.
Per la serie: “scene che non avremmo mai voluto vedere: immobilità assoluta - la vendetta“.
Mi rendo conto di avere appena detto una cazzata:
“Come non detto. Le chiavi me le porto dietro”.
venerdì 24 luglio 2009
Addà passà ‘a nottata.
Continuano le tragicomiche avventure di Eppifemili. Ieri ci hanno visti protagonisti di una fantomatica nottata.
Homo colpito da un improvviso quanto lancinante dolore alla schiena.
Decidiamo: destinazione pronto soccorso.
In questo strano movimento di cose e persone, Eppi-dog ci guarda basita.
Secondo me pensa con l’unico neurone che le gravita nel micro cervello, che stiamo cercando la sua palletta defunta.
Usciamo barcollanti.
Carico Homo sul maggiolone blu elettrico del ‘72 che è parcheggiato sotto casa.
Già a quel punto sembriamo Totò e Peppino.
Arrivo sgommando all’ospedale.
Il tizio della guardiola mi scruta.
Guarda Homo ricoperto di tatuaggi e coi capelli lunghi.
Poi guarda la macchina che pare uscita da un film anni 70.
Poi, splendido, mi fa:
“Scusi! Dove crede di andare lei? Mica c’è una festa qui!“.
“Senta, mio marito non può muoversi. Lo devo portare al pronto soccorso. E’ urgente“.
Mi scruta di nuovo con l’aria di chi sa che sto dicendo una cazzata, ma mi lascia passare e pontifica:
“Lo scarichi e poi parcheggi la macchina fuori”. Ma che è una cassetta di zucchine?! Stiamo forse ai mercati generali?
Eseguo e riparto di corsa.
Ovviamente le probabilità di trovare un parcheggio di domenica notte a Trastevere sono pari allo 0,00000001 %.
Ne deduco che faccio prima a riportarla sotto casa (a pochi passi per fortuna) nella speranza di trovare quello che ho appena lasciato.
E infatti lo ritrovo.
Che culo.
Riparto di corsa alla volta del pronto soccorso, questa volta a piedi.
La cameriera amica del ristorante sotto casa mi vede, mi saluta e poi mi da il colpo di grazia dicendomi:
“Bella lei! Io lavoro e lei se va a divertì!”.
Che amica.
martedì 7 luglio 2009
DA UN PO’ MI PIACCIONO BORI
Amica di Master durante una cena in terrazza: “Sai Eppi, sono molto cambiata: da un po’ di tempo mi piacciono bori”. Io: “Come bori?”
Amica di Master: “Si insomma, fino a una certa età mi piacevano i ragazzi impalati, impostati, precisini. E da un po’ mi piacciono i bori”
Io: “Scusa, mi definiresti “bori” ? Non so, dammi un dettaglio, una descrizione. Qualcosa”.
Nella mia ignoranza avevo sempre pensato che la definizione “boro” in romano equivalesse a “coatto” ovvero, per i non romani, cafone/poco fine.
A quel punto, dovevo decisamente andare a fondo alla golosa questione che mi si era così inaspettatamente presentata.
Amica di Master: “Come te lo spiego? Sai, che ne so?…uno boro, uno che cià la collanina al collo”.
E io che ancora pensavo che quelli con la collanina fossero normali.
Secondo voi so’ io quella strana?
giovedì 2 luglio 2009
Circa Homo ed il suo rientro alla base.
Ieri sera bel, belle io e Eppi-dog ci prepariamo, acconciamo, sistemiamo, rassettiamo per andare a raccattare il “nostro” all’areoporto. Dopo 3 giorni di assenza (sua) e di impacchettamenti (nostri) il mio sex appeal, in una scala da uno a dieci, poteva equivalere a due e tre quarti scarsino. Grazie.
Quindi potrete capire i lavori di restauro che ho dovuto metter su prima di uscire.
Robba che manco la Cappella Sistina!
Oltre tutto, ovviamente, quasi tutti i necessari strumenti di bellezza si trovano ormai sepolti e sigillati sotto montagne di scatoloni, irraggiungibili se non con una gru modello cantieri per grandi opere nazionali.
Dopo tutta ’sta fatica, è ora di uscire.
Da fuori si sentono lampi fragorosi.
Eh già! Dimenticavo che ormai Roma si è praticamente trasferita ai Caraibi e non passa pomeriggio senza un signor nubifragio.
L’umidità è al 300% e i miei capelli, manco salgo in macchina, che si trasformano in un covone di paglia.
Nel viaggio scoppia l’Uragano Katrina. Viene giù di tutto: grandine, pioggia, imprecazioni.
Ovviamente sono in ritardo e il traffico da ponte estivo che si materializza lungo la strada, non aiuta. La situazione è sotto controllo.
Senzaltro.
Arriviamo finalmente.
Homo è lì da un’ora che aspetta.
Esco dalla macchina, madida di sudore, appiccicaticcia, col mascara colato e i capelli arruffati tipo barboncino Billy.
Lui mi guarda, mi bacia e mi fa: “Come sei bella”.
Devo proprio essergli mancata.
mercoledì 1 luglio 2009
Buoni propositi.
Ieri sera, prima di andare a dormire, mi sono ripetuta quello che che mi ripete sempre quella saggia donna di mia madre. Quello che dice Rossella quando va sotto l’enorme quercia e prende un pugno della terra di Tara.
Con lo stesso sguardo e la stessa convinzione mi sono detta: “Domani è un altro giorno“.
Oggi non me pare proprio.
martedì 30 giugno 2009
Absolute tanghera. The end.
Lo scorso giovedì si è verificata la tragedia: io e Uby siamo andati all’ultima lezione di tango per questa stagione.
