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sabato 30 gennaio 2010

Circa le sorprese e la ventata di vita che esse portano con sé

Sproloquiato da eppifemili alle 15:54 31 commenti


Alcuni giorni orsono, è sorta l'alba del mio trentasettesimo compleanno.

E già.
Solo per questo bisognerebbe tentare il suicidio.
Lo so.

Da alcuni anni infatti, Eppi (che in queste occasioni eppi non lo è proprio tanto) non si spinge fino alla conlcusione della propria Augusta esistenza.
No.
Tuttavia, si limita con impegno e costanza ad immergersi in una latente e strisciante depressione che ha generalmente la benevolenza di aumentare esponenzialmente man mano che il fatidico giorno si avvicina.

Alla vigilia, Eppi è lì che si prepara un cocktail di barbiturici, sonniferi e Nutella (ritengo di meritare una morte degna), quando Homo, le dice fiducioso e raggiante:

"Eppi, non ti preoccupare.
Sono sicuro che domani trascorrerai una giornata FAVOLOSA".


"Si. Si", rispondo io noncurante, affondando la testa in un tiramisù per dieci persone, sperando di morire di soffocamento per ostruzione della trachea.

"L'unica cosa - prosegue - è che dobbiamo festeggiare dall'ora di pranzo in poi, perchè devo sbrigare delle commissioni per mia madre la mattina presto".

Ormai sono nel pieno di un picco glicemico fulminante, dunque non gli do peso.

Rispondo depressa:
"Ok".

L'indomani all'alba, sento dei rumori.
E' lui che si alza.
MIRACOLO! MIRACOLO!
Homo che ha capacità di avere percezioni sensoriali prima delle 2 del pomeriggio!?!?!
Non puo' essere.
Forse sto ancora dormendo e trattasi di sogno, per quanto realistico.
Mi giro dall'altra parte, mi rideprimo un po', e torno subito a dormire.

Vengo destata solo molto dopo dal citofono che suona insistentemente.

Ormai realizzo che è tardi.
Scatto in piedi.
Vado alla porta.
E' lui! Homo!
Cerco di connettere.
Lo guardo.
Strabuzzo gli occhi.
Riguardo.
Accanto a lui, mentre sale le scale, vedo una coda scodinzolante tutta bianca.

Ci vedo offuscato per il sonno.
Ma poi mi rendo conto che sto piangendo commossa.

MORALE DELLA FAVOLA:
quel matto di mio marito, si è davvero svegliato all'alba e ha davvero affrontato un viaggio di tre ore per andare in un canile sperduto nelle montagne laziali, e prendere un mio pupillo cane (che ho cercato invano per mesi di far adottare da qualche fulminato dal cuore tenero) e che da 8 anni vive recluso in un freddo box.

SIGNORE E SIGNORI!

RULLINO I TAMBURI E SQUILLINO LE TROMBE PERCHE' LA EPPIFEMILI SI E' ALLARGATA!

C'E' UN NUOVO COMPONENTE DELLA FAMIGLIA E SI CHIAMA NIENTEPOPODIMENOCHE:

RUBACUORI !!

Eccolo a voi in tutta la sua splendida, anziana e tenera bellezza:



mercoledì 16 settembre 2009

Da non credere

Sproloquiato da eppifemili alle 12:02 37 commenti
Ieri c'è stata la prima lezione nella nuova palestra (quella comunale di qualche post fa).
Per me, che sono palestra-dipendente, si apre una nuova era, un nuovo periodo, un nuovo ciclo vitale.
Praticamente un evento di dimensione cosmica.

Curiosa come una bertuccia ubriaca, e desiderosa di scoprire i nuovi compagni di corso nonché l'insegnante, mi incammino verso la mia destinazione.
Devo cronometrare i tempi.
Considerando che per andare dalla ex-casa alla vecchia palestra impiegavo solo
dueminutiequindicisecondi, non credo riuscirò a eguagliarlo.
Infatti arrivo dopo un modestissimo
setteminutietrentasecondi (cavolo! è lontana!).

Entro.

Ovviamente, essendo un edificio enorme, non ho la più pallida idea di dove io mi debba direzionare.
Provo ad andare verso la segreteria, dove una fila interminabile di imbufaliti (i parenti di quelli di qualche giorno fa) mi guarda in cagnesco se solo provo ad avvicinarmi (vaga) allo sportello.

Perlustro in giro e ovviamente non c'è nessun altro a cui chiedere.

Essendo vigliacca e volendo vivamente evitare un pestaggio, decido di cercarmi la sala da sola.
Dopo dieci minuti sono ancora lì che vago.
Beh! Anche questa è ginnastica in fondo.
Comincio a dubitare di arrivare prima della fine della lezione.
Me la rischio e torno in segreteria.

