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sabato 30 gennaio 2010

Circa le sorprese e la ventata di vita che esse portano con sé

Sproloquiato da eppifemili alle 15:54 31 commenti


Alcuni giorni orsono, è sorta l'alba del mio trentasettesimo compleanno.

E già.
Solo per questo bisognerebbe tentare il suicidio.
Lo so.

Da alcuni anni infatti, Eppi (che in queste occasioni eppi non lo è proprio tanto) non si spinge fino alla conlcusione della propria Augusta esistenza.
No.
Tuttavia, si limita con impegno e costanza ad immergersi in una latente e strisciante depressione che ha generalmente la benevolenza di aumentare esponenzialmente man mano che il fatidico giorno si avvicina.

Alla vigilia, Eppi è lì che si prepara un cocktail di barbiturici, sonniferi e Nutella (ritengo di meritare una morte degna), quando Homo, le dice fiducioso e raggiante:

"Eppi, non ti preoccupare.
Sono sicuro che domani trascorrerai una giornata FAVOLOSA".


"Si. Si", rispondo io noncurante, affondando la testa in un tiramisù per dieci persone, sperando di morire di soffocamento per ostruzione della trachea.

"L'unica cosa - prosegue - è che dobbiamo festeggiare dall'ora di pranzo in poi, perchè devo sbrigare delle commissioni per mia madre la mattina presto".

Ormai sono nel pieno di un picco glicemico fulminante, dunque non gli do peso.

Rispondo depressa:
"Ok".

L'indomani all'alba, sento dei rumori.
E' lui che si alza.
MIRACOLO! MIRACOLO!
Homo che ha capacità di avere percezioni sensoriali prima delle 2 del pomeriggio!?!?!
Non puo' essere.
Forse sto ancora dormendo e trattasi di sogno, per quanto realistico.
Mi giro dall'altra parte, mi rideprimo un po', e torno subito a dormire.

Vengo destata solo molto dopo dal citofono che suona insistentemente.

Ormai realizzo che è tardi.
Scatto in piedi.
Vado alla porta.
E' lui! Homo!
Cerco di connettere.
Lo guardo.
Strabuzzo gli occhi.
Riguardo.
Accanto a lui, mentre sale le scale, vedo una coda scodinzolante tutta bianca.

Ci vedo offuscato per il sonno.
Ma poi mi rendo conto che sto piangendo commossa.

MORALE DELLA FAVOLA:
quel matto di mio marito, si è davvero svegliato all'alba e ha davvero affrontato un viaggio di tre ore per andare in un canile sperduto nelle montagne laziali, e prendere un mio pupillo cane (che ho cercato invano per mesi di far adottare da qualche fulminato dal cuore tenero) e che da 8 anni vive recluso in un freddo box.

SIGNORE E SIGNORI!

RULLINO I TAMBURI E SQUILLINO LE TROMBE PERCHE' LA EPPIFEMILI SI E' ALLARGATA!

C'E' UN NUOVO COMPONENTE DELLA FAMIGLIA E SI CHIAMA NIENTEPOPODIMENOCHE:

RUBACUORI !!

Eccolo a voi in tutta la sua splendida, anziana e tenera bellezza:



martedì 10 novembre 2009

Tecniche.

Sproloquiato da eppifemili alle 08:37 39 commenti


Tempo fa avevo accennato alla difficoltà che il mio gentil consorte ha nel risvegliarsi la mattina.
Ecco.
Appunto.

Riflettevo su questa condanna che anche io, prendendolo in sposo e facendo di lui un uomo onesto, ho deciso di accollarmi.
Spesso Homo, quando ha un impegno importante o un appuntamento ad orari normali per il resto del mondo (ma improponibili per il suo cervello che inizia ad avere cognizione della propria esistenza non prima di mezzogiorno), proferisce con voce angelica (e talmente dolce da cariare un molare in 3 secondi netti)


la fatidica frase:

"Eppi, amore, domani mattina mi aiuti a svegliarmi?"

DEEEENGH!

Per me inizia l'incubo.
So cosa mi aspetta.
E so che non sarà facile.

Per essere sufficientemente chiara e farvi capire la gravità della situazione, potrei catalogare le tecniche di risveglio (peraltro tutte fallimentari) che negli anni si sono succedute nella condivisione delle nostre vite.

Metodo fallimentare n.1:
Le frasi gentili e delicate.
Del tipo:
"Homo, tesoro! E' ora. Devi svegliarti. Dobbiamo andare".
Dieci minuti dopo:
"Homo, caro. E' ora. Siamo in ritardo. E' ora di svegliarti".
Trenta minuti dopo:
"Homo caro, Dai! Svegliati! Su! Su!", a questo punto mi sto aiutando con gesti e spintarelle.
Niente.
Un'ora dopo, frustrata ed avvilita, la sottoscritta alza il timbro di voce rasentando l'urlo isterico, e provocando nel consorte uno stato di trauma psico-fisico che sicuramente ha da tempo bruciato in modo irreversibile un buon 70% dei suoi neuroni attivi.
Metodo chiaramente fallimentare.
Archiviato.

Metodo fallimentare n.2:
Il succo di frutta a letto.
Tale metodologia ha sembrato dare accenni di riuscita.
All'inizio.
Poi gradualmente, come un vaccino,
il nostro, si è autoimmunizzato, arrivando praticamente a bere direttamente nel sonno il bibitone (sempre più grande) di succo fresco; e ricadendo in letargo poi come se niente fosse.
Tale metodologia si è declinata nel tempo in una serie infinita di varianti, che vanno dal caffè, al bicchiere di acqua ghiacciata o addirittura all'intera colazione a letto.
Niente.
Tutte le volte si riaddormenta.
Dopo timidi accenni di riuscita, anche questo metodo è stato impietosamente archiviato.

Metodo fallimentare n.3:
Il martello pneumatico.
Questa metodologia è stata gentilmente offerta in beneficenza per "il caso umano" da un gruppo di operai i quali, avendo evidentemente avuto pietà di me, per un breve periodo, hanno deciso di posizionare un cantiere di lavori stradali proprio sotto la finestra della nostra camera da letto.
La prima mattina il nostro eroe infatti ha reagito dando cenni di vita.
Si è svegliato dopo i primi 15 minuti di tremore del palazzo, scosso praticamente da una sorta di terremoto al decimo grado della scala Mercalli.
La seconda mattina i minuti sono diventati 25.
Alla terza mattina, dopo ben due ore di martellamento pneumatico, gli operai vanno in pausa caffè.
A quel punto, il nostro si alza dal letto proferendo la seguente frase:
"Che bello Eppi! Gli operai hanno finito i lavori! Questa mattina non si sono sentiti!".
Metodo ovviamente archiviato e bollato.

Metodo fallimentare n.4:
i giochini per bambini lenti.
"Homo, ora muovi un ditino", e lui muove un ditino.
"Homo dai! Alza una manina", e lui alza una manina.
"Ora Homo, solleva un braccetto", e lui solleva il braccetto.
"Adesso, muovi una gambina", esegue.
Si procede insistentemente riattivando la circolazione nel corpo esanime e letargico del nostro, fino a completo (si fa per dire) risveglio.
Metodo troppo lungo e impegnativo.
Archiviato.

