
Dopo 3 giorni di assenza (sua) e di impacchettamenti (nostri) il mio sex appeal, in una scala da uno a dieci, poteva equivalere a due e tre quarti scarsino. Grazie.
Quindi potrete capire i lavori di restauro che ho dovuto metter su prima di uscire.
Robba che manco la Cappella Sistina!
Oltre tutto, ovviamente, quasi tutti i necessari strumenti di bellezza si trovano ormai sepolti e sigillati sotto montagne di scatoloni, irraggiungibili se non con una gru modello cantieri per grandi opere nazionali.
Dopo tutta ’sta fatica, è ora di uscire.
Da fuori si sentono lampi fragorosi.
Eh già! Dimenticavo che ormai Roma si è praticamente trasferita ai Caraibi e non passa pomeriggio senza un signor nubifragio.
L’umidità è al 300% e i miei capelli, manco salgo in macchina, che si trasformano in un covone di paglia.
Nel viaggio scoppia l’Uragano Katrina. Viene giù di tutto: grandine, pioggia, imprecazioni.
Ovviamente sono in ritardo e il traffico da ponte estivo che si materializza lungo la strada, non aiuta. La situazione è sotto controllo.
Senzaltro.
Arriviamo finalmente.
Homo è lì da un’ora che aspetta.
Esco dalla macchina, madida di sudore, appiccicaticcia, col mascara colato e i capelli arruffati tipo barboncino Billy.
Lui mi guarda, mi bacia e mi fa: “Come sei bella”.
Devo proprio essergli mancata.
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