"Scusiiii!", urlo da lontano mantenendo una decente distanza di sicurezza dal signore brizzolato che vorrebbe uccidermi con un colpo secco dell' I-Phone sulla tempia.

"Dov'è la sala della lezione di pilates?"

"Giri a destra, poi prenda il corridoio. La prima a sinistra".

"Grazie!", e fuggo via.
Entro nello spogliatoio.
Ovviamente sono in ritardo.

Come apro la porta, mi si palesa

il reparto geriatrico del Policlinico Gemelli.


Una fila di signore ultra settantenni con tutine fuxia, scaldamuscoli, e fascette colorate in testa, attendono impazienti.
Sono pronte, loro.
prontissime;
sull'attenti per iniziare la lezione.

No.
Non promette niente bene.
Comunque persisto.
In fondo, questa è una lezione di prova per decidere se preferisco fare Pilates o Gym Music (no. non mi domandate qual'è la differenza perchè a questo punto sono confusa e non ne ho la più pallida idea).

Arriva l'istruttore.
Antonio.
Ragazzo sui ventotto anni, aitante, timido e con le gambe più storte che io abbia mai visto.
In pratica in mezzo ci passavo io seduta sopra a un elefante.
Senza problemi.

"Allora ragazze! Metto su un po' di musica!", ragazze so' parole grosse. Qui pare di stare a Villa Arzilla!

Si dirige verso un mobiletto scalcagnato.
Lo apre.
Tira fuori un cavo elettrico e lo inserisce nella presa.
Mette su un cd.
Sento con orrore la voce di...Riccardo Cocciante.
Dico!
Riccardo Cocciante in palestra =
motivazione pari a zero.
Non ho parole.
Penso con la lacrimuccia che esce dal lato degli occhi, alla mia amata Cerbero (insegnante stacanovista della palestra vicina alla vecchia casa).
La malinconia mi assale.
Ciò un groppo alla gola. Ciò.
Non so ancora che la voce di Riccardo Cocciante si liquefarà ben presto in una cantilena stile zen (anche detta:
ho dolori di pancia - mi serve un Imodium).
Ma andiamo avanti.

Il reparto di gerontologia è lì, arzillo e carico.
Le adoro.
Per tutta l'allegria che trasuda dai loro out-fits variopinti e profumati di
Ore d'Oblio
.
Zompettano!
Scalpitano!
Sono calde!
Si comincia.

"
Allora signore, adesso facciamo la posizione della rana", di bene in meglio, penso io. Mo' me tocca fa' pure la rana. Non sarà una botta di vita esagerata?!

"Da supine, inspirando, portate il ginocchio sinistro al petto. Poi, espirando, portate il ginocchio destro al petto". Si. Va bene. E l'esercizio quando comincia?

"Ora tornate nella posizione iniziale; e ripetiamolo per 15 volte", a quel punto mi voglio suicidare salendo sul mobiletto dello stereo e buttandomi di testa sul tappetino.
Cerbero! Dove sei?! Ti prego vieni a salvarmi!

La lezione va avanti così per ben 45 minuti.

"Ora facciamo gli ultimi 5 minuti di defaticamento, ragazze", si certo; defatichiamoci pure, così io mi addormento.
Inizia la procedura di streching.
La musica a questo punto è tipo ninna nanna e farebbe assopire anche un neonato affamato e nel mezzo di una crisi isterica.

E infatti....
"Signorina! Signorina! La lezione è finita".

"Uh?!? Eh?!..... Si. Ecco.... Streching...Si. Gamba destra...qui..."

"No. Signorina! La lezione è finita. Si era assopita un attimo".

Meno male che sono rinsavita, perchè stavo per chiedergli cornetto e cappuccino.


lunedì 7 settembre 2009

Missione Suicidio_Parte prima

Sproloquiato da eppifemili alle 13:19 52 commenti
Travolta da un'insana quanto mai insolita vena di masochismo post estivo, decido questa mattina di recarmi a sbrigare alcune faccenduole extra lavorative e non.

Molto bene. Veri gud.

