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giovedì 10 dicembre 2009

Tango Passion_parte prima

Sproloquiato da eppifemili alle 08:20 20 commenti


Serata degna di nota.

Dopo giorni di si, di no, di forse, di ma e di perchè, finalmente decidiamo.

Si va in Milonga.

Solo che questa volta non siamo solo io e Uby a gettarci agili e leggiadri nelle danze.

Questa volta l'appuntamento è allargato nientepopodimenochè a
amica S. (rinomata bomba sexy romana, incurabilmente single a caccia di principe azzurro) e amico di Uby Arcangelo G. (gayissimo pure lui, con un innamoramento complicato in corso e un'inequivocabile tendenza al melodrammatico/depressivo).

Per l'appena costituita
"coppia di coniugi virtual/danzerecci" è la prima serata tanghera.
Sono principianti assoluti.
Loro.
Tzè...

Il programma della serata è il seguente:
- apputamento di raduno con conseguente raggiungimento della destinazione prestabilita, altresì definita da Amica S. "
locasciòn".
- lezione di tango (principianti per loro e intermedi per noi - lo so. Siamo davvero troppo cooool!)
- proseguimento fino ad orario non stabilito delle danze nella milonga (che poi non è altro che la scuola trasformata in locale da ballo alla fine delle lezioni).

Fin qui mi pare tutto chiaro.
Quello che non è proprio così chiaro è il fatto che io mi vedo piantata per ben 30 minuti in macchina da sola in una piazza qualsiasi di un affollato sabato sera romano, in attesa dei due accompagnatori i quali, non appena arrivati, trafelati si giustificano attribuendo la colpa ad un maquillage mal riuscito e ad un'applicazione imprecisa del fondo tinta.

Peeeerfeeeetto.

Passiamo a prendere S. che si presenta con un paio di pantaloni
tatuati, dentro i quali si ergono strippatissime due lunghe gambe, inviluppate in aggressive calze a rete ed agevolate da un agile tacco 12.
E' raggiante.
Recentemente sta seguendo un corso di trucco e mi pare logico che scatti prontamente fra lei e
"i nostri" una discussione (più simile ad una mitragliatrice a canne multiple) di consigli su prodotti di bellezza, creme antirughe, cosmesi, sieri dell'eterna giovinezza, Dorian Gray (che poi secondo loro si dovrebbe chiamare Dorian Gay), ecc.

Io guido.
Arriviamo in un luogo non definito a metà fra un garage, un centro sociale ed un rifugio anti atomico.
Apriamo un cancelletto di ferro sul quale c'è un foglio di carta con sopra scritto a mano "Milonga".
Entriamo in una porticina minuscola.
Scendiamo un'inquietante rampetta di scale.
E' buio.
A questo punto mi aspetto di veder spuntare
Misery con un coltello in mano e un rumecoca nell'altra.

Ed invece, ben presto io e Uby cominciamo a riconoscere alcune rassicuranti facce note.

C'è ovviamente Estefàn (el ensegnante de tango); di lui si innamorano istantaneamente sia amica S. che Arcangelo G. (Uby è già invaghito di lui da almeno un annetto).

Si intavola una discussione sul fatto se sia o no fidanzato e, non venendo a capo della questione, Uby lo chiama:
"Estefàn, caro come stai?"

"Bene. Esono felis de vedervi achì anche enella Milonga esta ssera".

"Caro! Anche noi!", prosegue Uby con un sorriso modello Telefunken a 45 denti.

Si insinua subdolo come una faina: "
Ma la tua fidanzata non l'hai portata?"

Estefàn se lo guarda corrucciato e fa:

"Ma jo non tengo la fidanssatta. Està finida. No mas".

Gli rifilo un dispiaciuto sguardo di condivisione per il recente lutto sentimentale.
Vorrei quasi abbracciarlo per comunicargli un gesto di disinteressato affetto e sostegno.

Sento quasi di essere vicina alla commozione quando, guardandomi rapidamente attorno, scorgo tutti in fila, tre smaglianti quanto rapaci giganteschi sorrisi.

Negli occhi di amica S, Arcangelo G. e Uby si è accesa improvvisamente l'ardente speranza attizzata dalla sensazionale notizia.
Come avvoltoi roteanti su lande desertiche, sono ora tutti in lizza per l'ambita preda: el corazòn ferito del povero Estefàn.

Per fortuna inizia la lezione e i tre riacquistano una parvenza di decenza emotiva.
Si asciugano la bava fuoriuscita dalle rapaci bocche e incominciamo le danze.

....to be continued.

martedì 26 maggio 2009

Sabato pomeriggio.

Sproloquiato da eppifemili alle 15:02 0 commenti
Sabato nuova emergenza Master (vedi legendalateralepersonaggi come sempre). I nuovi, inaspettati sviluppi della sua situazione tragico-sentimentale hanno imposto un incontro d’urgenza.

Appuntamento ore 13 al Bar San Calisto, storico covo dei Trasteverini pentiti (come me) e non.