Metodo fallimentare n.5:
il ricatto psicologico.
Dovete sapere che il nostro,
la mattina ha piacere di non svegliarsi in solitudine (pure!).
O meglio, quando ciò avviene (nel caso in cui io debba uscire di casa ad orari decenti), qualora non avessi avuto il tempo di resuscitarlo, Homo mi cade in depressione.
Si avvilisce e dà inizio ad una di quelle che possiamo archiviare sotto la dicitura "giornate tristi e senza prospettive di recupero".
Ovviamente, spinta da infinito amore ed interminabile pazienza, al fine di evitare questo temibile stato d'animo, quando ho un appuntamento, comincio da un'ora prima di uscire, a ripetere il mantra:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 10 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 20 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 30 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
Dopo 45 minuti:
"Homo, caro, sto per uscire".
E così' via, fino allo sconquassamento di timpani (del nostro) e alla crisi di nervi/epilettica (mia).

Ma voi che dite, la prossima volta,
LO LASCIO DORMIRE?!?

ps: si accettano suggerimenti per eventuali nuove tecniche di risveglio.
OH! A CHI MI TROVA LA SOLUZIONE ASSEGNO IL PROSSIMO TEFPOW.

giovedì 8 ottobre 2009

Una serata omertosa

Sproloquiato da eppifemili alle 09:44 40 commenti


Mi domando.
Per quale motivo gli uomini fra loro non parlano?!
Non proferiscono verbo.
Non comunicano se non a monosillabi.

Prendete ieri, per esempio.
Siamo appena tornati da un estenuante servizio fotografico che ci ha emotivamente e fisicamente provati.
Homo riceve una telefonata dal suo storico migliore amico, che per convenzione chiameremo Pesce L.

Pesce L. non parla.

Lui al massimo mugugna.

Oppure fa le bolle;
come i pesci;
che puntualmente, dopo appena tre secondi, si smaterializzano con un tenue
"Pouff".

Lui lancia la precaria informazione nell'etere, la quale viene successivamente afferrata da Homo in modo vago ed approssimativo, per poi finire moribonda e trascurata nel nulla assoluto del silenzio.

Bene.
La telefonata consiste in questo:

"Ciao Homo. Che fate per cena?", premetto che sono già le 8 e un quarto.

"Guarda, siamo appena rientrati ma se vuoi, mi faccio una doccia e mangiamo qualcosa insieme. Eppi non credo che ce la farà. E' già sfranta sul divano".

"Ok allora. Passo a prendere Stefanie e ti chiamo appena parcheggiamo sotto casa tua".

Ora, una qualsiasi persona riterrebbe quest'ultima frase assolutamente normale.

Non sa invece, quell'ingenuo di un qualcuno, che "
Ok allora. Passo a prendere Stefanie" contiene tutta una serie di inaspettate e scioccanti informazioni nuove di zecca, che vanno adeguatamente sviscerate.

Prima informazione: chi cazzo è 'sta Stefanie.
Nome mai sentito prima, che emerge dal mistero più oscuro e paludoso della vita sentimental/amorosa di Pesce L. il quale, dopo essersi lasciato mesi orsono con la sua storica ex-fidanzata (unica peraltro della quale si abbia mai avuto cognizione), ha navigato per mesi nella più totale apparente singolitudine. Evidentemente ora è comparsa Stefanie.
E ancora più evidentemente trattasi di femmina non italiana.

Seconda informazione: l'assoluta nonchalance con la quale il nostro ha snocciolato una simile novità, va interpretata come: "Caro amico fraterno, che da sempre mi accompagna e sostiene nel silenzio della mia gioventù, gradirei presentarti una persona che frequento da alcune lune ormai, e che ho finalmente assodato essere degna della tua preziosa frequentazione. Oh taciturno confidente! Spero tu possa apprezzare la pregnanza di questo mio discreto gesto e cionondimeno auspico che tu ne faccia segreto (e te pareva?), celandolo e proteggendolo nel tuo a me carissimo cuore discreto".

Terza informazione: la cara Stefanie non è provvista di mezzo di locomozione proprio; e infatti lui la va a prendere. Non fa una piega.

Se fosse capitato a me di avere una simile piacevole nuova presenza nella vita, prima della presentazione ufficiale, avrei dato fiato alle trombe, radunato folle, organizzato comizi, anticipato incontri.
Avremmo insieme (io e le mie storiche amiche) sviscerato il come, il perchè, il quando, il semmai, con meticolosità chirurgica e maniacale.

Prima ancora dell'incontro di persona, il povero malcapitato avrebbe subito da parte delle mie
fidate compagne di vita, una vera e propria scansione ai raggi X, Y e Z e, quasi sicuramente, ancor prima del giudizio finale, sarebbe stato smontato, frantumato e ricostruito tanto da diventare un loro caro e vecchio amico, un libro aperto senza più sergreti.
Oppure un catorcio.
Anche si.

Ma Pesce L. e Homo no.
A loro basta una telefonata all'ultimo momento e un "
Ok allora. Passo a prendere Stefanie", per comunicare la pregnanza ed il peso della situazione.

Homo dunque esce.
Io decido di accasciarmi sul divano.
Devo proprio essere moribonda per perdermi un tale evento.

Decido di aspettare tipo avvoltoio che lui mi porti succulente news informative al suo rientro.

Ma come mai gli uomini fra loro, fanno puntualmente e sempre scudo, diventando incorruttibilmente e fastidiosamete omertosi!?

Perchè uno come Homo, che spettegola sui
MIEI amici con avidità senza pari facendosi venire la bavetta alla bocca per l'eccitazione, quando si parla di Pesce L. assume magicamente per osmosi il suo stesso atteggiamento silente?

Non gli cavi un ragno dal buco manco se minacci il suicidio.

"Allora? Come è?" chiedo avida.
La domanda giace ignorata.
Forse non ha sentito.
Ripeto.

"Homo, Come è Stefanie?"
Niente.
Ma allora lo fa apposta?
Al terzo tentativo vengo finalmente considerata meritevole di risposta.

Secca.

"E' simpatica".

"Come è simpatica??! Tutto qui?! Ma chi è? Che fa? Da dove viene? Stanno insieme!?"

Nonostante i miei pressanti tentativi, nessuna di queste domande riceve un'adeguata ed esaustiva spiegazione.
Numerosi punti interrogativi rimangono ben posizionati sulla mia testa, dopo aver sbattuto contro il mutismo di mio marito il quale, conoscendomi, cerca di evitare il confronto con
l'Eppi-carroarmato (che sarei io) e la butta sul vago.

Gli do tregua.
Ma è solo apparente.

Preparati Pesce L.
Perchè io verrò direttamente alla fonte.
Io verrò a prenderti.
E prima o poi otterrò ciò che voglio sapere.
E' solo questione di tempo.

mercoledì 7 ottobre 2009

Circa le questioni politiche

Sproloquiato da eppifemili alle 09:10 20 commenti














A destra:


"Ao! Anvedi. Nun ce se crede!
A vorte 'a vita è popo ssrana...
'A vita a vorte va in un modo.
Ma a vorte va proprio tutta nell'artro modo.

