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venerdì 2 ottobre 2009

Una giornata particolare

Sproloquiato da eppifemili alle 09:19 38 commenti
















Homo, come alcuni di voi sapranno, fa il fotografo di professione.

Per lavoro immortala strani layout provenienti da disparati mondi di agenzie pubblicitarie.

Per passione fotografa qualunque altra cosa.
All'occorrenza anche le caccole di Eppi-dog.

Spesso dunque si lancia in bizzarri progetti personali che, ad essere sincera, sembrano frutto di una mente decisamente ed irrimediabilmente malata.

In tale delirio creativo, la sottoscritta viene spesso e volentieri reclutata come
APM (Assistente Personale del Maestro).
Zittaemosca!

Questo si traduce in:

"Le avventure di Schiava Isaura
alla corte del Reame Nikon".

In cotali avventure Schiava Isaura (cioè io) si prodiga eroica nell'adempimento di svariate mansioni che annoverano:

- lo spostamento di borsoni pesantissimi;
- il posizionamento di pannelli argentati o dorati (che non solo la accecano ad ogni scatto del flash, ma le sbattono orribilmente sull'incarnato);
- l'allestimento di simpatiche composizioni scenografiche che manco per l'Aida di Zeffirelli;
- e per concludere, ovviamont, il montaggio e lo smontaggio delle attrezzature fotografiche.

Eccheccevò?!

Oltre a ciò, i modesti servigi di Schiava Isaura (sempre io! Presente!), prevedono l'intrattenimento dei modelli di turno con battute sarcastiche e scenette da teatrante di strada, con il fine di metterli a proprio agio durante i servizi fotografici (e qui siamo alla puntata n.7 intitolata: "
Chejetoccafa' a Schiava Isaura pe' tenesse uno straccio di marito").

Fin qui non ci sarebbe nulla di troppo strano.
Tuttavia questa simpatica attività parallela, che si declina in una serie infinita di varianti situazionali, alle volte rasenta la follia pura.

Prendete l'altra settimana per esempio.

Soggetto da fotografare: il cane Walter (per gli amici Uolter), uno dei cani del rifugio dove Schiava Isaura e Maestro Homo fanno volontariato (per la cronaca infatti, le foto saranno utilizzate per una raccolta fondi - e non si dica che nel Reame Nikon noi non si è generosi!).
Locasciòn (come direbbe S.): la nostra modesta magione.
Ambientazione: Lui, Walter (per gli amici Uolter), 25 chili di setter purissimo, che per l'occasione deve trasformarsi nella versione canina del Drugo de Il grande Lebowsky.

Arriva G. l' amica volontaria, che reca con sé la star.
Manco entra in casa che già cominciano i guai.
Walter (per gli amici Uolter) non ha la benchè minima idea di come salire quelle stranissime cose gli si parano davanti e che si mormora siano chiamate
scale.
Lui, che è sempre vissuto in canile, non le ha mai viste!

Tuttapposto.

Proviamo a spiegare, a sollecitare.
Gli buttiamo il croccantino traditore sul primo gradino.
Ma lui niente.
Ci guarda attonito con un gigantesco punto interrogativo ben piazzato sopra il capoccione peloso.
Fidata Assistente G. e Schiava Isaura - che sarei sempre io - decidono di prendere in mano la situazione in modo energico.
La qual cosa si traduce nella puntata N.8 in cui
Schiava Isaura si mette a spingere Walter (detto Uolter) sul culone peloso mentre Fida Assistente G. lo tira da davanti manco fosse un montacarichi.

Un, du', ttrè!
Un, du', ttrè!
Iiissà!

Dopo una sudata storica che neanche dentro una sauna svedese, arriviamo sulla soglia di casa e finalmente Uolter incede inorgoglito.
A quanto pare, si è già calato nel personaggio.

Lui non sospetta di avere un' acerrima nemica che lo attende.

Eppi-dog è lì.
Lo fissa.

E lo odia.

L'unico neurone che le galleggia nel cervello le sta suggerendo che quell'intruso deve sparire.
Va liquidato.
Al più presto.
Lei è la padrona di casa, la cocca di mamma e papà e non consentirà ad un

pinco-canino
qualunque di usurpare il suo territorio.
Lo guarda stortucci.
Annusa l'aria e medita guai.

Nel frattempo, Homo è concentrato ed intento a preparare le attrezzature.
La modesta magione è stata completamente ribaltata come una cabriolet.
Pare di stare in territorio bombardato.
Per fare posto al set, oggetti e mobili sono stati accatastati, sconquassati, smontati, catapultati ovunque.