Mi preparo, lascio Homo a casa che traffica con il computer e che a sua volta ha un appuntamento sentimental-consolatorio con amica in crisi (si, effettivamente dovremmo aprire un’agenzia recupero cuori infranti), e arranco sotto un sole cocente verso il mio fido bolide.

Il bolide consisterebbe nel mio SH anteguerra, risalente ai primissimi anni ‘90 e che io, per rispetto del suddetto nonchè per affezione sentimentale, mantengo in vita grazie a cure a base di flebo alla benzina, massaggi al pneumatico e paroline dolci ai freni (tipregofunzionatipregostavoltafunziona).

Ne vado fiera. Fatto sta che da quando siamo insediati in questo nuovo quartiere, il “nostro” , che mai mi abbandonò a piedi in 20 anni di onorato servizio, ha subito svariati sabotaggi. Ieri l’ultimo.

Risulato: io sotto il sole cocente dell’una, che mi avvento sulla pedalina cercando invano di farlo rinvenire.

Responso: tagliati i fili del ….

i fili di…

beh! …dei fili.

Quindi non partirà mai.

Il mio appuntamento è tra 10 minuti e io sono un bagno di sudore che pare che m’hanno preso a secchiate.

Chiamo Master affranta, dicendo che o sono in ritardo o sono morta e non ne ho coscienza.

“Non ti preoccuare! Ti vengo a prendere”.

“Bene Allora rientro in casa. Mi faccio la decima doccia e ti aspetto”.

Eseguo e dopo 15 minuti mi preleva con il suo mitico vespone anni ‘70 (si. amiamo i catorci da queste parti) che un mese fà mi caricò con tanto di vestito da sposa e tacco 13 fino alla porta del Campidoglio in occasione del mio matrimonio (ahahaha!).

Arriviamo al Bar San Calisto e i miei occhi si illuminano. Fino a un anno fa abitavo a Trastevere ed era praticamente la mia seconda amata casa. Il posto dove, nonostante i camerieri ti sbattano le tazzine sul tavolo (e se non ti danno un calcioinculo si aspettano pure un grazie), io amavo trascorrere il mio tempo libero.

Posto frequentato da artisti, barboni, aspiranti scrittori, vecchiette di quartiere, attori sconosciuti, radical chic e turisti di passaggio. Tutti magicamente in equilibrio. Luogo dalle mille vite che cambiano ad ogni orario della giornata e che conserva il fascino ormai raro dei luoghi autentici di Roma. Quello del sanpietrino.

Comunque, avete presente la PSP (ovvero la Principessa Sul Pisello)?!? Beh! Quella sono io al Sanca.

Se il bar è pieno, si materializzano all’istante tavoli e sedie per me; quando incrocio lo sguardo dei camerieri o del proprietario, piovono immancabili complimenti; insomma sono la classica raccomandata del cavolo però solo per motivi di simpatia e, oserei dire, quasi amore reciproco fra me e tutti indistintamente quelli che lavorano lì.

Valli a capire i misteri della vita…

Ci sediamo.

Inizia la seduta psicoanalitica.

“Ieri mi manda questo messaggio. Leggi.”

“Master, qui la situazione si fa seria. O questa si decide a perdonarti per la cazzata che hai fatto, o si decide a darti il benservito definitivo. O io vado e le rigo la macchina con l’unghietta di Eppidog”.

“Eh! No! Lei No! Lei mi vuole far soffrire! Il più a lungo possibile! Ora lo so, si deve vendicare”. Dice affranto.

Nel frattempo arriva il cameriere che mi mette l’ombrellone e me lo apre perchè il mio faccino stava pericolosamente arrossandosi sotto il sole.

“Guarda, secondo me qui rasentiamo il masochismo. Devi assolutmente distaccarti dai singoli eventi ed avere una visione generale del tutto. Sennò esci pazzo!” – dico! Ma come mi vengono?! -

Arriva un altro camerire e mi porta un simpatico gelatino al cioccolato con la cialdina…tanto lo sa che prendo sempre quello quando fa caldo.

“Te che voj?” Fa a Master.

“Un succo d’ananas grazie”.

“Aoooo! – rivolto verso l’interno del bar – A questo portaje un succoooo d’anannasse!”

Circa un’ora e un’insolazione dopo, ne usciamo con una strategia sentimental-amorosa e, soddisfatti, decidiamo di alzare i tacchi.

Ci alziamo.

“Arrivederci signorina! Era da molto che non veniva a trovarci! A quando la prossima visita?”

Io con gli occhi a cuoricino: “Spero presto”.

“Quanto devo?”. Fa Master.

“Aooo! Faje er conto a questo! Er succo d’ananasse e er caffé. Er gelato pe’ la signorina lo offrimo noi”.

Che bello tornare a casa.

Ps: e voi? Ce li avete dei posti in cui vi sentite perfettamente a vostro agio, come foste a casa vostra? Sparate a raffica!
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