Dimme te..."


A Sinistra:

"No! No! Tciù mi ha presuo per kiulo. Questa paruola io no detta mai. No! No possible! Tu incasina le couse! Tiutte."

A destra:

"Ma che davero!?!?
No. guarda offro io!

Nuntedevipreoccupà!
Tiè!
Quant'è?

Machestaiascherzà?!

Nunseneparla popo!
Tu nun paghi manco dipinto".


A sinistra:

"Io sapuevo.
Tu non può farue!

No!
Non può dirue questo!

Io orua torno casa e lacio te!"


Al centro:

"Scusi! ci può portare il conto per favore?", fa Homo al cameriere.
"Eppi, sei taciturna questa sera. Sei preoccupata per qualcosa?"

Vaglielo a spiegare a tuo marito che insieme alla pizza, ti stavi facendo un sano e appetitoso affettato di cavoli altrui.

venerdì 25 settembre 2009

Finale con sorpresa

Sproloquiato da eppifemili alle 10:05 25 commenti
Io mi domando e dico:
ma ci si può commuovere ancora ed ancora alla duecentosettantesima volta che si guarda lo stesso film?
Rassegnatevi.
La risposta è si.

(E con ciò mi sono giocata tutti i lettori di sesso maschile. Lo so e forse un giorno me ne farò una ragione).

Il film è,
chettelodicoaffare, Dirty Dancing.
Lasciatemi perdere che ciò la lacrima facile in questo periodo...

La situazione è la seguente.

Homo è uscito a cena con degli amici.
Io, esausta e reduce da una giornatina in cui è accaduta la qualunque, decido di restare in casa.

Fuori piove.
Mi pregusto una deliziosa seratina in solitaria.
Unica presenza ammessa: Eppi-dog.
Me la piazzo sui piedi per farle emanare quel teporino paradisiaco dalla sua pancetta calda.

Proprio questa sera Sky mi vuole fare un regalo.
Uno dei film che maggiormente hanno segnato la mia vita sentimental/adolescenziale.
Ah! Che ricordi.
I primi tacchi, il mascara celeste anni 80, le spalline da goldrake, quel gran figo di Morten Harket...

Dirty Dancing:
L'essenza stessa del romanticume più didascalico.

Un distillato di sentimenti zuccherosi che si intrecciano, si accavallano, si rincorrono per quasi due ore, lasciandoti il cuore gonfio e tre carie nuove in bocca.

Una sola parola:
IRRINUNCIABILE.

Se in questo momento mi citofonasse Johnny Depp, probabilmente gli direi che ho da fare.
No. Vabè.
Adesso non esageriamo.

Mi sistemo.
Mi apparecchio.
Comincia.
L'inizio del film trascorre agile, fra uno yogurt e una sbirciatina ad internet.

Poi, solo poco dopo, inizia la parte succosa; la melassa vera.
Pillole di baklava al miele iniettate direttamente nelle vene.

Un super gagliardissimo Patrick Swayze (Johnny) insegna l'arte del ballo a
"sciapetta Baby", equipaggiata di onnipresenti jeans bianchi tatuati sul culo, ondazza di frangetta indomabile spiaccicata sulla fronte come se gliel'avesse leccata una mucca, e sguardo da pesce lesso che manco io quando Homo mi ha chiesto di sposarlo.

Ballano in ogni dove: in camera, in palestra, in acqua, su un tronco d'albero.
A quel punto la mia immedesimazione ha raggiunto il livello critico di circa il 90%.
Sono con loro in camera, in palestra e pure (agile come una gazzella ubriaca) sul tronco.

Quando si esibiscono nel primo spettacolo in pubblico (esattamente nel punto in cui a lei finalmente mettono un po' di trucco in faccia -
sia lodato Jill Cagnè -),

io sono Baby.

Salto, mi libro, volteggio sorretta dalle possenti e monolitiche braccia di Johnny.
Sono ormai ad un passo dalla schizofrenia e dal delirio di onnipotenza.

Pure Eppi-dog sembra interessata e, guardando lo schermo, millanta intelligenza che fuoriesce dal suo unico, impazzito neurone.

Durante l'intensa storia d'amore (nella quale si sparano almeno altri 20 o 30 balletti) sto di fatto affogando nelle mie stesse lacrime.
Io e la fontana di Trevi, in pratica, siamo una cosa sola.

E' tutto un progredire, un aumentare di pathos.
Sono in fibrillazione e procedo spedita (a passi lunghi e ben distesi) verso il
singhiozzo selvaggio.

Nella scena finale, credeteci o no, quando Johnny torna per riprendere lei, sbattuta come un mocho vileda in un angolino buio della sala,
prima di lanciarsi nell'ultima romanticissima danza,
io vi giuro che ho sentito uscire da quelle labbra
QUESTE ESATTE PAROLE:

"Nobody puts Eppi in the corner".


ps: lo so. So' soddisfazioni. E voi? Sparate un po' i vostri film cult...

ppss: grazie Johnny.

giovedì 24 settembre 2009

Matrimonio con sorpresa.

Sproloquiato da eppifemili alle 09:15 47 commenti
Qualche giorno fa siamo stati invitati al matrimonio di una cara amica di Homo.

"Tu Donna, ricorda che il matrimonio è un impegno importante. Dal quale non si può tornare indietro.
Dovete venirvi incontro.
Essere amorevoli l'uno con l'altra",
pontifica il prete.

"Tu Donna, devi essere paziente", continua.

"Tu Uomo, se lei una sera è stanca e non vuole cucinare, vai in rosticceria e compra qualcosa da mangiare insieme, nella condivisione della vostra famiglia".

"Tu Uomo, sii consapevole del fatto che mentre lavori in ufficio, anche lei lavora in casa. Non dimenticartene. Sii comprensivo".

"Tu Donna, quando lui rientra la sera, sin dai suoi primi passi, devi capire se è il caso di stare zitta oppure parlare".

Tòh!
La sposa è impallidita.
Tutti credono che abbia un mancamento.
Poverina, è emozionata.
Io penso tra me e me, che stia per tirare fuori, da sotto il vestito a meringa, una beretta calibro 22 con l'intenzione di terminare il prete e fuggire ai Caraibi col fotografo.

Finita la cerimonia, inizia il ricevimento.

Al brindisi, dopo aver tagliato la torta,
tutti urlano all'unisono:

DI-SCOR-SO!
DI-SCOR-SO!

Gli sposi imbarazzati, non sanno cosa dire.
Lui muto.
Lei se lo guarda e, indicandolo, fa:

"Dato che il prete ha detto che io devo stare zitta, ora il discorso lo fa lui".

Tu, Uomo, beccati questa e vedi di afferrare al volo l'antifona.

lunedì 14 settembre 2009

Circa la visita dall'ortopedico ed i suoi impedimenti

Sproloquiato da eppifemili alle 09:00 27 commenti
Alcuni giorni orsono, dopo aver piacevolmente trascorso un'estate fra dottori, reparti di pronto soccorso ed ambulanze, io e Homo siamo finalmente andati dall'ortopedico.