Infatti a questa che state leggendo, seguirà la puntata intitolata: "
Schiava Isaura alla corte del Reame Nikon in assai poco reali faccende affaccendata".

Uolter perlustra le stanze.
Se la girella in giro.
Poi, improvvisamente, ha una brillante idea.
Punta una poltrona.
Si avvicina.
E ci fa elegantemente pipì sopra.
D'altro canto, si sa, non si sbaglia mai a marcare il territorio straniero.
Ora che si sente più leggero infatti,
si sente dell'umore giusto per attaccarsi al sacco dei croccantini che vengono istantaneamente catapultati in ogni dove.

Eppi-dog a quel punto ha un mancamento.
Le sta per partire l'embolo della gelosia.
La rianimiamo sventolandole sul naso il number one degli oggetti che sollecitano i suoi istinti passionali: il calzino puzzolente di Homo.
Subito si desta (roba che manco i s
ali).

Schiava Isaura comincia ad avere i primi attacchi di panico e vorrebbe mandare Uolter, Homo, Fida Assistente G. e tutto il Reame Nikon messi insieme, sentitamente a cagare.
Vorrebbe la mamma.
Un tè coi pasticcini.
Ed anche un comodo divano con la copertina su cui appisolarsi.

Invece, purtroppo, non siamo che all'inizio della guerra.

Per lo scatto, dobbiamo fare in modo che
il nostro si disponga garbatamente sul divano con accanto:
una fila di telecomandi,
una scatola della pizza vuota,
tre telefoni,
una serie incommensurabile di oggetti sparpagliati,
un'infinità di croccantini seminati in ogni dove,
una bottiglia di latte e chi più ne ha più ne metta.

In apparenza sembra facile.
Che ci vorrà mai a far rimanere per tre minuti un cane su un divano direte voi?!!
E invece Walter (per gli amici Uolter) non ne vuole sapere.
Aizzato da quella perfidina di Eppi-dog che lo provoca da lontano, lui vuole assolutamente scendere!
A lui il divano non piace proprio!
La star è attualmente focalizzata esclusivamente su un unico oggetto dei desideri: i croccantini che giacciono sul tappeto.
Tutto il resto è noia.

Schiava Isaura e Fida Assistente G. le provano tutte.
Stanno appunto per rinunciare, quando finalmente la sottocritta ha il colpo di genio.

Prende una vecchia canna da pesca sepolta in un armadio.
Alla sua estremità lega una piccola bustina.
Dentro ci infila una manciata di croccantini.
Si sposta lateralmente rispetto al set per non essere inquadrata.
Piazza la bustina esattamente sopra il nasone nero e umido della star, in modo che questa guardi in alto e verso l'obiettivo.

"Forza Homo sbrigatiiii! Scattaaaaaaa! Oppure mi sbilancio. Dai! Dai! Sbrigatiiiii!!".

CLICK!

E' fatta.
La missione è compiuta.
Abbiamo lo scatto.

Neanche ve lo dico che Schiava Isaura quella sera ha preteso una cena romantica nel suo ristorante giapponese preferito, e una bella slinguazzata umida in faccia da parte della star.

Quando ce vo' ce vo'!


Ps: detto questo, confesso che quando Uolter è andato via per tornare in canile, mi sono fatta un piantarello di commozione. Lui si è divertito un sacco ad uscire dal box. Ma a me a rimandarcelo mi si è stretto il cuore...Aò! sti giorni ciò la lacrima selvaggia!

venerdì 11 settembre 2009

Missione suicidio_Parte seconda (e ultima si spera)

Sproloquiato da eppifemili alle 07:35 38 commenti
Episode 2. Continuing from Missione Suicidio_Parte Prima


Esco dalla palestra comunale accasciata come un cucchiaio di puré nel piatto.
Parto speranzosa verso la tappa successiva.

Quarta cosa la mattina: missione cambio residenza.

Arrivo all'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio.

E già dalla porta si capisce l'aria che tira.
Una fila interminabile di disperati come me, si è creata per accedere al banco informazioni, meglio conosciuto come "
l'anticamera della disperazione".
Prima di accodarmi però, furba come una faina, penso bene di prendere il numerino.

A me non la si fa.

E infatti.
Il numerino non esce.
Insisto.
Niente.
Fallimento. Frustrazione.
Depressa come una martire e sempre col cilicio ben saldo in mano, mi accodo rassegnata per accedere al banco informazioni.

