
E uscire a correre all'ora di pranzo lungo il Tevere.
E portare con sé il cane appena accolto, inebriato dalla nuova sensazione di libertà e dalle foglie che gli scorrono sotto il naso.
E guardare lontano verso la fine del fiume. Verso il mare.
E sentire improvvisamente la pioggia sottile sulle labbra.
E fermarsi al riparo sotto un ponte per guardare lo scorrere lento dell'acqua.
E sentirsi randagia, come il cane seduto ai miei piedi.
E respirare la storia di lui che mi guarda con occhi grati e fedeli.
E rivedersi bambina giocare con un fiore.
E sentirsi a casa. Anche se si è fuori nel mondo.