Chi non avesse seguito le nostre peripezie estive, può andare qui , qui e qui.

Gli altri, quelli che le conoscono perchè le hanno già lette su questo blog, li compatisco perchè non avevano nulla di meglio da fare.

Comunque.
Homo, finalmente di nuovo bipede, dopo essere rimasto spalmato a pelle d'orso sul letto per settimane causa ernia del disco, prende appuntamento con l'ortopedico Ciccio.

Ciccio è amico di un nostro amico medico, che pare abbia dato a Homo il segnuente parere professionale:

"Vai da Ciccio chette rimette a posto lui"
.

E quindi noi, seguendo pedissequamente la preziosa prescrizione medica, si prende l'iniziativa e si va da Ciccio l'ortopedico, in un sereno pomeriggio di fine estate che, a dirla tutta, non promette nulla di buono.

L'appuntamento è particolarmente atteso in quanto ci dirà tutta la verità sulla condizione della schiena malandata di Homo che da ben sette anni non veniva sottoposta a risonanza magnetica.
Dopo un'attesa di più di un mese, finalmente abbiamo la lastra e possiamo ambire all'agognato responso.
Nell'aria c'è tensione.

Fatto sta che prima dell'appuntamento Homo, che mi chiede di accompagnarlo poichè ha ancora alcune difficoltà a guidare (
meglio spiegabili come: tesoro mi accompagni che non ho punto voglia di recarmi da Ciccio l'ortopedico da solo), deve fare una piccola commissione: consegnare il computer al centro assistenza per farlo riparare.

Benissimo.
Ci prepariamo.
Ovviamente siamo in ritardo sulla tabella di marcia, avendo due destinazioni che si trovano agli antipodi di Roma.

"Sei pronto? Andiamo?"

"Si. Ok".

"Hai preso tutto?"

"Si. Dai che è tardi", mi fa lui.

Di corsa saliamo in macchina e ci lanciamo nel traffico.
Arriviamo trafelati al negozio.
Consegnamo il computer.
Risaliamo in macchina.
Torniamo praticamente sotto casa e ci dirigiamo in direzione opposta, verso il miraggio: lo studio di Ciccio.

Superata da 5 minuti la nostra magione, io paranoica chiedo a Homo.

"Dove hai messo la risonanza?" (traduzione: cara la mia dolce metà, ti prego di fornirmi prova di aver recato teco il prezioso documento, unica fonte della nostra futura felicità o infelicità).

Lui si gira verso di me.
E' stranamente pallido.
Io capisco.

"Ah! L'ho dimenticata!", risponde millantando naturalezza.

Secondo di silenzio.
Siamo in ritardo.

"Vabè", abbozzo un sorrisetto.
"Siamo a cinque minuti da casa. Torno al volo indietro. Tu sali e la prendi. Andare senza è perfettametne inutile" (traduzione: tesoro, quanto sei rincoglionito da uno a dieci? Rispondo io: dieci).

Faccio un'inversione a U che manco Ayrton Senna ha mai vantato;
sgommo;
lancio l'auto sparata sul Lungotevere.
Arrivo sotto casa e lo faccio scendere.
Dopo poco torna affannato con il trofeo in mano.
Bene.
Ripartiamo.
Manco passano due minuti che un dubbio mi assale.

"I soldi per pagare il dottore ce li hai?"

Di nuovo silenzio.
"..."
"Ah! No.
Li ho dimenticati"
.

Fumo nero comincia a uscire dalle mie orecchie.

"Scusa. E come pensavi di pagarlo Ciccio l'ortopedico?" (traduzione: cialtrone di un marito che mi sono sposata, come avevi in mente di ricompensare lo stimato professionista, in natura?!).

"Beh! Non ci avevo pensato. Vabè fermiamoci al Bancomat".

Proseguiamo.
Lungo la strada, scannerizziamo ogni singolo palazzo nella speranza di trovare un bancomat funzionante.
Dopo dieci tentativi rimbalzati dal simpatico messaggino "prelievo non disponibile", lo troviamo.
Ritiriamo i soldi e ripartiamo.

Arriviamo nella via di Ciccio l'ortopedico con venti minuti di ritardo.
Per un dono del dio Anubi materializzatosi sull'asfalto, trovo parcheggio.

"A quale numero civico si trova?", chiedo guardandomi intorno.

"23", risponde lui pronto.

Al 23 c'è un negozio di biancheria intima.
Tuttapposto.
Ora, o Ciccio l'ortopedico, considerata la crisi, ha deciso di vendere mutande di pizzo, oppure Homo ha scritto male l'indirizzo.
Ovviamente è la seconda.

"Beh! Ora lo chiamo e chiedo di nuovo il civico. Prestami veloce il tuo cellulare che il mio si sta scaricando e non ho il numero trascritto da nessun'altra parte", fa lui.

"@!+...@!?**@"

Mi sa che invece di un fotografo, era meglio che sposavo un avvocato.

giovedì 6 agosto 2009

Ebbuonevacanze.

Sproloquiato da eppifemili alle 16:03 0 commenti
Signori ecco le buone nuove di casa Eppi.

Dopo un periodo decisamente poco confortante in cui si sono succedute problematiche varie soprattutto legate alla schiena malandata del mio Homo, pare che la situazione si sia normalizzata.

Almeno sufficientemente per consentirci dieci giorni di vacanza.

Da vecchi.

Ospiti di alcuni amici, in Sardegna.

In casa; in modo che possiamo all’occorrenza far riposare Homo.

Vicino al mare; in modo da non avere spostamenti troppo traumatizzanti.

In Italia; in modo da favorire un rientro rapido ed indolore in caso di necessità.

Della serie: “manco mi’ nonno”.

Non vi sto a raccontare che metà della valigia è occupata da medicine.

Non vi sto neanche a raccontare che pare io non possa prendere il sole causa antibiotico che potrebbe riempirmi il corpo di macchie che manco la mucca Carolina. La qual cosa mi vedrà frequentare le spiagge solo nelle ore mattutine e bardata di scafandro e ombrello parasole.

Uno spettacolo imperdibile.

L’importante è che oggi si parte, salvo contrordini improvvisi.

Per il momento incrocio le dita.

Pure quelle dei piedi.

ps: buone vacanze a tutti voi. Grazie per il sostegno dimostrato in questi giorni. E’ pure probabile che vi becchiate qualche post direttamente dalla splendida Sardegna dato che la nostra vita sociale sarà pari a quella di Villa Arzilla nell’ora di punta.

mercoledì 5 agosto 2009

la prima siringa…..

Sproloquiato da eppifemili alle 16:02 0 commenti
Ebbene si. Dopo giorni e giorni di sedute psicologiche preparatorie, nonchè osservazioni attente dell’operato della signora Sofia venuta puntuale a casa a bucherellare il posteriore di Homo per 5 giorni…

ME SO’ LANCIATA.

O meglio, ho lanciato.

L’ago.

Proprio lì, dove generalmente non batte il sole.

Ma dove ora batte una cifra il nervo sciatico.