Peccato che alla fine della lunga coda di gente, facendo capolino, non riesco a scorgere nessuno.
Comprendo infatti che siamo lì, tutti in fila per il nulla.

Dopo il giornale, dopo il caffè, dopo la telefonata all'amica, finalmente si materializza lei.
La signora Erminia del banco informazioni.
Lei sull'anagrafe sa tutto.
Lei lì è il boss.
Lei se la comanda.
Come Marlon Brando nella saga de Il Padrino.
A pensarci bene gli assomiglia pure un po'.
La leggenda narra che la Signora Erminia del banco informazioni sia nata propio lì, fra i muri dell'
Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, e che da allora, non ne sia più uscita.
Pare che con suo marito abiti nel seminterrato e che abbia generato i suoi due figli (che ora fanno gli uscieri al pianterreno) nella stanza 25 del terzo piano.

Dopo un'ora approdo finalmente a lei.

"Scusi, dovrei fare il cambio di residenza e non escono più numeri dalla macchinetta".

"A signorì! Eccotelo er nummero!
Te lo do io.
So' io la macchinetta".


"Grazie Signora. La ringrazio molto.
Senta, Posso prenderne un altro per mio marito che sta arrivando?"


"Eeeh! Nooo! Questo è l'ultimo nummero pe' stamatina. Quanno la chiameno, je lo dica e vedrà che fanno er cambio pure a su' marito.
Ce l'ha la fotocopia del documento e er numero de targa della machina?".


"Si signora. Ce l'ho. La ringrazio molto".

"Se figuri.
Er prossimoooo!
"

So che mancano 20 persone al mio turno.
Quello che non so ancora, è che per ogni persona l
'Ufficio Anagrafe Centrale di Roma - Primo Municipio, impiega 30 minuti netti, secondo più secondo meno.
Nel frattempo, posseduta da un delirio di onnipotenza pre-senile, decido di rilanciare la scommessa e mi munisco di richiesta di carta di identità che da decenni ho in programma di fare.
Leggo le istruzioni scritte a mano su un foglio appeso accanto alla signora Erminia (le ha scritte lei).
Vado al primo piano.
Pago il bollo.
Riscendo.
Prendo il modulo.
Lo riempio.
Fotocopio il documento.
Impilo le scartoffie e...
Colta da dubbio atroce, torno dalla Signora Erminia e le chiedo:
"Senta scusi: dovevo per caso fare la denuncia di smarrimento della vecchia carta di identità per chiederne una nuova?"

"Eccerto! Pe' fforza!
Ma poi scusi, lei non sta a chiede' il cambio di residenza?"
, mi guarda come si guarda una povera scema.

"Si certo".

"E allora che la fa a fa' mo' la carta di identità?!
Poi je deve pure ricambià l'indirizzo"
, la sua brillante logica umilia la mia fragile mente confusa. Sono persa.
Rinuncio.

Rassegnata, torno sui miei passi iniziali.
Nel frattempo è arrivato Homo.
Ci sediamo in un angolo ad aspettare il turno per il cambio residenza.
Io sembro mia nonna.
Dopo tre ore di interminabile attesa chiamano il nostro numero.
Entriamo nella stanza e sbotto:
"Dobbiamo fare il cambio di residenza. Abbiamo un solo numero. La signora Erminia ci ha detto che potevamo fare entrambi il cambio. Sono tre ore che aspettiamo. Non è una giornata felice. La prego abbia pietà!"

"Si signorina. Va bene. Facciamo un'eccezione. Iniziamo da lei. Qual'è il suo vecchio indirizzo?"

"Via XXXX, 33"

"Perfetto. Controlliamo se ci sono già persone residenti".

"..."

"Come?! Beh! Si che ci sono.
C'è mia madre che ha lì la residenza da decenni; ma non ci abita più da molto tempo"
.

"Ce l'ha il modulo firmato da sua madre che la autorizza?", mi chiede senza manco alzare lo sguardo.

"No scusi. Mi faccia capire: io per abitare in casa mia con mio marito, ho bisogno di un permesso scritto di mia madre che non abita più lì da anni?"

"Esatto. Ce l'ha il modulo firmato?", taglia corto.

"No".


"E allora mi dispiace ma dovete tornare un altro giorno".

_..._

Colpita e affondata.
Un record.
Due volte nella stessa mattinata.
Il mio Ego nel frattempo è sceso nel seminterrato a prendersi un caffè con il marito della signora Erminia.
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