
Ho da poco accompagnato Homo alla stazione.
Va fuori città due giorni per lavoro.
Lo saluto e lo vedo scomparire nella folla dell'ora di punta.
Accendo la macchina e la infilo nel traffico per rientrare a casa.
Seduta accanto a me, Eppidog che mi guarda fiduciosa e sicura del fatto che mai niente nella vita le capiterà di male.
Questo a patto che lei capisca cosa sia "male", dato che in vita sua i maggiori problemi sono sorti nel momento in cui ha dovuto scegliere fra palletta rosa e palletta blu, oppure fra carotine e carne o zucchine e pesce.
Le macchine mi scorrono davanti, accanto; svaniscono ingurgitate dai semafori, dalle strisce pedonali, dai cartelloni pubblicitari coloratissimi.
Mi sento dentro ad un vuoto pneumatico.
In silenzio assoluto.
I miei gesti non producono rumore.
Come se fossi imbottigliata, nessun suono filtra attraverso i finestrini.
Arrivo a casa.
Chiudo la porta.
Ho due giorni.
Due giorni di pausa.
Questa sera me la dedico.
Nel tepore delle mie pareti colorate e coccolata dal mio tavolo dorato.
Stasera spengo tutto e, se mi scappa, penso un po'.
A me.
Mi preparo una cena che mi piace.
E alla fine mi mangio pure un cioccolatino.
Rispondo al messaggio di Homo che fa:
"Ailoviù".
Sorrido.
E penso che sarà bello godersi attimi di stasi prima di realizzare che ti manca qualcuno.