Dentro il mio cervello mi sono ripetuta venti volte la sequenza delle cose da fare.

La fronte imperlata di sudore, ho visto avvicinarsi il momento.

Ho caricato la siringa. Allontanato la mano.

Ho mirato con attenzione.

Velocemente la pelle di Homo si è avvicinata come in uno zoom al microscopio.

Più vicina.

Più vicina.

ZAC.

Fatta.

Per poco non sono svenuta.

Fortunatamente ciò che mi ha impedito di apparecchiarmi ai piedi del letto è stata la voce del mio medico curante al quale avevo chiesto il giorno prima:

“Scusa ma alla peggio, cioè se sbaglio, che succede?”.

Già immaginavo un’emorragia, un’embolo, un disastro insomma.

Mi vedevo vedova inconsolabile vestita di nero con impermeabilino lucido anni settanta e scarpe scamosciate nere con zeppa.

(E che cazzo! Quando una cià classe, cià classe sempre no?!)

Il dottore mi ha guardato e placido mi ha risposto:

.
“E che je succede? Je viene er bozzo!”.

giovedì 30 luglio 2009

Aridaje

Sproloquiato da eppifemili alle 16:00 0 commenti
Quando fa tanto caldo, Roma è ormai semi vuota e uno non sa proprio come ammazzare il tempo la sera, secondo voi che fa?

Gli altri non so.

Ma noi di Eppifemili (che siamo una cifra creativi) ce la spassiamo al pronto soccorso.

Eh si!

Per la serie “Ciarifanno“, proseguono le avventure di “Eppifemili Vs. il sistema sanitario nazionale”.

Anche detta “Estate Romana”.

Il clou dei nostri eventi mondani si svolge generalmente fra le due ore di ibernazione in sala d’attesa per l’accettazione e le successive due ore sul lettino con la flebo accanto.

Fatto sta che ieri il povero Homo ha avuto di nuovo forti dolori alla schiena e io, vista la mia totale impotenza di fronte alla situazione, ho pensato bene di chiamare il 118 e farlo portare all’ospedale.

Ci siamo fatti un bel giretto panoramico in ambulanza (per noi il primo in assoluto).

Esperienza interessante che ci ha dato modo di vedere Roma by night decisamente con una diversa prospettiva.

Arriviamo al pronto soccorso.

Un altro questa volta perchè mica siamo ripetitivi noi!

Io ovviamente a quel punto mi aspetto, ANZI PRETENDO che arrivi Doctor George Clooney in persona ad accoglierci.

Cazzo! Almeno un lato positvo ci deve essere.

Peccato che mi ritrovo davanti Danny de Vito che dal suo metro e cinquanta (suole di scarpe comprese) ci annuncia che:

la terapia fatta finora è tutta sbagliata;

che non è servita a niente la somministrazione dei farmaci;

che ora gli fanno un forte antidolorifico e che ha solo bisogno di massaggi in quanto trattasi di una brutta contrattura muscolare;

last but not least, che me lo fanno riportare a casa in un paio d’ore.

Tuttapposto.

Alle ore 3 del mattino sono ancora in sala di attesa e nel frattempo ho il piacere di fare la conoscenze nell’ordine di:

- signore pugliese di 88 anni che orbita nelle sale d’attesa dalle ore 17:45 con un sospetto mal di pancia; è in attesa che qualcuno lo assista. Ma dato che ha tutta l’aria di non passarsela proprio male, i dottori continuano ad ignorarlo. Anche lui evidentemente ama L’Estate Romana.

- professore universitario con enormi scarpe nere a forma di palla di modello non precedentemente catalogato, accompagnato da figlio. Lui si, fico.

- ragazza con coliche renali dagli occhi sorridenti che da 4 ore attende il risultato delle analisi del sangue e alla quale è stato appena diagnosticato di essere semplicemente… piena di feci. Poi dice che il sistema sanitario italiano non funziona.

Insomma dicevo alle 3 passate del mattino vedo in lontananza come un miraggio.

Ma si! E’ Homo (entrato in barella) che esce dalla sala sui suoi piedi e piuttosto in forma.

In realtà pare che si sia fatto 3 canne consecutive di quella buona. Ma deve essere l’effetto dell’antidolorifico.

Pare che la nuova terapia (giusta stavolta) sarà risolutiva e sta gia producendo i suoi effetti.

In quel momento penso che forse quella sarebbe stata l’ultima notte al pronto soccorso per un bel pezzo.

Ma quello che non so è che non sono l’unica persona che ha elucubrato riflessioni lamentose nelle precendenti 4 ore.

Mentre imbocchiamo il corridoio, quando già posso vedere la porta di uscita dell’ospedale, compare un’infermiera arruffata e affaticata sulla quarantina che trascina un lettino sul quale giace una signora strombazzante.

Mi guarda e, con voce che rimbomba in tutti i corridoi ormai semideserti, fa:

“Me vojo fa’ trasferì al reparto rianimazione. Almeno quelli non parlano”.

lunedì 27 luglio 2009

Una serata “alternativa”.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:59 0 commenti
Ero pronta, con la testa che mirava il muro per iniziare a dare una serie di capocciate di disperazione dovute allo stress, alla noia, al caldo, al ritiro in casa forzato per assistere il povero Homo incriccato, QUANDO il mio angelo custode Master mi chiama e mi dice che passerà in serata per portarmi fuori a prendere un aperitivo e poi dirottare verso casa per cenare tutti insieme.

Si presenta alle 9.

Lo saluto mentre mi si illuminano gli occhi.

Se si considera che la vita sociale di Eppifemili in questi giorni raggiunge il picco massimo alle 10:30 quando l’infermiera viene a fare le punture a Homo, si può ben intuire il mio stato d’animo nel vedere una faccia amica.

Sto per chiudere la porta di casa ma lui mi fa:

Aspetta che C. sta salendo le scale“.

“Come C.?! Ma non era a casa con un piede ingessato?!”

“Si. Infatti è con le stampelle, ma ora riesce a camminare. Me lo so’ caricato sulla vespa e te l’ho portato”.

C. arriva sulla soglia con stampelle, pedalo tribanda bianco RIGOROSAMENTE SENZA SCARPA e incarnato pallido.

Si sbraca sul divano proprio accanto a Homo che giace ancora semi-immobile e dolorante.

Io e Master decidiamo di scendere per prendere delle pizze e lasciamo i due infermi in casa.

Tanto do’ vanno conciati così?

“Ok ragazzi. Io non mi porto nulla. Neanche le chiavi. Tanto mi aprite voi.”

Appena finito di pronunciare queste parole, mi giro e guardo la scena: uno sdraiato supino sul divano con un milione di cuscini a sostenere muscoli doloranti.

L’altro seduto con una gamba alzata poggiata sul tavolo e le stampelle accanto, manco fossero le sue migliori amiche.

Per la serie: “scene che non avremmo mai voluto vedere: immobilità assoluta - la vendetta“.

Mi rendo conto di avere appena detto una cazzata:

“Come non detto. Le chiavi me le porto dietro”.

venerdì 24 luglio 2009

Addà passà ‘a nottata.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:58 5 commenti
Continuano le tragicomiche avventure di Eppifemili.