Ho in programma una selezionatissima lista di simpatiche "rotture di coglioni" che da tempo accumulo, cercando diligentemente di ignorare.
Vado ad elencare:
- prima cosa la mattina: appuntamento in cantiere con operai per impostare un nuovo lavoro.
E lì ciò avuto una gran bottadichiulo poiché il cantiere si trova esattamente nel palazzo accanto al mio. Si. Lo so. Mi faccio schifo da sola. Grazie.
- seconda cosa la mattina: reperire informazioni presso la palestra comunale vicino casa. Unico esempio di ciò che di più simile ad una palestra si possa trovare nel raggio di 30 chilometri dal mio nuovo appartamento. Ovviamente, essendo comunale, bisogna andare la mattina presto per prendere il numerino.
- terza cosa la mattina: avventurarmi nella notoria giungla tropicale (che raccoglie esempi di fauna sconosciuta ai più) che è l'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.
Se non ci siete mai stati:
primo - non vi lamentate mai più di fare file in un qualsiasi ufficio di un qualsiasi luogo appartenente al nostro sistema stellare.
secondo - siete dei dilettanti delle code e probabilmente avete avuto un'infanzia infelice. Vergognatevi.
terzo - non potete capire. Smettete di leggere qui.
Missione: cambio di residenza (e qui aggiungerei questa musica di sottofondo).
- quarta cosa la mattina: già che ormai ho il cilicio in mano per iniziare ad autoflagellarmi, mentre faccio la fila per il cambio di residenza, penso bene di approfittare e richiedere la nuova carta di identità che ho smarrito ormai da decenni.

Tutto chiaro?!
Ok.

La prima cosa la sbrigo in fretta. Alle 8 in punto devo vedere il mio fido collaboratore che ormai dopo anni di esperienza capisce tutto al volo. Cioè capisce che non ciò voglia di fare un cavolo e che le rogne le passo tutte a lui.

La seconda cosa comincia ad insinuare nella mia mattinata un sospetto di complicazione.
Arrivo bel bella verso le 9:10.
Penso chiaramente di essere una gran figa (nonchè oltremodo scaltra) perchè sto lì prima dell'apertura della segreteria che avverrà dopo venti minuti.

Senzaltro.

Trovo una fila di assatanati di ogni età e provenienti da ogni dove, che mi si allinea di fronte allo sportello, mi gira intorno alla colonna, mi scende le scale, mi esce dal palazzo, mi svolta l'isolato, mi attraversa la piazza, mi incrocia un tronco d'albero.

E lì, dietro al tronco, mi posiziono io.
Sono nascosta, quindi mi metto a piangere.

Dopo signora settantenne che deve iscrivere figlia, nipoti, sorella e tutto il cucuzzaro;
dopo manager in giacca e cravatta incazzato che è lì per il figlio, lanciando accidenti alla moglie che gli ha rifilato la pratica;
dopo casalinga cicciotta che si iscrive ad ogni possibile attività motoria perchè quest'anno ha deciso che 'sti chili di troppo li butta giù di sicuro;
arrivo io.
E' il mio turno finalmente! Tocca a me!
"Salve, vorrei fare un'iscrizione. Stavo leggendo la brochure e vedo che c'è un pacchetto mensile per una serie di attività".

"Si, signora. Può scegliere fra Pilates, Total Gym, Taiji-quan, Spinning, oppure Total Body. Ne può selezionare due. Quale preferisce?".

"Ma come? Si deve scegliere?! Non posso iscrivermi in generale e poi fare ciò che capita?"

"No sinora. Deve scegliere. Quale preferisce?"

Panico assoluto.
Vuoto pneumatico nella mente.
Cazzo a questa domanda non ero affatto preparata.
Penso: invece di piangere, facevo meglio a ripassare.

"Ehm! Scusi signora", prendo tempo come durante le interrogazioni a scuola.
"Dunque sarei interessata a Pilates e Taiji-quan", rispondo. Tiè!

"No. Guardi. Pilates e Taiji-quan non fanno parte dello stesso pacchetto.
Se Fa Pilates può fare Total Gym oppure Total Body.
Se sceglie Taijj-quan può abbinarci Total Body oppure Spinning.
Poi, se per caso invece preferisce, c'è la novità di quest'anno che è il Corpo Libero Esteso al quale può abbinare o Total Gym o Tajij-quan. Ma solo a giorni alterni".


Io pallida.

"Ehm! Guardi, magari... allora... ci penso un attimo su e torno domani".
Mi sento di aver preso un bel 4 all'interrogazione. Sono umiliata.
"Magari oggi potrei giusto iscrivere mio marito a nuoto", incalzo tremante con un filo di voce.

"Si certo. Che giorni e in che orario?". Che fa la stronza?! Provoca?
Vuole mettermi in difficoltà?
Ma questa la so e con sguardo provocatorio rilancio tronfia:
"Il martedi e il giovedi alle 10.00. Segni. Segni pure", ribatto soddisfatta soffiandomi sulle unghie e strofinandole sul bavero della giacca.

"Bene. Mi dia il certificato medico"

_..._

"Certificato medico?!
Ma non posso intanto iscriverlo e pagare, così conservo almeno il posto?! Prima dell'inizio dei corsi, giuro, porterò il certificato".


"No signora. Non posso procedere. Deve tornare con il certificato medico e solo allora potrò iscrivere suo marito.
Sempre se ci saranno ancora posti disponibili".


Colpita e affondata.

...to be continued...
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