Non sto qui a raccontarvi il suo sguardo dimesso e triste per l’imminente fine del corso.
Non sto qui a descrivervi l’accenno di malinconia nei suoi occhi enormi mentre guardava l’immensa sala parquettata sulla quale abbiamo piroettato per ben due mesi con la leggiadria propria di due ippopotami.
Non sto qui neanche a parlarvi di come tutte le signore e signorine presenti lo abbiano salutato con sguardi ammiccanti e deliziati manco fosse Johnny Depp.
Non vi tedio neanche con il fatto che “il nostro”, in seguito al rinvigorito fervore artistico, abbia deciso di ritornare a calcare il palcoscenico ricominciando ad esibirsi come drag queen e come, all’uopo, abbia deciso di spendere ben 800 euro in nuovi stivali con zeppone e tacco 20.
Già che ci sono, vi risparmio anche l’uscita di scena del nostro, il quale con movenze degne di Madame de Pompadour, fatte di un misto fra l’ultimo grado di eleganza e il primo della nobiltà, si è girato verso il mitico insegnante di tango Estefan , e gli abbia lanciato un’occhiata fulminante sul culo.
giovedì 18 giugno 2009
Aperò chic
Appuntamento con Master e amici di amici per aperitivo rinfrescante serale a Campo de’ Fiori. Capisco subito l’antifona.
“Allora quest’estate dove andate?” fa amico incravattato a amica perbenino.
“Ma guarda, ancora non sappiamo. Forse prendiamo la barca e andiamo a fare un giro a Panarea”.
“Certo però che ormai lì c’è davvero una folla insopportabile. Non so. Forse sarebbe meglio andare in Sardegna”.
Master mi studia da lontano temendo una delle mie classiche uscite da catarpillar (cosa di cui tra l’altro vado generalmente fiera).
“Ma il Buby invece che fa?!”
“Lo sai che quello non si schioda da Ponza neanche a pagarlo! “
“E tu Eppi, che fai?”
Azz! Mi hanno beccata mentre mi scolavo l’ultimo sorso di regale prosecco e mi facevo i beneamaticazzimiei.
“Si? Scusami. Dicevi?!“ Ma di che parlavano questi?
“Hai già dei programmi per quest’estate?”
“Beh! Veramente non ne ho idea al momento”. Cari miei, ho un trasloco e altre 2.800 cose da affrontare prima di farmi sfiorare minimamente dal sospetto di una vacanza.
“Però in compenso ho un trasloco nelle prossime settimane” Argomento assolutamente tedioso per l’allegra comitiva. Ma io insisto imperterrita nel voler dare il mio prezioso contributo alla pungente conversazione.
“Proprio oggi infatti sono andata in un negozio vintage dove ho trovato un fantastico letto antico“. E così e cosà, segue descrizione dettagliata.
Alla parola “vintage” gli occhietti spilliformi di amica perbenino si illuminano.
“Davvero?! Ma è fantastico! Dov’è questo meraviglioso negozio?! Devo assolutamente andare! Adoro il vintage! Per favore, potresti darmi l’indirizzo? Stavo appunto cercando una sedia anni cinquanta per la scrivania ereditata dal mobilio di famiglia. Un’impresa insormontabile! Sono disperata“.
Capisco. Sono problemi.
Qualcosa mi diceva che se avessi chiamato il negozio col suo nome – e cioè rigattiere – l’amica perbenino non solo non mi avrebbe chiesto l’indirizzo, ma non mi avrebbe nemmeno degnata di uno sguardo.
Dentro di me ho sorriso pensandola alle prese col Conte di Fersen de’ Noantri (vedi post precedente) e ho assaporato il gusto di una sottile vendetta.
martedì 9 giugno 2009
Le amiche.

Ognuno di noi ha gli amici che si merita.
Questo è vero.
E io ho S.
S. è quello che c’è di più simile a una bambina con un corpo di una pornostar.
Essere ingenuo e di meravigliosa fattezza che desta gli interessi di tutti gli uomini che abbiano ancora un alito di vita in corpo, ma che non ha ancora trovato, nonostante annosi sforzi, l’anima gemella.
Questo suo status di single perenne ne fa una divoratrice di eventi mondani. Quando c’è qualcosa nell’aria nel raggio di 10 chilometri quadrati stai pur certo che lei (proprio come eppidog con la sua palletta molliccia e tumefatta) non solo ne è a conoscenza, ma sa anche già chi ci sarà e chi non ci sarà; se vale la pena andare o non vale la pena; se è cool o no.
Si mormora che abbia sfortuna con il sesso forte, e quindi le sue storie sono generalmente brevi e tempestose.
“Tesoro come stai? Questa settimana non ci siamo sentite per niente!”
“Cioà guarda, non puoi capire. Cioà, sono uscita adesso dall’ufficio e sono stata per un’ora dentro a…cioà…un inferno di cristallo”.
“Ma novità col tizio?! Si dai! il tuo ragazzo.”
“Il mio boy??! No gniante. E’ il mio ex boy. Cioà. E’ tutto finito.
Gheim over.
Taim aut.”
“Noooo! Mi dispiace. E tu come stai?”
“Insomma. Lo sai com’è, no? Da piccoli ci raccontano tante belle storie. Ma alla fine mi sa che ’ssta vita è proprio solo ‘na grande fregatura.”
“Perchè non ci vediamo per un aperitivo così mi racconti?”
“Si occhei. Ci vediamo a Monti ai TreScalini? Dai che quella è proprio una bella locasciòn.”
“Ok. Se ti piace la locasciòn, allora ci vediamo lì alle 7″.
PS: e voi? che amici vi state meritando?!