Ieri ci hanno visti protagonisti di una fantomatica nottata.

Homo colpito da un improvviso quanto lancinante dolore alla schiena.

Decidiamo: destinazione pronto soccorso.

In questo strano movimento di cose e persone, Eppi-dog ci guarda basita.

Secondo me pensa con l’unico neurone che le gravita nel micro cervello, che stiamo cercando la sua palletta defunta.

Usciamo barcollanti.

Carico Homo sul maggiolone blu elettrico del ‘72 che è parcheggiato sotto casa.

Già a quel punto sembriamo Totò e Peppino.

Arrivo sgommando all’ospedale.

Il tizio della guardiola mi scruta.

Guarda Homo ricoperto di tatuaggi e coi capelli lunghi.

Poi guarda la macchina che pare uscita da un film anni 70.

Poi, splendido, mi fa:

“Scusi! Dove crede di andare lei? Mica c’è una festa qui!“.

Senta, mio marito non può muoversi. Lo devo portare al pronto soccorso. E’ urgente“.

Mi scruta di nuovo con l’aria di chi sa che sto dicendo una cazzata, ma mi lascia passare e pontifica:

“Lo scarichi e poi parcheggi la macchina fuori”. Ma che è una cassetta di zucchine?! Stiamo forse ai mercati generali?

Eseguo e riparto di corsa.

Ovviamente le probabilità di trovare un parcheggio di domenica notte a Trastevere sono pari allo 0,00000001 %.

Ne deduco che faccio prima a riportarla sotto casa (a pochi passi per fortuna) nella speranza di trovare quello che ho appena lasciato.

E infatti lo ritrovo.

Che culo.

Riparto di corsa alla volta del pronto soccorso, questa volta a piedi.

La cameriera amica del ristorante sotto casa mi vede, mi saluta e poi mi da il colpo di grazia dicendomi:

“Bella lei! Io lavoro e lei se va a divertì!”.

Che amica.

martedì 21 luglio 2009

I miracoli si materializzano. A volte.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:57 0 commenti
Credeteci o no.

Scommetteteci o no.

Ma ve lo dico: ormai viviamo quasi in una casa normale.

La novità della settimana è che (tenetevi forte) abbiamo un letto!

Si perchè è vero che avevo fatto l’affarone del secolo dal rigattiere (il Conte di Fersen de Noantri per chi ricorderà) accaparrandomi un fantastico letto vintage, ma è anche vero che al suddetto letto mancava la struttura con le doghe.

Conseguenza: abbiamo dormito per due settimane con i materassi a terra ma insieme ad una meravigliosa spalliera stile Maria Antonietta e un fantastico mal di schiena.

Che stile!

Certo coi materassi sbattuti per terra, tutto sembravo tranne che la regina di Francia. Direi anzi che assomigliavo più che altro a Cenerentola.

Ma prima della zucca trasformata in carrozza.

O, ancor peggio, ero tutta Jessica Fletcher quando si sveglia la mattina a Cabott Cove.

Ma ora abbiamo compiuto grandi passi in avanti: abbiamo acquistato la parte mancante del letto.

Abbiamo spacchettato gran parte degli scatoloni; abbiamo liberato aree sconosciute della casa dove regnava incontrastato il fantastico mondo di Quark; abbiamo concentrato gli ultimi rimasugli di disorganizzazione in un angolo, in modo da non dare troppo nell’occhio.

E per finire, con mia grande soddisfazione abbiamo preso una sofferta e discussa decisione: dipingere o meno l’armadio della camera da letto.

E’ stato deciso per un fantastico “verde relax” che richiamasse il colore della testiera del letto.

Dopo una tavola rotonda con Homo, mazzetta dei colori e caffé in mano, vado a comprare le vernici della tonalità prescelta.

Non sapevo dell’esistenza di ben 578 tonalità diverse di verde.

Mi apparecchio manco fossi il capo cantiere del nuovo stadio di Hong Kong, preparo i pennelli e studio le istruzioni per la diulizione del composto.

Ho deciso che me ne occuperò io. Solo io. Non voglio interferenze da parte di nessuno poichè “sono esperta” e queste cose mi danno tanta soddisfazione.

Mi confronto con aria di sfida con l’immensa parete candida.

Michelangelo davanti alla Cappella Sistina era sicuramente meno motivato di me.

Ho con me i miei amici scala, bandana e ventilatore.

Sono armata di buoni propositi e di una determinazione senza precedenti.

Tempo 4 ore, finisco il capolavoro.

Ho i capelli verdi e il viso a pois.

Ma questo non è che un dettaglio.

Mi guardo il mio armadio “nuovo” da lontano.

Lo rimiro. Lo amo.

Suona Master che passa casualmente in zona.

Entra in camera per salutarmi, guarda la mia opera e fa:

“Ah che bello! Avete fatto l’armadio verde pisello!”

Voglio ucciderlo in questo istante ma poi penso che forse è daltonico.

venerdì 10 luglio 2009

Opera di convincimento o anche detta “la trivella”

Sproloquiato da eppifemili alle 15:52 0 commenti
Alcuni giorni fa, durante il mio volontariato su internet per favorire le adozioni dei cani di canile, mi imbatto nella sorella gemella di Eppi-dog. Solo molto più vecchia e sfortunata.

Infatti i suoi ex proprietari hanno pensato bene di abbandonarla in mezzo a una strada e mollarla lì. Indi, la mala sorte, non paga, ha fatto si che la poverina venisse buttata in un canile sanitario dove verte in condizioni pietose tanto che pare un’intricata palla di nodi.

E allora vi domando: come? Come posso io lasciarla lì in canile a morire di stenti e solitudine? In pratica è la nonna di Eppidog?!?! Siamo praticamente parenti!!

Vi premetto che sono mesi che presso incessantemente Homo nel disperato tentativo di adottare un altrettanto disperato “caso canino“.

Vi giuro, me ne capitano a centinaia.

Giustamente lui, considerando la contrarietà di mia madre (alla quale santa donna viene appioppata Eppi-dog ogni qualvolta noi si parte per le vacanze) e considerando la nostra vita alquanto irregolare al momento…spegne i miei slanci umanitari e mi rimanda a casa con un bel RESPINTO in fronte.

Effettivamente se fosse per me a quest’ora ne avremmo 200 di cani!

MA.

IN QUESTO CASO C’E’ UN MA.

Facendo leva sull’amore incondizionato di tutti per Eppi dog, compreso quello di mia madre che non vede l’ora che noi partiamo per spupazzarsela un po’ (si, lo so, tocca farle un nipotino sennò esce matta!);

dicevo facendo leva su ciò, ho cominciato prima con delicatezza e poi come un trattore impazzito, a insinuare l’argomento.

Mentre ieri eravamo dal parrucchiere con assoluta nonchalance, la santa donna pronuncia la seguente frase lasciandomi a bocca aperta:

“Eppi, ma allora dimmi: come si chiama il mio nuovo cagnolino?”

Per poco non mi ribalto dalla sedia del lavaggio.

mercoledì 8 luglio 2009

So’ arrivati i pallonari.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:51 0 commenti
“Pallonaro” indica a Roma colui il quale è specializzato nel raccontare cose non propriamente vere, con la tendenza megalomane all’esagerazione.

I Pallonari nella fattispecie saremmo, mancoadillo, io e Homo.

Scena: io e Homo proprio nei giorni del trasloco abbiamo una missione: fare delle analisi del sangue.

Sveglia alle 6 del mattino.

Praticamente un cataclisma.

Destinazione: centro ricerche subito fuori Roma.

Arriviamo, in un caldo già torrido, muniti di ben 11 ricette mediche appositamente preparate da amico medico.

Lista degli esami di controllo da fare: infinita.

Si prevedono problemi e turbolenze, causa totale insufficienza di sonno. Tuttapposto.

Quattro occhi pallati si aggirano per i corridoi del bianchissimo centro ricerche, cercando di capire dove cavolo direzionarsi in un posto che sembra uscito da un film di fantascienza ambientanto nel 2500.

Arranchiamo allo sportello del pagamento ticket e la cassiera, dopo aver dato una rapida occhiata alle prescrizioni mediche, alza lo sguardo verso ’sti du’ fenomeni che si ritrova davanti e impallidisce.

Ma no, signori! Questa non è possibile!

“Come scusi?” faccio io cercando di darmi un contegno. Assolutamente non credibile.

“Ma quante ne ha messe di prescrizioni per ciascuna ricetta il suo medico? Ma sono troppe! Ma che non lo vede!??! Non si puo fare! Dovete tornare un’altra volta.”

Io panico. Occhi con la lacrimuccia di Hello Spank quando urlava Iaiaaaa!

Devo averla commossa e mi fa impietosita:

Aspetti che chiamo la dottoressa e vediamo se qualche medico di qui le può gentilmente trascrivere di nuovo”.

Arriva la dottoressa (peraltro gentilissima).

Ma chi è questo fenomeno che vi ha preparato le ricette? Guardate che è impossibile! Ma che non lo sa che si devono frammentare?!!”.

Alla fine, dopo due ore di tentativi e di attesa, durante le quali noi abbiamo decisamente l’aspetto di un soufflé afflosciato, troviamo un’anima santa che ci riscrive il tutto e ci manda al prelievo.

A quel punto io, che già non ho fatto colazione, ciò 4 ore di sonno e pure un po’ di pressione bassa, temo di svenire in braccio all’infermiera.

Homo in tutto ciò è temporaneamente lobotomizzato ma vigile di fronte all’inesorabile avvicendarsi degli eventi.

Anche lui non è credibile ma fa decisamente il vago.

“Tutto a posto signori, passate alla stanza n. 10 per il colloquio con la dottoressa”.

E qui attenzione, perchè diamo davvero il meglio di noi stessi:

Dottoressa a Homo: “Lei fuma?”

Homo: “No”.

Lei barra con una crocetta nel modulo il quadratino “no”.

“Cioè, ho smesso”.

Alza lo sguardo inquisitore verso di lui: “Da quanto tempo?”

Da un anno”.

Se lo scruta con la faccia del professore che sta per cambiare voto sul registro. Cancella il “no” e barra impietosamente il “si”.

Prima umiliazione.

Dottoressa a Eppi dopo aver letto sulla prescrizione del mio medico (anche lui a questo punto decisamente pallonaro) la motivazione che mi spinge a fare queste analisi: “Perchè cistite in sospetta gravidanza?”

Io farfuglio qualcosa. Come faccio a dirle che mi serve una forte motivazione per ottenere il rimborso dell’assicurazione medica e che il medico ha appunto calcato un po’ la mano? Non sono in sospetta gravidanza anche se ho fastidiosi problemi di cistite ricorrenti.

“Beh!” faccio io “Sa! Siamo sposati da poco. Quindi non si sa mai…”

La dottoressa mi guarda con aria di compatimento. Sospetta che le abbia imbastito la cazzata, quindi si accanisce e va avanti nella sua investigazione.

Io ormai sono psicologicamente nel bel mezzo di un difficile esame universitario con di fronte un insegnante stronzo.

“Quando ha avuto l’ultimo ciclo?”

E io splendida: ” 21 giorni fa.

“E allora come fa ad essere sospetta gravidanza?”.

Seconda umiliazione.

Mi guarda con l’aria del professore che ormai ci ha rinunciato e che sta per mettere un 6 – - , e dice: “Va beh! Con voi ho finito. Andatevene pure”.

Secondo me alla fine del modulo, il responso che la dottoressa ha scritto è:

“OCCHIO A QUESTI DUE. AFFETTI DA GRAVISSIMA MALATTIA:

TRATTASI DI DUE INGUARIBILI PALLONARI”.

giovedì 2 luglio 2009

Circa Homo ed il suo rientro alla base.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:48 0 commenti
Ieri sera bel, belle io e Eppi-dog ci prepariamo, acconciamo, sistemiamo, rassettiamo per andare a raccattare il “nostro” all’areoporto.

Dopo 3 giorni di assenza (sua) e di impacchettamenti (nostri) il mio sex appeal, in una scala da uno a dieci, poteva equivalere a due e tre quarti scarsino. Grazie.

Quindi potrete capire i lavori di restauro che ho dovuto metter su prima di uscire.

Robba che manco la Cappella Sistina!

Oltre tutto, ovviamente, quasi tutti i necessari strumenti di bellezza si trovano ormai sepolti e sigillati sotto montagne di scatoloni, irraggiungibili se non con una gru modello cantieri per grandi opere nazionali.

Dopo tutta ’sta fatica, è ora di uscire.

Da fuori si sentono lampi fragorosi.

Eh già! Dimenticavo che ormai Roma si è praticamente trasferita ai Caraibi e non passa pomeriggio senza un signor nubifragio.

L’umidità è al 300% e i miei capelli, manco salgo in macchina, che si trasformano in un covone di paglia.

Nel viaggio scoppia l’Uragano Katrina. Viene giù di tutto: grandine, pioggia, imprecazioni.

Ovviamente sono in ritardo e il traffico da ponte estivo che si materializza lungo la strada, non aiuta. La situazione è sotto controllo.

Senzaltro.

Arriviamo finalmente.

Homo è lì da un’ora che aspetta.

Esco dalla macchina, madida di sudore, appiccicaticcia, col mascara colato e i capelli arruffati tipo barboncino Billy.

Lui mi guarda, mi bacia e mi fa: “Come sei bella”.

Devo proprio essergli mancata.

sabato 20 giugno 2009

Ultimi 12 mesi

Sproloquiato da eppifemili alle 15:27 0 commenti











Tanto per fare un riassuntino, mi sono appena resa conto che io e Homo negli ultimi 12 mesi non abbiamo condotto quella che si può definire una vita monotona.

In ordine cronologico, siamo stati infatti protagonisti delle seguenti tragicomiche vicende:

1. Abbiamo preso una nuova casa: botta di culo micidiale, è stata buona la prima.

2. Ci siamo sposati: all’urlo di olavaolaspacca!

3. Homo ha lasciato il lavoro: scelta sofferta e coraggiosa che speriamo rechi frutti copiosi.

4. Ne ha iniziato uno completamente diverso: il genius mi si dedica ora alla fotografia. Leggi: come vivere con un teleobiettivo puntato addosso h.24 alla facciaccia delle occhiaie tipo “sposa cadavere” impietosamente registrate e documentate con frequenaza quotidiana.

5. Abbiamo percorso 10.000 km con la nostra Eppi-car: tra viaggi di lavoro e di piacere – come dice Master – non ci siamo mai fatti mancare niente. E non cominceremo certo ora.

6. abbiamo soccorso due amici in serio squilibrio emotivo. Master di cui sopra + amica del cuore di Homo che hanno incarnato in noi – pensa come stanno messi poveracci ! – il punto di riferimento emotivo in fatto di sfortunate vicende amorose; manco a dirlo abbiamo risolto brillantemente entrambi le questioni con un mix micidiale: vagonate di umorismo ed ettolitri di vino.

7. E per finire, il colpo di scena del nuovo trasloco. I quotidiani titolano: “Non paghi dei cambiamenti che hanno sconvolto le loro vite, le due anime in pena – cioè noi – si accingono a cambiare locasciòn e ad insediarsi in un nuovo quartiere”. Ma questo argomento verrà debitamente approfondito a tempo debito in altra sede.

Beh! Diciamo che se è vero che senza cambiamento non c’è vita, noi siamo decisamente vivissimi.

Pure troppo.


ps: e voi? come state messi?

giovedì 11 giugno 2009

Risvegli.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:18 0 commenti
Tempo fa avevamo degli operai in giardino che stavano sistemando una tubazione dell’intero palazzo la quale, ovviamente correva lungo tutto il nostro pavimento.

I lavori sono consisititi in:

- smantellamento con martello pneumatico spaccatimpani della fascia di pavimentazione in cemento

- escavazione del terreno sottostante per una profondità di circa un metro per 3 (ci mancava poco che ci ricongiungessimo con le catacombe di Sata Priscilla o che qualche scheltro di gladiatore incazzato ci zompasse dentro casa)

- sistemazione con relativa saldatura della suddetta tubazione.

- chiusura della voragine e ripristino della pavimentazione. Grazie.

Ho reso l’idea?

Dico questo perchè per circa una settimana io e Homo ci siamo svegliati grazie al simpatico suono roboante del martello pneumatico (ecchevvelodicoaffà? localizzato esattamente al disotto della finestra della nostra Eppi-bedroom), nonchè al tremore di letto, pavimento e vetri….

Simpatici risvegli quelli lì!

Io per quella assurda settimana alle ottomenunquarto (ora di inizio dei lavori, manco fossero svizzeri) venivo catapultata giù dal letto.

Lo so. Mi rendo conto che non è proprio l’alba, ma per gli orari che ho io, vi assicuro, è prestino e a quell’ora sono ancora in piena fase REM. Persino Homo, noto per avere un problema di risveglio mattutino, veniva sconquassato da tale fracasso.

La prima mattina, blateriamo qualcosa e cadiamo giù dal letto entrambi.

La seconda mattina blatero io qualcosa e cadiamo giù dal letto entrambi.

La terza mattina blatero e cado giù dal letto da sola.

Dopo due ore di martellamento spaccatimpani il rumore finalmente cessa.

SialodataWandaOsiris !

Homo spunta dalla camera da letto placido e soddisfatto:

“AHHHHH! OGGI HO DORMITO PROPRIO BENE.

FINALMENTE QUELLI DEI LAVORI NON SONO VENUTI….”

venerdì 5 giugno 2009

Il maratoneta

Sproloquiato da eppifemili alle 15:11 0 commenti
Allora, noi di Eppifemili abbiamo un’usanza introdotta tempo fa dall’ormai mitico Homo Sapiens.

L’usanza consiste nel fare, a scadenze più o meno irregolari, delle “maratone di film”.

In pratica ci apparecchiamo come trichechi sul divano, circondati da una lista interminabile di schifezze che vanno dalle patatine ai diversi gusti, ai pistacchi, alle olive, ai formaggetti assortiti con marmellata, ecchipiùnehapiùnemetta) per poi guardarci tutti in fila due o tre film scelti e abbinati con meticolosa cura da Homo con la collaborazione della sottoscritta e con la partecipazione di immancabili ospiti occasionali.

Ora, considerando che si parte a pomeriggio inoltrato e nonsisamaiqunadosifinisce, il numero di passi fatti in quelle ore rispetto al numero di calorie ingerite, ha un rapporto pari a circa 1:30.000;

ne converrete che ogni volta, quando tutto finisce, invece che camminare, deambuliamo rotolando con l’eleganza tipica di ippopotami ballerini.

Manco 6 ore consecutive con l’impietosa Cerbero ce la fanno a riportarmi ad una condizione fisica normale!

Nell’ultimo periodo Master, sempre e comunque in crisi depressiva per le sue alterne vicende sentimentali (per la serie “io non sarò mai piu felice” oppure “il mio destino ormai è segnato” o anche “voi tutti avrete una famiglia e io avrò solo un maggiordomo“) non gli pare vero, e si installa puntualmente sul nostro divano trangugiando scricchiolanti patatine untuose.

Ha già prenotato il posto in prima fila per la prossima imminente maratona che dovrebbe avere luogo questo sabato.

Il programma è già stabilito (appositi volantini sono stati distribuiti in tutta Roma Centro).

Sarà il turno della saga di Kill Bill.

Attendiamo tutti con ansia l’evento e ci stiamo già preparando psicologicamente….e non solo.

Ps: se qualcuno di voi avesse delle idee per le prossime maratone…le mie orecchie sono sgangherate!

giovedì 4 giugno 2009

Pasto frugale.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:08 2 commenti
“Che fai ora?!”

“Guarda, mangio una cosa al volo e poi corro all’appuntamento”

“Ok. Allora fai tu che io sto andando in palestra”.

Dopo 5 minuti ritorna in soggiorno con piattone pieno e faccia soddisfatta.

Lo guardo sovrappensiero.

Vedo che mangia vorace.

Quasi quasi ho fame anche io.

“Mhmhmhmh. Che buono! Avevo proprio voglia!”

“Ma che cos’è? Fai vedere…”

Guardo nel piatto.

Penso.

Come avrà fatto a cucinare il riso in 3 minuti? Bah! Lo dice lui, di essere bravo in cucina…e io che non gli ho mai creduto…

“Sono un genio! Ho messo del tonno, pomodorini freschi e mozzarella a cubetti. Poi ci ho aggiunto il riso basmati che era in frigo già pronto. Ho mischiato tutto, ed è uscita ’sta cosa fantastica! Mhhmmhm!”

Dice. Ingollando l’ultimo boccone.

Mi giro di scatto verso di lui.

Mi si accende la lampadina gigante di Eta Beta sulla testa.

“Tesoro, ti vorrei comunicare che hai appena finito di trangugiare il riso di Eppi-dog”.

“._.”

ps: noncelapossofà!! Aiutatemi vi prego.

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